Il 10 settembre la Banca centrale europea ha alzato nuovamente i tassi di interesse sui depositi, portandoli al 2,50%. Una decisione che ha immediatamente avuto un impatto sui mutui, per l’aumento del principale indice di riferimento per gli interessi dei prestiti, l’Euribor.
I mutui a tasso variabile sono quindi diventati ancora meno competitivi rispetto a quelli a tasso fisso. Le due tipologie si erano già avvicinate negli ultimi mesi e la situazione dovrebbe continuare su questa linea anche nel 2027. Gli analisti, infatti, si attendono almeno un altro rialzo dei tassi di interesse sui depositi entro la prossima estate.
Indice
Mutui, conviene il tasso fisso o variabile dopo la decisione della Bce
La decisione della Bce avrà un impatto immediata sulla rata dei mutui a tasso variabile. Si consideri un mutuo medio, con:
- 126 mila euro di prestito;
- da restituire in 25 anni.
In questo caso la rata prima dell’aumento dei tassi di interesse era di 614 euro, mentre ora è aumentata di 17 euro, arrivando a 631. Il confronto tra tasso fisso e variabile, quindi, sta andando sempre più a favore della prima tipologia di mutuo:
- le migliori offerte a tasso variabile hanno un Tan del 2,65%;
- le migliori offerte a tasso fisso hanno un Tan del 3,15%.
L’aumento dei tassi di interesse sta anche riducendo di molto le surroghe, che sono passate al 17% dei mutui richiesti.
Quali mutui scelgono gli italiani
Nonostante una rata più alta, gli italiani continuano a preferire largamente il tasso fisso come tipologia di mutuo per l’acquisto della propria abitazione. Il 93% nei nuovi mutui è infatti di questo tipo, mentre solo il 7% è variabile. Negli ultimi mesi, però, questo rapporto si è sensibilmente modificato. Solo poco tempo fa, soltanto l’1% degli italiani chiedeva un mutuo a tasso variabile.
Perché la Bce ha alzato i tassi di interesse
La Banca centrale europea ha deciso di alzare i tassi di interesse sui depositi perché prevede che, nei prossimi mesi, l’inflazione continuerà a crescere. Le preoccupazioni degli analisti della Bce fanno soprattutto riferimento alla situazione in Medio Oriente e in Ucraina e alle sue conseguenze sul mercato dell’energia.
Il petrolio ha recentemente raggiunto i 100 dollari al barile a causa dell’aumento degli attacchi alle petroliere tra Iran e Usa nella zona dello Stretto di Hormuz. Al contempo, gli Houthi stanno avanzando in Yemen e potrebbero presto ottenere il controllo totale dello stretto di Bab-el-Mandeb, che collega l’Oceano Indiano al Mar Rosso e, attraverso il Canale di Suez, al Mediterraneo.
Al contempo, l’Ucraina continua ad attaccare le raffinerie russe per impedire a Mosca di guadagnare dalle esportazioni petrolifere. Questo in sé non impatta direttamente sui prezzi di benzina e diesel in Europa, viste le sanzioni alla Russia, ma rende il Paese un importatore di carburante, facendo aumentare la concorrenza a livello globale.
Cosa farà la Bce nel 2027
Questa situazione non è vista come in miglioramento da parte dei tecnici della Bce. Gli analisti prevedono infatti che, entro giugno del 2027, Francoforte potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse. L’obiettivo è sempre lo stesso, rallentare l’economia europea per frenare l’inflazione e impedire che l’aumento del costo della vita superi la crescita media degli stipendi.