Tornano i voucher lavoro: come funzionano e chi li può usare

I buoni lavoro (voucher) erano stati introdotti 15 anni fa, per poi essere aboliti dopo 9 anni a causa delle feroci polemiche che scatenavano

Nella nuova manovra per la legge di bilancio approvata dal Consiglio dei Ministri, il Governo ha inserito anche i voucher, i buoni lavoro che erano stati aboliti dall’Esecutivo guidato da Paolo Gentiloni nel 2017 dopo un acceso dibattito tra la politica e le parti social. In Italia vennero introdotti ormai 20 anni fa, nel 2003, con la legge Biagi, ma divennero operativi solo nel 2008. Si tratta di una forma di pagamento alternativa in caso di lavoro occasionale accessorio o di prestazioni saltuarie.

Cosa prevede la manovra del governo Meloni per i buoni lavoro (voucher)

Dal 1° gennaio 2023 potranno elargire i voucher gli imprenditori dei settori dell’agricoltura, dell’Horeca (hotel, ristoranti e caffè, e per estensione tutto il compartimento del turismo, del cibo e dell’accoglienza). Potranno essere pagati con i buoni lavoro anche gli operatori che si occupano della cura della persona, come i lavoratori domestici.

I voucher avranno un valore nominale di 10 euro lordi all’ora, ovvero 7,50 euro netti, e un tetto di reddito per i lavoratori fino a 10 mila euro all’anno. L’obiettivo del governo Meloni è quello di avere uno “strumento utile” per regolarizzare il lavoro stagionale e il lavoro occasionale. A cui saranno affiancati però dei controlli “molto rigidi” volti a evitare che vengano compiute “storture” dai datori di lavoro.

Perché i voucher non piacciono ai sindacati e ai lavoratori: le criticità

I voucher, anche se con diversi nomi, in realtà sono rimasti nel mondo del lavoro ben oltre la loro abolizione ufficiale, nel 2017, in particolare nel settore dell’agricoltura. Rispetto alle norme introdotte con il dl Dignità, che regolamentava l’utilizzo dei PrestO, vale a dire i contratti di prestazione occasionale, il governo Meloni ha deciso di raddoppiare il tetto di reddito ammissibile, finora fissato a 5 mila euro, portandolo a 10 mila euro.

L’innalzamento del tetto spaventa i sindacati, perché permetterebbe ai datori di lavoro di tenere a lungo i lavoratori che, con i voucher, saranno sì in regola e coperti con l’Inail per gli infortuni, ma non avranno diritto alla malattia, alla maternità, alla disoccupazione e alle altre forme di welfare legate a diversi inquadramenti contrattuali.

C’è il rischio dunque che i datori di lavoro abusino di questo modo esentasse di pagare i propri collaboratori. Stando all’Inps, dal 2008 al 2017, ovvero nei 104 mesi del loro utilizzo, furono venduti complessivamente 433 milioni di voucher. All’epoca le critiche mosse dai Cgil, Cisl e Uil riguardarono principalmente la mancanza di un tetto di utilizzo a carico del datore di lavoro. I buoni si prestavano tra l’altro a coprire il lavoro in nero, incentivando il precariato estremo e la povertà.

Nel 2017 la Cgil dell’allora segretaria e oggi senatrice dem Susanna Camusso riuscì a raccogliere oltre 3 milioni di firme per un referendum abrogativo per l’eliminazione dei ticket, causando un effetto domino che portò alla loro eliminazione senza alcuna consultazione alle urne. È possibile prevedere che anche questa volta le sigle sindacali e i lavoratori non rimarranno fermi a guardare una misura che, già prima di nascere, sta facendo nascere feroci polemiche.

Potete trovare qua la storia dei voucher e le loro modalità di utilizzo, e potete consultare qua tutte le altre misure contenute nella bozza della legge di bilancio per il 2023. Con la manovra cambiano anche le pensioni. Aumentano le minime, diminuiscono le altre, come spiegato qua.