Caporalato, governo aumenta le sanzioni per chi assume senza permesso di soggiorno

Il costo per il rimpatrio dei lavoratori irregolari sale. Ecco le nuove sanzioni per i datori di lavoro e le misure contro il caporalato

Foto di Federica Petrucci

Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo e Consulente del Lavoro abilitato.

Pubblicato:

Con un apposito decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 20 gennaio 2026, il governo ha aggiornato il costo medio per il rimpatrio dei cittadini stranieri in posizione irregolare. La misura recepisce le linee guida della direttiva europea 2009/52/CE, nata per imporre standard sanzionatori severi in tutta l’UE contro il caporalato e, in generale, chi sfrutta manodopera senza permesso di soggiorno. Il principio sancito dalla norma è chiaro: chi assume illegalmente deve farsi carico non solo delle sanzioni amministrative, ma anche di tutte le spese necessarie per il ritorno dei lavoratori nei Paesi d’origine.

Costo del rimpatrio a carico dei datori di lavoro: di quanto aumentano le sanzioni in Italia

Con il decreto pubblicato in Gazzetta, il governo ha aggiornato il costo medio del rimpatrio dei lavoratori stranieri irregolari, fissandolo a 3.637,87 euro. Rispetto ai 2.864,77 euro dell’anno precedente, c’è stato quindi un aumento pari a circa il 27%, ovvero ben 773 euro in più per ogni lavoratore.

Va ricordato che, comunque, si tratta di una sanzione amministrativa accessoria, che va a sommarsi alle sanzioni principali, già previste dal Testo unico sull’immigrazione (decreto legislativo 286/1998) e dalla normativa penale. Tra queste, ci sono:

  • le sanzioni amministrative pecuniarie (di importi variabili a seconda del numero di lavoratori impiegati e della gravità della violazione). Per un singolo lavoratore, l’ammenda può partire da 1.500 – 2.000 euro, ma se i lavoratori impiegati sono più di uno e la violazione è sistematica, l’importo può salire fino a 20.000 – 30.000 euro o più per impresa;
  • il pagamento dei contributi previdenziali e assicurativi non versati durante il periodo di lavoro a nero;
  • le sanzioni penali nei casi più gravi, per cui quando sono stati commessi reati penali le pene vanno da ammende da 1.000 a 10.000 euro, a possibili arresti per recidiva o sfruttamento aggravato (la pena può arrivare fino a 6 mesi – 3 anni, con aggravanti in caso di recidiva o coinvolgimento di più lavoratori);
  • eventuali provvedimenti accessori, come la sospensione o la revoca di autorizzazioni o licenze, soprattutto per imprese che operano in settori ad alto rischio di sfruttamento.

I criteri di calcolo

Il costo medio del rimpatrio è calcolato come media, su base triennale, del rapporto tra il totale degli oneri sostenuti annualmente dallo Stato per i rimpatri e il numero complessivo dei rimpatri effettuati. A questo valore base sono stati applicati poi due correttivi. Il primo è un aumento del 30%, che tiene conto degli oneri legati ai servizi di accompagnamento e scorta. Il secondo è l’adeguamento annuale sulla base della variazione dell’indice dei prezzi Istat.

Alla luce di questi criteri, è stato rivisto il costo dell’ammenda. Si tratta cioè di un aumento che riflette sia l’andamento dei costi effettivi sostenuti dallo Stato sia l’impatto dell’inflazione e dei servizi accessori legati ai rimpatri forzati. Dal punto di vista giuridico, questo aggiornamento produce effetti immediati a partire dall’entrata in vigore del decreto.

Il legame tra caporalato e lavoro irregolare

Il lavoro irregolare in Italia colpisce in particolare alcuni settori, tra cui agricoltura, edilizia, logistica e servizi a bassa qualificazione, dove l’impiego di lavoratori stranieri irregolari resta un fenomeno strutturale. Si parla di caporalato quando c’è intermediazione illecita di manodopera che porta allo sfruttamento dei lavoratori, soprattutto di quelli estremamente vulnerabili, senza permesso di soggiorno o documenti, più esposti a condizioni di lavoro degradanti, salari inferiori ai minimi contrattuali e violazioni sistematiche delle norme su sicurezza e orari.

Non è solo lavoro irregolare, ma una forma organizzata di sfruttamento che spesso coinvolge reti di intermediazione illegali. È proprio su questo terreno che il legislatore europeo e nazionale ha costruito, negli ultimi anni, un sistema di sanzioni sempre più incisivo, che non si limita alla repressione penale ma introduce anche pesanti conseguenze economiche per i datori di lavoro responsabili. Colpendo il vantaggio economico che deriva dall’assunzione irregolare e rendendo l’illecito meno conveniente si punta a rafforzare la tutela dei lavoratori sfruttati.