Lavoro flessibile, la classifica dei settori con più posizioni aperte nei prossimi anni

Il mercato del lavoro sta cambiando rapidamente e la flessibilità è destinata a diventare uno degli elementi centrali del rapporto tra imprese e lavoratori

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

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Secondo una ricerca realizzata da Indeed e YouGov, il lavoro flessibile è sempre più richiesto sia dai lavoratori che dalle aziende. A livello internazionale, l’87% delle aziende considera molto importante poter contare su un’organizzazione agile della forza lavoro per raggiungere i propri obiettivi di business. Tra le persone che cercano lavoro, invece, la percentuale scende al 64%, ma rimane comunque elevata, soprattutto se si considera che studio ha coinvolto quasi 3.000 datori di lavoro e oltre 7.000 lavoratori in diversi Paesi (tra cui l’Italia).

I settori professionali che puntano sul lavoro flessibile

Tra i comparti nei quali il lavoro flessibile si sta diffondendo maggiormente, in cima alla classifica si trovano:

  • edilizia e settore minerario, dove il 93% delle aziende considera “estremamente o molto importante” poter contare su un’organizzazione flessibile;
  • comparto It, con il 92% delle imprese spesso coinvolte in attività che richiedono di modificare rapidamente team e professionalità coinvolte, facendo ricorso anche a specialisti esterni;
  • accoglienza e ristorazione, con il 90%;
  • servizi finanziari e bancari, che raggiungono l’89%.
Settori Importanza del lavoro flessibile Motivazione 
Edilizia e settore minerario 93% Considerato un fattore “estremamente o molto importante” per l’organizzazione aziendale.
Comparto It 92% Necessità di modificare rapidamente team e competenze, ricorrendo anche a specialisti esterni.
Accoglienza e ristorazione 90% Alta diffusione dell’organizzazione flessibile nel settore.
Servizi finanziari e bancari 89% Rilevanza strategica della flessibilità organizzativa.

Dove aumenteranno maggiormente i lavoratori flessibili, la classifica

Dopo aver esaminato quanto la flessibilità sia importante per le imprese, la ricerca ha poi analizzato e individuato i settori dove è previsto un maggiore ricorso a collaboratori non tradizionali.

In questo caso:

  • il primo posto spetta a media, pubbliche relazioni e marketing, dove il 59% delle aziende prevede di incrementare il ricorso a lavoratori flessibili. Molte attività sono infatti organizzate per campagne, progetti, clienti o obiettivi specifici e possono quindi essere affidate anche a professionisti esterni;
  • al secondo posto c’è il settore It, con il 58%, a pari merito con edilizia e settore minerario, anch’essi al 58%;
  • seguono le risorse umane, con il 56%, e la vendita al dettaglio, con il 54%.
Settori Previsione di incremento (%) Motivazione
Media, pubbliche relazioni e marketing 59% Attività organizzate per campagne, progetti, clienti o obiettivi specifici, affidabili a professionisti esterni.
Comparto It 58% Ricorso strategico a competenze flessibili e specializzate.
Edilizia e settore minerario 58% Espansione dell’impiego di collaboratori non tradizionali.
Risorse umane (Hr) 56% Crescita dell’utilizzo di formule lavorative flessibili.
Vendita al dettaglio (retail) 54% Aumento del ricorso a forza lavoro flessibile.

Perché i giovani italiani rifiutano il posto fisso

Il cambiamento non riguarda però soltanto le aziende, poiché anche il modo in cui i lavoratori guardano alla propria carriera sta evolvendo, soprattutto tra le generazioni più giovani.

In particolare, la generazione Z (i nati tra la seconda metà degli anni Novanta e i primi anni Duemila, convenzionalmente dal 1997 al 2012) appare meno legata all’idea che il lavoro stabile e dipendente debba rappresentare necessariamente il punto di arrivo della propria vita professionale. Per alcuni sono più interessanti:

  • l’autonomia;
  • la possibilità di alternare diversi incarichi;
  • la libertà di organizzare il proprio tempo.

In Italia:

  • il 28% delle persone che cercano lavoro è interessata al lavoro flessibile, contro una media del 21% nei mercati analizzati dalla ricerca;
  • , il 56% delle aziende italiane di impiegare lavoratori occasionali, una percentuale superiore al 53% della media internazionale.

La domanda di flessibilità nasce soprattutto dalle richieste di chi si candidati, infatti:

  • il 30% dei candidati italiani indica la flessibilità come principale motivazione;
  • il 29% cita l’equilibrio tra vita professionale e privata.

Non è quindi soltanto una questione di lavorare meno o di lavorare da casa. La flessibilità viene interpretata come maggiore capacità di controllo sul proprio tempo.

Il lavoro dipendente resta comunque il preferito

Nonostante la crescita dell’interesse nei confronti delle modalità di lavoro flessibile, secondo la ricerca:

  • il 63% dei lavoratori continua a preferire il lavoro dipendente;
  • il 55% ritiene che i ruoli a termine siano difficilmente compatibili con una vera progressione di carriera.

Il lavoro flessibile, dunque, interessa, ma non necessariamente sostituisce il desiderio di stabilità. Da quello che emerso, infatti, per convincere una quota maggiore di lavoratori a scegliere formule flessibili, bisognerebbe estendere le tutele del lavoro dipendente anche alle collaborazioni.

La flessibilità, infatti, può essere attraente quando significa autonomia, ma rischia di perdere appeal quando viene percepita come sinonimo di precarietà, reddito incerto e assenza di prospettive.