Secondo i nuovi dati del rapporto annuale Inps sul lavoro agile, le neo mamme che lavorano in settori e territori nei quali il lavoro da remoto è maggiormente diffuso arrivano ad avere stipendi più alti.
Nell’analizzare l’impatto della flessibilità nell’organizzazione del lavoro l’Istituto ha anche approfondito la correlazione tra le misure di sostegno alle famiglie e la partecipazione delle madri al mercato del lavoro. Concentrandosi in particolare sul bonus nido, quello che è emerso è che effettivamente garantire un aiuto per sostenere il costo dei servizi per l’infanzia ha aiutato le lavoratrici con figli appena nati a trovare un lavoro.
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Smart working e maternità, come il lavoro da remoto può fare la differenza
Secondo il rapporto Inps, oggi lo smart working interessa circa il 9-11% dei lavoratori del settore privato. La possibilità di lavorare almeno in parte da remoto, tuttavia, non è distribuita allo stesso modo sul territorio e tra i diversi settori economici. È proprio a partire da questa differenza che è stato possibile osservare gli effetti che una maggiore flessibilità al lavoro può avere sulla vita professionale delle madri.
Infatti, nei settori e nelle aree in cui il lavoro da remoto è più facilmente accessibile, la nascita di un figlio sembra avere conseguenze meno pesanti sulla situazione economica delle lavoratrici. Nell’anno successivo alla nascita, le madri che possono contare maggiormente sulla possibilità di lavorare da remoto registrano infatti un reddito superiore di circa 1.100 – 1.300 euro rispetto alle lavoratrici che non dispongono della stessa opportunità.
Inoltre, maggiore disponibilità di strumenti di flessibilità può contribuire a ridurre almeno in parte il gender pay gap. Soprattutto se si considera che l’impatto sulla situazione reddituale dopo la nascita di un figlio riguarda soprattutto le donne, mentre i redditi dei padri rimangono sostanzialmente invariati.
Gli effetti del bonus nido sull’occupazione femminile
L’Inps ha anche approfondito come le misure di sostegno economico alle famiglie possano contribuire alla partecipazione delle madri al mercato del lavoro. Analizzando i dati, tra le lavoratrici che hanno ricevuto il bonus nido la probabilità di avere un lavoro nell’anno successivo alla nascita di un figlio è risultata superiore di circa il 17%.
Quello che i numeri confermano, quindi, è che la possibilità di mantenere un’occupazione dipende anche dalla disponibilità di servizi, oltre che dai costi che le famiglie devono sostenere e dall’organizzazione concreta del lavoro.
Le differenze territoriali pesano sul lavoro delle donne
L’accesso allo smart working come la disponibilità di asili nido non è però garantita allo stesso modo a tutte le lavoratrici, e può variare in funzione del settore di attività e della zona nella quale si lavora. Di conseguenza, nei territori dove il lavoro flessibile non è diffuso e i servizi per la cura dei bambini sono difficili da utilizzare, la nascita di un figlio può avere conseguenze più significative sulla continuità professionale, soprattutto delle donne, che sono quelle su cui i carichi e le responsabilità familiari gravano maggiormente.
Per questo motivo, durante il suo intervento a Lecce, il presidente dell’Inps Gabriele Fava ha sottolineato che le sole misure economiche non sono sufficienti a sostenere la natalità. Secondo Fava, come il report sottolinea, per una coppia contano anche la stabilità del lavoro, la possibilità di conciliare la vita professionale con quella familiare e la presenza di servizi accessibili vicino casa.