Dopo una lunga attesa, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Dpcm che conferma l’aumento di stipendio per i docenti universitari. L’intervento è stato necessario a seguito dell’adeguamento Istat del trattamento economico del personale non contrattualizzato.
La pubblicazione del provvedimento è avvenuta il 22 agosto 2026, ma trattandosi di un incremento retroattivo, professori e ricercatori universitari avranno diritto anche agli arretrati maturati da quella data.
Di quanto aumenta lo stipendio per i docenti universitari
Stipendi, indennità integrative speciali, fissi e continuativi, erogati a docenti e ricercatori universitari in vigore al 1° gennaio 2025, dal 1° gennaio 2026 aumentano del 2,48%. Non si tratta di un incremento una tantum, ma di una rivalutazione strutturale delle componenti interessate della retribuzione, che produce effetti anche su tredicesima, contribuzione previdenziale e TFS.
Per esempio:
- per chi ha una Ral di 40.000 euro lordi, l’aumento teorico corrispondente al 2,48% sarebbe di 992 euro lordi all’anno, pari a circa 76 euro lordi per ciascuna per 13 mensilità;
- su una base di 50.000 euro lordi annui, invece, il 2,48% corrisponderebbe a 1.240 euro lordi annui;
- su 60.000 euro lordi l’incremento sarebbe di 1.488 euro lordi annui.
L’importo effettivo in busta paga dipende quindi dalla struttura della retribuzione individuale, dalla fascia, dalla classe di anzianità e dalle singole voci soggette alla rivalutazione.
Come funziona l’adeguamento Istat
Professori e ricercatori appartengono al personale non contrattualizzato della pubblica amministrazione, pertanto non ricevono gli aumenti direttamente attraverso un Ccnl come accade, per esempio, ai dipendenti delle Funzioni centrali, della Sanità o del comparto Istruzione e ricerca.
Per questa categoria opera il meccanismo previsto dall’articolo 24 della legge n. 448 del 1998, attraverso il quale gli incrementi delle retribuzioni dei dipendenti pubblici contrattualizzati vengono trasferiti, con un meccanismo differito, anche al personale non contrattualizzato. Di conseguenza, per evitare che le retribuzioni restino ferme, la legge prevede un adeguamento automatico di diritto, basato sui risultati economici raggiunti nell’anno precedente dal pubblico impiego contrattualizzato.
È l’Istat a elaborare la variazione percentuale complessiva registrata dalle retribuzioni contrattuali pro capite dei dipendenti pubblici. E, per docenti e ricercatori, questa è stata fissata pari al 2,48% (e deriva dalla variazione complessiva delle retribuzioni contrattuali pro capite dei dipendenti pubblici tra il 2024 e il 2025, comunicata dall’Istituto nel marzo 2026).
Quando arrivano gli arretrati
L’aumento è già stato previsto formalmente, ma non significa che i docenti troveranno automaticamente il nuovo importo nella prossima busta paga. Saranno infatti i singoli atenei a dover recepire il DPCM e a procedere con gli aggiornamenti amministrativi necessari.
Gli arretrati saranno calcolati sulla base delle mensilità rimaste indietro e delle diverse componenti retributive soggette alla rivalutazione. Non è possibile indicare oggi una cifra identica per tutti perché il conguaglio dipenderà dalla situazione individuale e dal momento in cui il singolo ateneo procederà materialmente all’aggiornamento.
La procedura potrebbe richiedere alcuni mesi, con l’obiettivo di completare gli adeguamenti entro la fine del 2026.
Chi riceve l’aumento
L’adeguamento riguarda:
- professori ordinari e associati;
- ricercatori universitari.
La platea comprende inoltre le posizioni il cui trattamento economico è collegato agli stipendi della docenza, tra cui i ricercatori a tempo determinato, oltre ai titolari di contratto di ricerca e contratto post-doc.
Diverso è invece il caso degli assegni di ricerca. La relativa misura minima è legata alla disciplina specifica prevista dal decreto ministeriale del 9 marzo 2011 e non segue automaticamente lo stesso meccanismo di rivalutazione dei docenti universitari. Anche gli incarichi di ricerca seguono una disciplina distinta. Il decreto ministeriale del 6 agosto 2025 prevede infatti un meccanismo annuale collegato all’indice Foi, cioè all’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati.