Il prezzo di un espresso al bar continua a salire, arrivando a costare il 24,2% in più rispetto a cinque anni fa, quasi un quarto in più. Lo certifica un nuovo studio del Centro di formazione e ricerca sui consumi (C.r.c.), realizzato in collaborazione con Assoutenti, che ha analizzato i rincari che hanno interessato la classica tazzina negli ultimi cinque anni.
E il futuro non promette tregua. Le esportazioni di caffè colombiano stanno subendo gravi difficoltà logistiche a causa del terremoto di magnitudo 7,4 che l’11 agosto scorso ha colpito il Paese, uno dei principali produttori mondiali di Arabica, aprendo un nuovo fronte di incertezza sui prezzi della materia prima.
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Quanto costa l’espresso al bar
Sulla base dei dati ufficiali del Mimit relativi alle diverse province italiane, l’espresso costa oggi in media 1,29 euro, ben 25 centesimi in più rispetto al 2021, con un incremento medio del +24,2%. L’andamento, però, resta molto diversificato a seconda delle zone del Paese.
Le città più costose
Bolzano si conferma la città più cara, con un prezzo di 1,51 euro a tazzina, seguita da Pescara (1,49 euro). In totale, 11 province hanno raggiunto o superato la soglia psicologica di 1,4 euro a tazzina: oltre alle prime due, figurano Ferrara, Belluno, Ravenna, Trieste, Parma, Trento, Padova, Treviso e Udine.
- Bolzano – 1,51 euro;
- Pescara – 1,49 euro;
- Ferrara – 1,46 euro;
- Belluno – 1,44 euro;
- Ravenna – 1,44 euro;
- Trieste – 1,44 euro;
- Parma – 1,41 euro;
- Trento – 1,41 euro;
- Padova – 1,40 euro;
- Treviso – 1,40 euro.
- Udine – 1,40 euro.
Guardando a come sono cambiati i listini negli ultimi cinque anni, l’aumento più consistente si registra a Pescara, dove il prezzo è salito del +49% rispetto al 2021. Seguono Parma (+41%), Bari (+39,5%) e Napoli, la patria dell’espresso, con un +37,8%.
I caffè più economici
Sul fronte opposto, Messina si conferma la provincia più economica d’Italia, con un prezzo medio di 1,06 euro, seguita da Catanzaro (1,08 euro). Insieme ad Aosta, Siracusa, Varese, Roma e Pistoia, queste sono le uniche province dove il caffè resta sotto la soglia di 1,20 euro.
- Messina – 1,06 euro;
- Catanzaro – 1,08 euro;
- Aosta – 1,12 euro;
- Siracusa – 1,18 euro;
- Pistoia – 1,19 euro;
- Roma – 1,19 euro;
- Varese – 1,19 euro;
- Avellino – 1,20 euro;
- Bari – 1,20 euro;
- Biella – 1,20 euro.
Tra le province con gli aumenti più contenuti c’è Aosta, che in cinque anni registra un rincaro del 6,7%. Seguono Cagliari, Biella e Reggio Emilia, con aumenti intorno al 15%.
Perché gli aumenti se la materia prima costa meno
Un dato che sorprende è che i rincari al bancone non sembrano giustificati dall’andamento delle quotazioni internazionali del caffè verde. Il Robusta è passato dai circa 5.600 dollari alla tonnellata raggiunti lo scorso anno agli attuali 3.900 dollari. Per l’Arabica, invece, i prezzi sono scesi vicino ai 3,20 dollari per libbra, rispetto agli oltre 4 dollari del 2025.
Perché questi aumenti allora? Lo spiega Furio Truzzi, presidente del comitato scientifico del C.r.c., che nell’analisi di Assoutenti afferma:
Alla base degli aumenti registrati ai bar ci sono altri fattori, come il rialzo dei costi energetici e di gestione in capo agli esercenti, che vengono poi scaricati sui prezzi finali al consumatore.
A complicare ulteriormente il quadro è anche il sisma di magnitudo 7,4 che ha colpito la Colombia l’11 agosto. Il Paese è il terzo produttore mondiale di caffè e il secondo per l’Arabica di qualità. Il terremoto ha inoltre danneggiato le vie di accesso al porto di Buenaventura, da cui transita oltre il 60% dell’export nazionale.