Manovra, al vaglio l’ipotesi detassazione tredicesima: di quanto aumenta la busta paga

Sostegno ai salari di fine anno tramite cedolare secca al 15%. Serviranno circa 2 miliardi per aumenti di fino a 250 euro in busta paga per i redditi medio-bassi.

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Emanuela Colatosti

Giornalista

Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali

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Man mano che ci si avvicina alla sessione autunnale e alla definizione dei conti pubblici, la Manovra per l’anno prossimo prende sempre più forma. Tra le varie opzioni al vaglio del Governo per sostenere i redditi delle famiglie, c’è l’ipotesi di un intervento mirato sulla tredicesima mensilità: un taglio delle tasse orientato a rendere più consistente la busta paga di dicembre per i lavoratori dipendenti.

L’obiettivo dichiarato dall’esecutivo è dare un segnale immediato contro il carovita e rafforzare la capacità di spesa dei ceti medio-bassi.

Come funziona il taglio fiscale sulle tredicesime

La proposta allo studio dell’esecutivo punterebbe ad abbattere la pressione fiscale che penalizza la mensilità aggiuntiva erogata a fine anno. Attualmente, la tredicesima subisce un prelievo Irpef proporzionalmente più severo rispetto allo stipendio mensile ordinario, poiché su di essa non si applicano le detrazioni per lavoro dipendente, che vengono spalmate esclusivamente sulle dodici mensilità standard.

Per correggere questo svantaggio e incrementare il netto percepito, l’ipotesi principale al centro del confronto politico prevede meccanismi di agevolazione selettiva:

  • l’applicazione di una tassazione sostitutiva con aliquota ridotta attorno al 15%, sul modello già adottato per i premi di produttività e gli straordinari;
  • un’esenzione parziale dall’Irpef riservata ai soli lavoratori dipendenti con redditi lordi annui compresi entro le soglie di 28.000 o 35.000 euro;
  • il mantenimento del prelievo contributivo ordinario a carico del datore di lavoro, così da garantire le entrate previdenziali e la tenuta dei conti dell’Inps.

Lavoratori e datori di lavoro: chi beneficia dell’intervento

La domanda centrale attorno a questo capitolo di spesa riguarda la reale distribuzione del beneficio economico tra le parti sociali.

L’impatto sul lavoratore dipendente

Per chi riceve il cedolino di fine anno, la misura si traduce in un guadagno netto immediato. Riducendo la trattenuta Irpef sulla tredicesima, l’importo che entra in tasca al lavoratore aumenta con una cifra stimata tra i 100 e i 250 euro netti, a seconda della fascia di retribuzione e della percentuale di sconto applicata. L’intervento agisce quindi come un’iniezione di liquidità diretta alle famiglie.

Il ruolo dei datori di lavoro

Dal lato delle imprese, l’agevolazione non comporta alcun taglio del costo del lavoro. Il datore di lavoro continua a erogare l’importo contrattuale spettante, agendo unicamente come sostituto d’imposta per applicare la trattenuta fiscale ridotta. Le aziende beneficiano unicamente di un potenziale stimolo sui consumi generali, senza ottenere sconti sui contributi previdenziali versati per la mensilità aggiuntiva.

A quanto ammonta la copertura necessaria

Il vero scoglio per l’inserimento della misura nella nuova Legge di Bilancio risiede nel reperimento delle risorse all’interno del quadro generale della finanza pubblica. Le simulazioni della Ragioneria Generale dello Stato stimano che la detassazione totale della tredicesima per l’intera platea dei lavoratori dipendenti comporterebbe un minore gettito fiscale stimato tra i 3 e i 5 miliardi di euro.

Una cifra che deve fare i conti con l’altro grande capitolo della manovra: la revisione generale dell’Irpef. L’esecutivo sta infatti valutando il taglio della seconda aliquota dal 35% al 33% e l’estensione dello scaglione fino a 60.000 euro di reddito, un intervento dal valore compreso tra i 2,5 e i 4 miliardi di euro.

Per far convivere queste misure, il Ministero dell’Economia studia formule di ridimensionamento dei costi attraverso:

  • l’applicazione di una cedolare secca al 15% o al 10% anziché l’azzeramento totale dell’imposta, contenendo la spesa attorno a 1,5-2 miliardi di euro;
  • la fissazione di un tetto di reddito a 28.000 o 35.000 euro lordi annui, concentrando la dote finanziaria esclusivamente sulle fasce retributive medio-basse;
  • il coordinamento con gli interventi sugli scaglioni ordinari, per evitare sovrapposizioni e massimizzare l’effetto del taglio delle tasse sulla busta paga di dicembre.