Novità importanti in arrivo per il mondo dell’istruzione e della ricerca, con riflessi diretti anche sugli stipendi del personale impierato nelle Università. Il rinnovo del contratto del comparto, atteso da tempo, entra finalmente nel vivo con l’apertura di un nuovo tavolo negoziale presso l’Aran (Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni) e il confronto con i sindacati.
La firma sull’accordo economico per circa 1,3 milioni di lavoratori della Pubblica Amministrazione potrebbe arrivare già entro il 1° aprile 2026, con aumenti differenziati in base al ruolo e all’anzianità di servizio.
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Di quanto aumentano gli stipendi dei dipendenti universitari
Grazie alle risorse stanziate dal Governo, per il settore universitario, il rinnovo del contratto prevede un incremento della retribuzione tabellare, con importi differenziati per categoria professionale. Nello specifico sono previsti aumenti lordi mensili:
- di 150,73 euro per il personale con elevate professionalità;
- di 133,98 euro per i funzionari;
- di 117,45 euro per i collaboratori;
- di 111,92 euro per gli operatori.
È però nel settore degli enti di ricerca che si registrano gli aumenti più altri, con cifre che in alcuni casi superano i 400 euro mensili. L’entità dell’aumento risulta strettamente legata sia alla qualifica ricoperta sia all’esperienza maturata nel corso della carriera:
- per i dirigenti tecnologi si passa da 463,35 euro lordi al mese con 30 anni di esperienza a 253,30 a inizio carriera (0-2 anni);
- per i ricercatori si passa da 259,08 euro lordi al mese con 30 anni di esperienza a 155,06 a inizio carriera.
Quando verranno aggiornati gli importi in busta paga
Il negoziato per il rinnovo del contratto del comparto (per triennio 2025-2027) è partito da poche settimane ma procede spedito. A confermarlo è stato Antonio Naddeo, presidente dell’Aran, secondo cui esistono già le condizioni per chiudere rapidamente almeno la parte economica dell’accordo.
L’iter della trattativa è strutturato secondo un percorso articolato in due fasi distinte. In un primo momento l’attenzione sarà focalizzata esclusivamente sulla definizione degli incrementi stipendiali, mentre solo in una fase successiva si passerà alla revisione degli aspetti normativi.
Se la firma dell’accordo economico dovesse arrivare davvero entro il 1° aprile 2026, come ipotizzato, gli aumenti potrebbero essere applicati nei mesi immediatamente successivi e includere anche arretrati a partire dall’inizio del triennio contrattuale (2025). In pratica, i lavoratori del comparto dovrebbero ricevere non solo l’aumento mensile aggiornato, ma anche somme aggiuntive a titolo di recupero per il periodo precedente.
Un rinnovo atteso: impatto su 1,3 milioni di lavoratori
Il rinnovo del contratto riguarda una platea molto ampia: circa 1,3 milioni di lavoratori pubblici tra scuola, università, Afam ed enti di ricerca.
Dopo anni di attesa e di potere d’acquisto eroso dall’inflazione, l’intervento non ha come obiettivo solo quello di sostenere i redditi, ma punta anche a rendere più attrattivo il lavoro nel settore pubblico, valorizzando competenze e professionalità.
Inoltre, dopo la definizione della parte economica, la componente normativa del contratto dovrebbe includere la revisione degli ordinamenti professionali, le nuove regole su carriera e progressioni ma anche gli aggiornamenti su organizzazione del lavoro e diritti. Si tratta di un passaggio altrettanto importante, che potrebbe incidere in modo strutturale sulle condizioni di lavoro nel settore universitario e della ricerca.
Molto dipenderà dalla rapidità con cui verrà firmato l’accordo e dalla successiva attuazione.