Meta nel mirino dell’Ue dopo Apple: cosa può cambiare su Facebook e Instagram

L'Ue mette Meta nel mirino dopo Apple: Facebook e Instagram non rientrano nelle norme del Dma

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Matteo Runchi

Editor esperto di economia e attualità

Redattore esperto di tecnologia e esteri, scrive di attualità, cronaca ed economia

Meta, il colosso della tecnologia che controlla tra gli altri marchi anche Facebook, Instagram e WhatsApp, è finita nel mirino della Commissione europea. Il governo dell’Ue ritiene che l’azienda violi il nuovo Dma, il Digital Markets Act, elaborato per rompere l’oligopolio delle grandi società americane nel settore digitale.

All’Unione europea non piace in particolare il cosiddetto Pay or Consent, un’opzione che permette di evitare di dover condividere i propri dati per fini pubblicitari pagando un abbonamento. Secondo la commissione questo violerebbe il Dma e Meta rischierebbe, se non lo rimuovesse, multe estremamente alte fino al 10% del suo fatturato globale.

Meta nel mirino dell’Ue: cos’è il Digital Markets Act

La Commissione europea ha aperto una procedura di indagine su alcune funzionalità delle applicazioni di Meta, la società che controlla tra le altre Facebook, Instagram e WhatsApp. Il governo dell’Unione europea ritiene che il colosso della tecnologia abbia violato le norme contenute nel nuovo Digital Markets Act, o Dma. Si tratta di una legge elaborata per costringere le grandi realtà tecnologiche ad aprire i mercati alla concorrenza.

La funzionalità che non piace in particolare all’Unione europea è il cosiddetto Pay or Consent. Attualmente le versioni più utilizzate di Facebook, Instagram e Threads, quelle gratuite, richiedono all’utente di acconsentire all’utilizzo dei propri dati personali per fini di tracciamento commerciale. Questo significa che il comportamento dell’utente viene analizzato ed elaborato per indirizzare meglio la pubblicità che vede. Questo aumenta il valore della pubblicità stessa, principale fonte di reddito delle società tecnologiche.

Esiste però un abbonamento che dà la possibilità all’utente di disabilitare questa funzione. Si tratta di un’opzione a pagamento ed è proprio questo che non piace alla Commissione europea. Secondo quanto dichiarato dal commissario al Mercato Interno Thierry Breton: “La nostra visione preliminare è che la funzione Pay or Consent di Meta violi il Dma”.

Cosa cambierà se meta deciderà di seguire le regole

Le aziende tecnologiche avrebbero già dovuto compiere passi significativi per adeguare le proprie funzionalità alle regole del Dma. La Commissione europea, guidata da Ursula von der Leyen, sospetta che Meta non stia lavorando in questo senso. Se dovesse accettare le condizioni dell’Ue, gli utenti potrebbero consentire o meno all’utilizzo dei propri dati a fini commerciali gratuitamente, senza il bisogno di pagare un abbonamento.

Questo è il principale cambiamento in vista per gli utenti di Facebook, Instagram e Threads. Non dovrebbe invece essere toccato il modello che prevede il pagamento per la rimozione delle pubblicità, diffusissimo in buona parte delle grandi piattaforme social internazionali. Secondo la Corte europea, questo tipo di abbonamento infatti non viola in nessun modo il Dma.

Cosa succederebbe invece se Meta decidesse di mantenere in vita l’abbonamento che consente di accedere alla possibilità di fermare il tracciamento del proprio comportamento sui social a fini commerciali? L’Ue in quel caso potrebbe imporre a Meta una multa pari al 10% del proprio fatturato globale in caso di prima violazione, cifra che salirebbe al 20% da lì in poi ad ogni nuova irregolarità di quel tipo. Cifre enormi, difficilmente giustificabili da parte della dirigenza di Meta in Europa.