Covid, come curarsi mentre si aspetta l’esito del tampone

Tutto passa dal medico di base, perché il fai da te non esiste, ma non fare nulla durante l'attesa può peggiorare la situazione

Le persone che decidono di sottoporsi al tampone molecolare non hanno un responso immediato: l’analisi, vista la mole dei test, richiede qualche giorno e l’esito solitamente non arriva prima di quattro. A volte anche dopo una settimana. Il paziente che accusa sintomi e attende il responso del tampone come può curarsi per evitare un peggioramento delle sue condizioni? Tutto passa ovviamente dal medico di base, per evitare di improvvisarsi dottori e procurarsi danni col fai da te, visto che la combinazione di più farmaci può avere effetti gravi sull’organismo.

Aspirina e cortisone per il Covid: quando assumerli

La rivista Clinical and Medical Investigation sta per pubblicare un documento, firmato anche da Norberto Perico, Monica Cortinovis e dal professor Fredy Suter, (per 12 anni primario di Malattie infettive all’ospedale di Bergamo), che sottolinea l’importanza della cura prima dell’esito del tampone.

Dopo la visita dal medico di base, nei 5-7 giorni di attesa per il responso, si può intervenire con una terapia per prevenire la reazione infiammatoria. Appena c’è un sintomo come tosse (presente nel 67% dei casi), febbre (43%), stanchezza, mialgia, mal di gola, nausea, vomito, diarrea, si fa il tampone e subito dopo il confronto col medico ci si può iniziare a curare trattando il coronavirus come qualunque altra infezione delle vie respiratorie.

Tra i farmaci indicati ci sono l’aspirina (ai primi sintomi) e l’Aulin (in caso di dolori), comunque mai insieme. Soltanto nei casi più seri si può ricorrere al cortisone. Fredy Suter, uno dei firmatari dello studio, ha aggiunto che aggiunge che finora in Italia sono una trentina i medici di base che hanno provato questo metodo, sperimentandolo quindi su una platea stimata intorno ai 400 pazienti. “Nessuno di loro vuole tornare indietro”.

Antibiotici per curare il Covid: cosa consigliano gli esperti

L’opinione degli autori è che sia necessaria una medicina che abbia proprietà antinfiammatorie, aspirina e Aulin, che invece mancano nella tachipirina. La durata del trattamento dipende dall’evoluzione clinica. In caso di peggioramento, si passa a cortisone ed eparina. L’antibiotico, in genere l’Azitromicina, è per i soggetti fragili. In alcuni casi il medico di base può procedere alla somministrazione di ossigeno.

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