Sciopero dei camionisti, blocco dei trasporti per 5 giorni: spesa a rischio

Sei giorni di stop che rischiano di paralizzare l'Italia: la protesta contro il caro gasolio minaccia la spesa e le scorte nei negozi

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

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È iniziato a mezzanotte del 20 aprile il lungo sciopero del settore autotrasportatori. L’agitazione dal 20 al 25 aprile vedrà per 144 ore il blocco dei trasporti su gomma. Lo sciopero nazionale, che proseguirà fino al 25 aprile, risponde alla crisi energetica e in particolare all’aumento dei prezzi del carburante.

Nonostante i pareri negativi della Commissione di Garanzia sugli scioperi, oltre al fermo dei trasportatori sono previste manifestazioni in diverse località. A rischio ci sono la logistica e la distribuzione delle merci, compresa quella alimentare. Mentre la categoria denuncia un settore che sta lavorando in perdita e che presto non riuscirà più ad assorbire i rincari, dall’altra parte i consumatori potrebbero vedere scaffali vuoti e prezzi in aumento.

Sciopero trasporto 20-25 aprile: 144 ore di blocco

È iniziato a mezzanotte del 20 aprile lo sciopero dei camionisti. Per cinque giorni, ovvero 144 ore, i camion spengono i motori e il trasporto merci italiano si ferma.

Il Garante per gli scioperi aveva invitato le associazioni a revocare il fermo, ma le sigle sono andate avanti. Fino al 25 aprile ci sarà un blocco completo dei trasporti su gomma per denunciare i rincari sul carburante che stanno mettendo in ginocchio moltissime realtà.

Coinvolte anche 100 piazze, dove si terranno manifestazioni e presidi informativi organizzati da Unatras. Si attende la comunicazione anche del prossimo sciopero, che potrebbe svolgersi il 17 maggio.

Infine, lo sciopero potrebbe riguardare indirettamente anche il trasporto pubblico locale, con Agens (associazione di Confindustria) che denuncia un aumento del costo giornaliero di circa 540.000 euro per il diesel e un aggravio annuo che si stima supererà i 200 milioni di euro. Senza interventi come l’estensione del credito d’imposta anche al settore del trasporto locale, il rischio è quello di tagli alle corse e sospensione dei servizi essenziali.

Cosa chiede Trasportounito?

Con il prezzo del gasolio intorno ai due euro al litro, con picchi fino a 2,3 euro, quello che chiedono gli autotrasportatori in sciopero sono garanzie. Le associazioni chiedono infatti al Governo di riuscire a mantenere dei costi minimi, un decreto attuativo per il credito d’imposta, il ristoro sulle accise e la sospensione dei pedaggi autostradali e dei versamenti contributivi e fiscali.

Il segretario generale di Trasportounito, Maurizio Longo, denuncia disattenzione da parte del Governo:

L’aumento del costo dei carburanti ha fatto deflagrare una crisi di una gravità senza precedenti; e ciò accade nella totale latitanza delle istituzioni e del ministero competente.

C’è il rischio scaffali vuoti

Le associazioni hanno dichiarato che il lungo sciopero potrebbe essere interrotto in qualsiasi momento in presenza di una risposta concreta da parte del Governo che vada oltre il taglio delle accise. Ma se così non fosse, lo sciopero si protrarrà per 144 ore e, in caso di alta adesione, si rischia un vero e proprio blocco della logistica in tutta Italia.

Il trasporto su gomma copre circa l’85% della movimentazione delle merci in Italia e un blocco prolungato causerà inevitabilmente ritardi nelle consegne, negli approvvigionamenti e la possibilità di scaffali vuoti nei supermercati, soprattutto per i prodotti freschi.

Sei giorni di fermo sono infatti capaci di paralizzare la logistica nazionale, con ripercussioni sulla disponibilità di materiali e un conseguente aumento dei prezzi al consumo.

Possibili disagi sono previsti anche per l’e-commerce e le filiere produttive, che dipendono dagli spostamenti delle merci e dai rifornimenti costanti di materie prime.