Significato e conseguenze del reato di peculato

Scopri con QuiFinanza le caratteristiche del reato di peculato e quali sono pene previste.

Il peculato è un reato che rientra tra i delitti contro la Pubblica Amministrazione e viene commesso da chi ricopre il ruolo di pubblico funzionario: ecco in che cosa consiste precisamente questo reato, quali sono le sue origini storiche e quali sono le conseguenze previste dalla legge per punire chi è stato dichiarato colpevole.

Che cos’è il peculato

L’etimologia di peculato deriva dal termine latino pecus che significa “gregge” e si lega al reato che veniva commesso: infatti in epoca romana il de peculato era il reato che si commetteva quando si rubava il bestiame, mentre in un secondo momento ha assunto il significato che ha al momento nel diritto italiano.Il reato di peculato risale alla Lex Iulia, promulgata da Giulio Cesare, che lo ha trasformato nell’appropriazione illecita di denaro pubblico.

Nel codice del 1930, questo reato è previsto e disciplinato dagli articoli 314 e 316 c.p. e “si configura quando un pubblico ufficiale e l’incaricato di un pubblico servizio si appropria di proprietà o denaro che appartiene ad altri e di cui ha possesso o disponibilità in ragione del suo ufficio o servizio”. La condotta può avvenire in più modi come l’alienazione del bene, la dissipazione, il rifiuto della restituzione e il furto.

Esempi di reato di peculato

Per entrare nello specifico e capire il tipo di reato, ecco qualche esempio di peculato:

  • se un tesoriere comunale, o un altro funzionario che amministra denaro statale, si appropria di somme appartenenti all’ente pubblico, commette un reato di peculato;
  • se un dirigente pubblico obbliga un proprio sottoposto a dedicare le sue ore di lavoro a procurare vantaggi personali al dirigente, sottraendo tempo alle sue mansioni, anche in questo caso compie un reato di peculato.

Peculato: quali sono le pene

Dopo aver analizzato il significato di peculato, è importante capire quali sono le pene che vengono riconosciute a chi commette questo reato. Secondo l’articolo 314 del Codice Penale, viene disposto che “il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che, avendo per ragione del suo ufficio o servizio il possesso o comunque la disponibilità di danaro o di altra cosa mobile altrui, se ne appropria, è punito con la reclusione da quattro a dieci anni e sei mesi”. L’applicazione della pena della reclusione dai 6 mesi ai 3 anni avviene quando il colpevole ha agito con lo scopo di fare uso momentaneo della cosa e dopo l’abbia restituita.

L’articolo 316, invece, sancisce che “il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, il quale, nell’esercizio delle funzioni o del servizio, giovandosi dell’errore altrui, riceve o ritiene indebitamente, per sé o per un terzo, denaro o altra utilità, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni”. Perché si manifesti questa particolare tipologia di peculato è fondamentale che l’errore del soggetto passivo sia spontaneo e non causato dal raggiro del pubblico ufficiale poiché in questo caso si tratterebbe di una truffa aggravata.

Peculato prescrizione: quali sono i termini

La prescrizione è un istituto che viene previsto nel diritto civile e penale, secondo cui decorso un determinato lasso di tempo, scadono i tempi per conseguire un determinato reato. Il reato del peculato fa parte del diritto penale e la prescrizione è di 10 anni estendibile ad un massimo di 12 anni e 6 mesi. In ambito penale, la prescrizione non si interrompe durante il processo quindi un reato come il peculato si prescrive nei termini pari alla pena massima stabilita per il reato, in questo caso quindi 10 anni. In alcuni processi è prevista la possibilità di richiedere l’interruzione dei termini di prescrizione, ma non si potrà comunque superare il termine di aumento di un quarto del termine.

Perché è stato istituito il reato di peculato?

Il legislatore, istituendo questo tipo di reato, ha voluto tutelare “il valore della legalità, del buon andamento e dell’imparzialità della Pubblica Amministrazione che discende dall’articolo 97 della Costituzione”. Se questo reato non venisse punito, ogni cittadino si troverebbe a sostenere delle spese per avvantaggiare i bisogni non dello Stato nella sua generalità, ma di un singolo dipendente pubblico, senza nessuna coerenza e correttezza; in secondo luogo questa norma di tutela del patrimonio affidato alla Pubblica Amministrazione garantisce che si eviti un danno patrimoniale.

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