Negoziazione assistita familiare: una svolta epocale o una riforma senza successo?

Scopriamo la negoziazione assistita familiare, i suoi vantaggi e le novità apportate dalla riforma in tema di famiglia e affido di minori

La riforma del processo civile porta con sé molte novità in tema di famiglia e affido del minore.

Si tratta di una vera e propria rivoluzione, da tempo auspicata dagli Avvocati che trattano il diritto di famiglia, ma che – complice la complessità e delicatezza della materia – ha tardato ad arrivare. Una delle novità introdotte dalla riforma riguarda l’Istituto della “negoziazione assistita”.

Cos’è la negoziazione assistita

La negoziazione assistita è stata introdotta nel nostro ordinamento con la Legge 162/2014, come strumento alternativo di risoluzione del conflitto anche nell’ambito del diritto di famiglia. Sinteticamente, essa consiste in un accordo con il quale le parti, ciascuna assistita da almeno un avvocato, convengono di cooperare in buona fede e con lealtà al fine di risolvere, in via amichevole, una controversia.

Chiaramente la negoziazione familiare è facoltativa e non obbligatoria, per questo fin dalla sua introduzione è sorto il dubbio in merito alla possibilità di un decollo di tale strumento deflattivo della giustizia familiare al fine di allentare la pressione sui Tribunali Italiani. Nel procedimento di negoziazione assistita un ruolo fondamentale spetta agli avvocati, i quali dovranno condurre le parti per trovare un accordo.

I professionisti in campo

La preparazione in questo caso è fondamentale, così come è indispensabile la sinergia con altre figure professionali, una tra tutte lo “psicologo forense”.  I predetti professionisti dovranno dunque condurre gli ex coniugi a trovare un giusto compromesso che contemperi le loro esigenze economiche e trovi una tutela ancor maggiore nelle controversie che li vedono contrapposti nell’affido dei figli minori. Chiaramente in caso di presenza di figli minori l’accordo concluso a seguito di convenzione di negoziazione assistita dovrà essere vagliato e autorizzato dal Procuratore della Repubblica del Tribunale competente territorialmente, al fine di accertare che esso sia conforme al benessere dei figli minori e sia tutelante per gli stessi.

Le novità introdotte

Deve comunque evidenziarsi che la novità introdotta dalla L. 206/2021 non è tanto procedurale, in quanto fin dalla L. 162/2014 tale istituto esisteva ed era fruibile nelle seguenti materie:

  1. In materia di separazione;
  2. In materia di divorzio e di cessazione degli effetti civili del matrimonio;
  3. In materia di scioglimento dell’unione civile;
  4. In tema di modifica delle condizioni di separazione e divorzio.

La vera forza della riforma consiste invece nella sua applicabilità anche all’affidamento del minore nelle coppie non sposate, le cosiddette “coppie di fatto”.

I Tribunali d’Italia sono infatti sommersi dai ricorsi di coppie di fatto che chiedono ai Giudici di regolamentare l’affido dei figli quando la coppia “scoppia”.

L’effetto Covid sicuramente non ha agevolato le coppie in crisi, che dopo un periodo di forzata convivenza ora chiedono di poter continuare la vita divisi. E i figli? La “negoziazione assistita familiare” è sicuramente un valido strumento sulla carta per aiutare i Tribunali a decongestionarsi, con esiti di accordi auspicabilmente più rapidi.

D’altronde, anche volendo guardare i dati statistici, l’Istat ha rilevato che nel 2020 la procedura di negoziazione assistita ha riguardato rispettivamente il 43% delle separazioni e il 29,1% dei divorzi (dati in crescita rispetto all’anno precedente, quando tali percentuali si arrestavano al 37,7% e 24,9%). È chiaro dunque che, a fronte dell’estensione di tale strumento anche a situazioni originariamente non contemplate, il meccanismo della negoziazione assistita è destinato a prendere sempre più piede.

Le previsioni per il futuro

Affinché la riforma possa funzionare non solo tutti i professionisti che si mettono in gioco dovranno essere all’altezza del gravoso ruolo affidatogli, ma anche le parti (ex coniugi o ex conviventi) dovranno fare uno sforzo di maturità nell’affrontare il percorso di negoziazione. Il monito finale è dunque il seguente: una sentenza, seppur ben scritta, sicuramente non accontenterà mai completamente i contendenti, ma un buon accordo ben stilato e meditato certamente potrà meglio contemperare gli interessi degli ex coniugi o conviventi e dei loro figli per potersi permettere di cominciare, post negoziazione, una vita serena, dignitosa e rispettosa di chi aveva condiviso con lui/lei un tratto di vita e magari generato con esso/a una o più figli. Vedremo pertanto quella che sarà l’effettiva portata della riforma sulla negoziazione assistita familiare; “ai posteri l’ardua sentenza”!

In collaborazione con Studio Legale Grolla