Gasolio sporco, i casi si moltiplicano: quando spetta il risarcimento e come ottenerlo

In caso di rottura di motori per gasolio sporco è il gestore a dover pagare i danni, ma solo se si segue la giusta procedura

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Emanuela Colatosti

Giornalista

Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali

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Nonostante i prezzi del gasolio siano alle stelle, sempre più macchine alimentate a diesel si stanno fermando a pochi metri dal distributore. La diagnosi è la stessa per tutte: il carburante ha compromesso il motore.

Il fenomeno risulta purtroppo maggiormente tipico della stagione estiva, soprattutto a causa del biodiesel, obbligatorio per legge. La miscela Fame, infatti, è in grado di creare nelle cisterne poco pulite un microclima perfetto per la proliferazione di alghe e batteri. Ma non è l’unico motivo per cui tantissimi automobilisti trovano i filtri del motore completamente otturati da gelatine melmose.

Perché il gasolio si sporca

Come già detto, il diesel per autotrazione deve essere composto da un 7% di componente organica che da un lato riduce le emissioni, dall’altro attira l’acqua. Dunque se la cisterna di deposito non è regolarmente pulita nascono forme di vita in grado di danneggiare il motore già dal primo rifornimento.

Un’altra ragione potrebbe trovarsi nella scarsa manutenzione dei serbatoi sotterranei delle stazioni di benzina. Piogge anche sporadiche ma torrenziali sono in grado di infiltrarsi nelle cisterne vecchie, che hanno perso la capacità di tenuta stagna, finendo così direttamente nei serbatoi delle automobili.

Inoltre, come confermano i sequestri della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Dogane, è in aumento il traffico di gasolio allungato con solventi, oli vegetali esausti o, peggio ancora, acqua.

I danni per i conducenti superano facilmente i 2.000 euro. A volte raggiungono i 4.000 euro.

Paga il gestore

Nonostante non sia sempre possibile individuare a che punto della catena di approvvigionamento si sia sporcato il gasolio, è sempre il gestore finale a pagare i danni del consumatore. Secondo l’articolo 1490 del Codice Civile, il proprietario della pompa è tenuto a consegnare a chi fa rifornimento un prodotto privo di vizi.

Quando ti spetta il rimborso

Dato che si sta parlando di danni piuttosto elevati a livello economico, è importante essere preparati per evitare di fare buchi nell’acqua e non vedere neanche un centesimo.

Il risarcimento integrale prevede la copertura delle spese di riparazione, l’eventuale utilizzo di carro attrezzi, di una macchina di servizio e, infine, la sostituzione del filtro. Questo può avvenire solo se si riesce a dimostrare il nesso di causalità di tre elementi:

  1. il consumatore deve essere in possesso dello scontrino fiscale o della ricevuta del pagamento tracciabile indicante data, ora e stazione di servizio;
  2. il guasto deve essersi verificato entro pochi chilometri o poche ore dal pieno;
  3. il meccanico deve aver messo a verbale che la rottura è stata causata direttamente da un carburante contaminato.

Quali sono gli errori da evitare

Occhio agli errori formali, che rischiano di scongiurare ogni possibilità di ricevere un rimborso. Ecco quali sono i più comuni:

  • la mancanza di una qualsiasi prova dell’acquisto presso quel distributore;
  • aver percorso una distanza troppo lunga (intorno ai 200 km) per poter dimostrare che la contaminazione sia avvenuta durante quel rifornimento;
  • il meccanico non deve gettare i campioni senza conservare le prove, ossia i filtri danneggiati e il carburante in contenitore sigillato;
  • far scadere i termini entro i quali è possibile presentare denuncia, che ammontano a 8 giorni dalla scoperta del danno.

Insomma, esistono forme di tutela per il consumatore, con procedure consolidate nelle aule di tribunale. Ovviamente, i conducenti devono prestare attenzione a conservare le ricevute e supervisionare l’operato del meccanico non solo per quanto riguarda l’effettiva stesura del report ma anche per la preservazione del fluido incriminato.