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Assegno divorzile: cosa accade se l’ex coniuge inizia una convivenza

L’Assegno di divorzio è al centro dell’interesse della Suprema Corte di Cassazione ma anche della normativa sul diritto di famiglia. Ecco le ultime evoluzioni e le raccomandazioni sul tema

L’assegno divorzile è la somma che un ex-coniuge deve versare periodicamente all’altro quando quest’ultimo non ha i mezzi necessari per poter guadagnare in modo autonomo ed essere economicamente indipendente.

Questa materia è al centro di un enorme interesse normativo ed è stata affrontata più volte dalla Cassazione. Attualmente è al centro del dibattito per diverse ragioni: ecco perché e come si sta evolvendo la situazione.

Assegno divorzile: normativa di riferimento e ordinanze della Cassazione

Nonostante il periodo emergenziale che in questi due anni ci ha tenuto sul fronte sanitario, l’auspicata riforma della Giustizia in fase di perfezionamento, il PNRR; la Suprema Corte di Cassazione è stata molto attenta con riferimento al diritto di famiglia e, in particolare, alle dinamiche legate alle evoluzioni sociali (“famiglie allargate”) intervenendo, in primis, con l’Ordinanza n. 28995 del 17/12/2020, altrimenti detto “provvedimento salva mariti” ed ora, a Sezioni Unite, con la pronuncia n. 32198 del 05/11/2021.

Con quest’ultimo pronunciamento la Suprema Corte di Cassazione a Sezione Unite è intervenuta per evitare conflitti Costituzionali in ordine agli automatismi paventati nell’Ordinanza di Dicembre 2020.

Assegno divorzile: cosa succede se la convivenza dell’ex coniuge non è dimostrabile

Gli ex-mariti (ma in molti casi anche le ex-mogli), un anno fa, esultavano all’idea di non dover più versare un assegno divorzile all’ex coniuge che si fosse creato un nuovo nucleo familiare.

Dell’esistenza di tale nuovo nucleo poteva essere data prova tramite strumenti e mezzi del tutto nuovi (ad esempio i Social Network), comunque idonei ad indicare che l’ex coniuge, seppur non formalmente convivente con il nuovo partner, per la collettività potesse essere comunque considerato tale.

Questa gioia, tuttavia, è stata breve ed effimera: le Sezioni Unite della Cassazione, infatti, sono intervenute sul punto “a gamba tesa”, smorzando l’entusiasmo dei mariti. In tal senso, le stesse hanno chiarito che la giurisprudenza, seppur qualificata poiché proveniente dalla Suprema Corte, non può sostituirsi al dato normativo prevedendo automatismi che la legge in primis non contempla, come accaduto nel caso dell’Ordinanza “salva mariti”, la quale prevedeva il venir meno dell’obbligo di versamento dell’assegno divorzile allorquando il coniuge beneficiario avesse una convivenza pubblicamente dimostrabile.

La sentenza n. 32198/2021 ha introdotto, a contrario, un nuovo principio, ossia: non solo non opera l’automatismo di cessazione del diritto all’assegno divorzile all’ex coniuge che aveva una nuova convivenza, ma la componente compensativa dello stesso sopravvive e va quantificata.

Assegno divorzile: quando il versamento è ritenuto necessario

Insomma, le cause di divorzio dovranno essere sottoposte ad una approfondita istruttoria del Tribunale di merito al fine di verificare da un lato l’entità del contributo alla comunione familiare offerto dal coniuge che richiede il versamento dell’assegno divorzile, dall’altro l’eventualità per cui lo stesso abbia sacrificato, per la famiglia, le chances” lavorative che gli avrebbero permesso di accrescere il proprio patrimonio, garantendogli una certa serenità economica nella vecchiaia.

Capitalizzazione della somma e assegno divorzile una tantum

Inoltre, finalmente, la Cassazione a Sezioni Unite introduce, nel suo intervento di novembre 2021, il concetto di “capitalizzazione della somma” come sorta di liquidazione patrimoniale dell’ex coniuge, richiamando in sostituzione dell’assegno divorzile il tema dell’una tantum così caro a noi Avvocati.

Di rimbalzo, la riforma Cartabia dovrebbe incorporare al suo interno la possibilità, ad oggi non contemplata in materia di famiglia, che il Giudice in sentenza possa stabilire l’una tantum o in alternativa un assegno a tempo, tale seconda ipotesi sarebbe una sorta di rateazione della somma capitalizzata.

Riforma auspicata, urgente e necessaria per ridurre i contenziosi e l’aggravio di spese di Giustizia, già pesantemente gravata in ambito penale.

Le Sezioni Unite, con il loro intervento, lanciano un chiaro messaggio in un’ottica di conservazione delle scelte operate dagli ex coniugi in costanza di matrimonio – scelte pregresse al fallimento del vincolo, ma operate consapevolmente ed autonomamente dagli stessi. Dovranno pertanto gli ex coniugi cercare di trovare un accordo economico, se vorranno veramente chiudere con il passato ed affrontare serenamente una nuova fase della propria vita.

In collaborazione con Studio Grolla

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