Il Ministero dell’Ambiente ha autorizzato la costruzione di LIFE 22ENV-IT-INSPIREE, più comunemente noto come Inspriree, un impianto di riciclo dei Raee, i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, che nascerà a Ceccano, in provincia di Frosinone. Estrarrà dai magneti terre rare, materiali molto utili per la produzione di qualsiasi apparecchiatura tecnologica, la cui produzione è oggi quasi completamente in mano alla Cina.
L’impianto dovrebbe arrivare a produrre circa 500 tonnellate all’anno di Ree, ossalati di terre rare. Si tratta di uno dei primi stabilimenti di questo tipo in Europa e fa parte di un progetto più ampio, composto da 47 siti in tutto il continente, per rendere l’Ue meno dipendente dall’estero nell’ambito delle materie prime critiche.
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Il nuovo impianto per il riciclo di terre rare a Frosinone
L’impianto Inspriree è un progetto avviato nel 2023 e che ha ricevuto l’autorizzazione definitiva da parte del Governo. Prevede uno stabilimento che riciclerà terre rare a partire dai magneti. Sarà uno dei primi impianti in Europa a combinare il disassemblaggio dei magneti e l’estrazione delle terre rare dai Raee. Dovrebbe processare ogni anno 2.000 tonnellate di magneti, ricavandone 500 tonnellate di ossalati di terre rare (la forma che assumono questi materiali dopo il processo chimico necessario per estrarli dai magneti).
Il progetto vede la collaborazione di:
- Itelyum, azienda italiana protagonista del progetto;
- Raw Materials, consorzio che opera nel settore delle materie prime;
- Erion, no profit che si occupa di gestione di diverse tipologie di rifiuti;
- Glob Eco, azienda specializzata nella raccolta e nel trattamento di Raee;
- Università degli Studi dell’Aquila.
Come e perché si riciclano le terre rare
Inspriree riciclerà le terre rare tramite idrometallurgia. I magneti saranno “sciolti” in alcuni composti chimici che permetteranno di ricavarne le terre rare. Questo processo creerà alcuni rifiuti che andranno trattati in maniera specifica ma, rispetto all’estrazione delle terre rare dal terreno, il suo impatto ambientale è inferiore anche del 95%.
Le terre rare sono altamente riciclabili. Non si “consumano” nell’utilizzo dei prodotti in cui vengono impiegate, come i magneti, e quindi possono essere estratte e riutilizzate con perdite relativamente basse, non oltre il 20% del materiale iniziale. Sono inoltre elementi fondamentali, perché finiscono in quasi tutte le apparecchiature tecnologiche, dai motori delle auto elettriche agli hard disk dei computer.
Il piano europeo per le materie prime critiche
L’Ue ha puntato molto sul riciclo delle materie prime critiche, tra cui ci sono anche le terre rare, perché al momento buona parte della filiera di questi materiali è in mano alla Cina. Incentivando il riciclo, i Paesi europei vogliono creare una filiera alternativa che si alimenti attraverso l’utilizzo stesso di prodotti che impiegano le terre rare, anche quelli prodotti all’estero.
In questo modo l’Ue non punta a rendersi completamente indipendente, ma a rafforzare la propria posizione sul mercato, in caso di crisi internazionali. Il sito di Frosinone è solo uno dei 47 che l’Unione europea punta a costruire per il riciclo di terre rare e di altre materie prime critiche in tutta Europa.