L’IA consuma come 1,3 miliardi di persone, acqua e suolo in pasto ai data center: rapporto ONU

Entro il 2030 i data center per l'IA richiederanno 945 terawattora di elettricità e triplicheranno i rifiuti elettronici globali

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

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Entro il 2030 l’intelligenza artificiale consumerà l’acqua necessaria a 1,3 miliardi di persone e 945 terawattora di elettricità. Il rapporto dell’ONU sul costo ambientale dell’IA sottolinea come l’acqua consumata costerà tante risorse idriche quanto quelle necessarie per l’intera popolazione dell’Africa subsahariana, mentre per l’elettricità si parla di un consumo triplo rispetto a quello usato da 650 milioni di persone che vivono in paesi come Pakistan, Bangladesh e Nigeria messe insieme.

Il rapporto, sottolinea il direttore dell’Istituto per l’acqua, l’ambiente e la salute dell’Università delle Nazioni Unite, non è un’accusa all’intelligenza artificiale, ma un appello a un utilizzo responsabile. Acqua ed energia non sono gli unici impatti negativi: bisogna fare attenzione anche al consumo di suolo e ai rifiuti elettronici. È necessario, conclude il report, stilare una guida sostenibile. In Italia apripista è stata la Lombardia, che ha regolamentato i nuovi progetti di data center nella regione.

I consumi dell’intelligenza artificiale: la spesa

I data center stanno cambiando il mondo. Un’immagine o un calcolo generato dall’intelligenza artificiale ha un costo preciso, che l’ONU ha stimato e descritto in un report che vuole mettere in guardia su un utilizzo non monitorato dell’IA.

Da trent’anni il braccio accademico dell’ONU lavora alle sfide globali che incrociano consumi idrici, ambientali e impatti sulla salute; all’interno di questo insieme di saperi nasce il documento “Costo ambientale del consumo energetico dell’IA: impronta di carbonio, acqua e suolo”.

Si tratta della valutazione più completa che abbiamo oggi per quantificare l’impatto ecologico dell’intelligenza artificiale.

Questo documento racconta i consumi e il ritmo con il quale crescono. Secondo il rapporto:

  • la spesa globale per l’intelligenza artificiale nel 2026 supererà i 2.500 miliardi di dollari;
  • entro il 2033, la spesa globale arriverà a 5.000 miliardi.

Il consumo energetico

La crescita della spesa si traduce direttamente in consumo di risorse energetiche. Per esempio nel 2025, l’ultimo calcolo completo prima dell’annualità 2026, i data center hanno consumato 448 terawattora di elettricità.

Per capire la dimensione:

1 TWh è quello che consuma una città di 500.000 abitanti in un anno o quanto serve per alimentare 6 milioni di veicoli elettrici.

E se 448 terawattora ci sembrano già tanti, secondo le stime entro il 2030 questa cifra potrebbe raddoppiare, raggiungendo il 3% del consumo elettrico globale.

L’impatto ambientale: CO2, acqua e suolo

Alla necessità energetica si aggiunge il consumo di risorse finite come l’acqua e il suolo. Il report descrive le dimensioni dei consumi energetici parlando di “impronta triplice”.

Infatti, per ogni kilowattora di energia bisogna calcolare l’impronta di CO₂, l’impronta idrica e la superficie occupata dagli impianti energetici.

Anche nel caso di una produzione energetica sostenibile, fatta di pannelli fotovoltaici ed eolico, non viene meno l’impatto sulle risorse idriche o sul consumo di suolo. Un esempio è il Brasile, che ha una rete dominata dall’idroelettrico, quindi che emette il 77% di CO₂ in meno rispetto alla media mondiale, ma ha un’impronta idrica e fondiaria tre volte superiore alla media globale.

Se prendiamo il dato dei 945 terawattora destinati all’intelligenza artificiale entro i prossimi anni, l’impronta triplice sarà:

  • 9.300 miliardi di litri di acqua (acqua che potrebbe soddisfare 1,3 miliardi di persone);
  • 14.500 km² di impronta fondiaria (circa la superficie dell’intera Irlanda del Nord);
  • 2,5 milioni di tonnellate all’anno di rifiuti elettronici (materiale che permetterebbe la costruzione di 250 Tour Eiffel).

Un’intelligenza artificiale sostenibile è possibile?

Il rapporto fa un’ultima cosa: dopo aver espresso le criticità dell’intelligenza artificiale, immagina un ecosistema di IA responsabile. Questa si fonderebbe su principi come trasparenza, efficienza nella progettazione, equità e giustizia ambientale.

Lo sguardo sull’intelligenza artificiale non è critico o di respingimento verso la nuova tecnologia, ma chiede di pensare alla migliore versione possibile, quella sostenibile per l’ambiente e la popolazione umana e animale.

Il caso italiano

In Italia la crisi idrica si fa sentire ogni anno, tra siccità, alluvioni e dispersione dovuta a una rete piena di buchi. In questo sistema che fa “acqua da tutte le parti”, l’inserimento dei data center potrebbe persino portare a una bancarotta idrica.

La crisi dell’acqua in Italia è stata calcolata tra episodi di precipitazioni intense, allagamenti urbani e siccità, con danni che nel 2024 avevano raggiunto, solo per l’agricoltura, gli 8,5 miliardi di euro.

La Lombardia si è dotata della legge che regola la presenza di data center proprio per far fronte all’aumento di richiesta di investimenti sul territorio e per prevenire gli impatti ambientali.

È un primo tentativo di regolamentare i data center, ma ci sono ancora delle criticità da risolvere, come la collocazione di nuove strutture (non è obbligatorio utilizzare aree dismesse e per utilizzare i terreni non edificati basterà pagare di più). Certo è un primo passo, ma c’è ancora molto lavoro da fare.