Stanno iniziando a vedersi gli effetti delle regolamentazioni che lo Stato ha imposto al settore delle criptovalute negli ultimi anni. L’ultima importante modifica risale alla Legge di Bilancio del 2025, che ha rimosso ogni franchigia. Al contempo, però, anche la Guardia di Finanza, grazie ai chiarimenti legislativi, ha potuto aumentare i controlli.
Le sanzioni possono raggiungere cifre molto alte, soprattutto per chi ha investito in criptovalute nei primi anni di popolarità di questi asset, quando le leggi non erano chiare. Ora, però, gli exchange hanno l’obbligo di comunicare tutti i dati a loro disposizione e questo permette alla Guardia di Finanza di eseguire controlli molto accurati.
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Come l’Italia ha considerato le criptovalute negli anni
Le criptovalute hanno avuto per anni una legislazione molto incerta, per quanto riguarda la loro tassazione, in Italia. Il primo periodo è quello che va dal 2015 al 2021, quando questi asset erano regolamentati principalmente attraverso interventi dell’Agenzia delle Entrate, ma senza una legge precisa.
In questi anni si erano però comunque stabiliti alcuni principi:
- le regole erano simili a quelle che si applicavano alle valute estere;
- la dichiarazione avveniva tramite la compilazione del quadro RW.
Nel 2022 c’è stato il primo tentativo di regolamentazione legislativa, attraverso la Legge di Bilancio per il 2023. La norma ha stabilito:
- la tassazione come attività finanziaria;
- gli obblighi patrimoniali per chi detiene criptovalute;
- le regole di monitoraggio fiscale per le autorità.
L’ultima modifica alla regolamentazione delle criptovalute è arrivata nel 2024, con la Legge di Bilancio per il 2025, che ha rimosso la franchigia da 2.000 euro di plusvalenza per ogni periodo di imposta che era esente da tassazione.
Cosa fare in caso di controlli della Guardia di Finanza sulle criptovalute
Con il chiarimento delle leggi, sono aumentati anche i controlli della Guardia di Finanza. Il fatto che prima del 2022 non esistesse una legge che regolamentasse le cripto-attività, non significa che eventuali errori o mancate dichiarazioni precedenti a questa data non possano essere perseguiti.
Come visto, gli obblighi esistevano, anche se spesso erano complessi e legati a una legislazione, quella per le valute estere, inadeguata a trattare la materia. Oggi gli exchange di criptovalute sono inoltre obbligati a trasmettere i dati delle transazioni al fisco e questo permette controlli molto precisi.
Lo Stato ha anche imposto sanzioni molto severe per chi non dichiara le criptovalute, proprio per disincentivare qualsiasi evasione in un settore che in molti hanno per anni ritenuto quasi immune alle regole. Chi ha evaso le tasse sulle cripto-attività rischia:
- sanzioni dal 3% al 15% in caso di mancata compilazione del quadro di monitoraggio;
- sanzioni raddoppiate se gli asset erano detenuti in paradisi fiscali.
Come per altre tasse, anche per quelle sulle criptovalute è possibile chiedere il ravvedimento operoso, per ridurre le sanzioni.
Come pagare le tasse sulle criptovalute nel 2026
Le nuove leggi hanno portato anche una semplificazione nella procedura necessaria per il pagamento delle tasse sulle plusvalenze delle criptovalute. Gli obblighi del contribuente sono due: dichiarare quante criptovalute possiede e nell’ultimo anno le abbia vendute.
Per quanto riguarda il monitoraggio, va compilato il nuovo Quadro W, che ha sostituito il Quadro RW, inserendo:
- il valore delle criptovalute che si possiedono al 1° gennaio;
- il valore delle criptovalute che si possiedono al 31 dicembre;
- il periodo di possesso.
È compilando il Quadro T che invece si dichiarano le plusvalenze o le eventuali minusvalenze, in caso si siano eseguite cessioni a titolo oneroso.