L’economia russa è in crisi, bancomat senza contanti e negozi chiusi: lo Stato non riesce a finanziarsi

La situazione economica della Russia sta peggiorando: lo Stato non riesce più a vendere i titoli di debito a interessi accettabili mentre i cittadini ritirano i soldi dai conti nonostante gli interessi altissimi

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Matteo Runchi

Editor esperto di economia e attualità

Redattore esperto di tecnologia e esteri, scrive di attualità, cronaca ed economia

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I costi e le conseguenze della guerra in Ucraina hanno compromesso l’economia russa. Nel Paese è ormai corsa ai bancomat, per accaparrarsi più contanti possibili. I negozi li richiedono per non dover pagare le tasse sempre più alte imposte dal Cremlino per finanziare il conflitto.

Mosca, nel frattempo, non riesce nemmeno a fare debito. I tassi di interesse al 14% rendono impossibile offrire rendimenti soddisfacenti per i pochissimi istituti di credito che ancora possono acquistare i titoli russi.

Inflazione, contanti, crescita a zero e debito, i problemi dell’economia russa

I problemi dell’economia russa nascono dalla guerra in Ucraina. Lo Stato ha speso negli ultimi anni miliardi di dollari per finanziare l’invasione, attingendo dal suo ricco fondo sovrano. Questo ha portato a due anni di forte crescita economica, che però si è presto esaurita una volta che il fronte si è stabilizzato.

Con la crescita è arrivata l’inflazione, che però non si è fermata quando il Pil ha smesso di aumentare. Questo è l’effetto delle sanzioni internazionali, che hanno reso difficile per la Russia commerciare con l’estero. Nel 2025, il Cremlino è stato costretto a limitare i prelievi dal fondo sovrano. Questo è stato il momento in cui la situazione ha iniziato a mostrarsi in tutta la sua criticità.

Tutto comincia dall’inflazione

Il problema principale è l’inflazione. Per fermarla, la Banca Centrale russa ha dovuto alzare i tassi di interesse al 14,25%. In Ue, per fare un paragone, sono poco sopra al 2%. Trovare rubli è quindi diventato sempre più difficile e questo ha reso quasi impossibile per i cittadini investire.

L’economia ha rallentato e le “sanzioni“, sia quelle vere e proprie di Unione europea e Stati Uniti, sia i droni ucraini, hanno impedito alla principale industria del Paese, quella petrolifera, di compensare importando valuta estera attraverso le esportazioni di gas e greggio.

Economia russa in crisi, è corsa al contante
ANSA
Code ai distributori di benzina in Russia

La Russia non riesce a fare debito

Il rallentamento dell’economia ha anche portato a una riduzione del gettito fiscale. La Russia si è quindi trovata, per la prima volta da anni, a dover fare debito per finanziare la guerra. I titoli di Stato del Paese non possono essere venduti all’estero, sempre per via delle sanzioni, quindi i compratori possono essere o la Banca Centrale o le banche locali.

La Banca centrale, però, non può acquistare troppi titoli di Stato. Questa pratica, il quantitative easing, avrebbe l’effetto di mitigare l’aumento dei tassi e aumenterebbe quindi l’inflazione. Le banche locali, con gli interessi di deposito al 14,25%, chiedono interessi altissimi allo Stato per comprare i titoli. Il Cremlino, però, non vuole andare oltre il 17%. Il risultato è che, a luglio, Mosca ha annullato diverse aste di titoli di Stato perché non è stata in grado di trovare compratori.

La corsa al contante

Con queste enormi difficoltà nel fare debito, Putin non ha avuto altra scelta che aumentare le tasse. A gennaio 2026 l’Iva è cresciuta dal 20% al 22% e la soglia di fatturato che esclude le piccole imprese dal pagarla è stata abbassata. I piccoli esercizi commerciali, già in difficoltà, hanno reagito invitando i clienti a pagare in contanti, per non dichiarare gli incassi e non superare la soglia di fatturato.

Il risultato è stata una corsa al contante, nonostante le banche russe offrano interessi a doppia cifra sui semplici depositi nei conti correnti. I bancomat di diverse città finiscono regolarmente le banconote, come riporta la Bbc. Una situazione che viene esacerbata dai continui blackout di internet imposti dal Cremlino, che impediscono di utilizzare le carte di debito e di credito.

L’effetto delle “sanzioni a lungo raggio” ucraine

Da diversi mesi ormai l’Ucraina ha preso di mira le raffinerie russe con i propri droni. Kyiv le chiama “sanzioni a lungo raggio”, un eufemismo che però rivela l’obiettivo di questa operazione: mettere in difficoltà l’economia russa. I risultati vanno proprio in questa direzione:

  • 194 attacchi andati a segno contro le raffinerie russe;
  • il 42,7% della capacità di raffinazione del Paese compromessa.

L’impatto è stato tale che la Russia non è nemmeno riuscita ad approfittare dei prezzi del petrolio anomali causati dalla guerra in Medio Oriente. Durante il conflitto, il Cremlino si è trovato costretto prima a limitare e poi a bloccare del tutto le esportazioni di diesel, perché nel Paese, abituato a produrre il carburante che consuma, le pompe di benzina sono vuote.