Russia, nuovi prodotti da pagare in rubli: i settori a rischio

Dopo la diatriba sui rifornimenti di gas, ora rischia di ampliarsi l’elenco di materiali, alimenti e materie prime acquistabili solo con valuta russa

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Redazione

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La Russia potrebbe ampliare l’elenco delle materie prime per le quali richiede il pagamento in rubli, la valuta ufficiale russa. Il Cremlino infatti avrebbe deciso di includere anche altri prodotti come il grano, il petrolio, i metalli e altri materiali per la produzione industriale.

Una scelta volta ad alzare la posta in gioco nelle tensioni con l’Occidente, dopo che il presidente Vladimir Putin la scorsa settimana aveva affermato che Mosca avrebbe richiesto agli acquirenti europei di pagare il gas tramite versamenti in rubli.

Una decisione poi annullata con un dietrofront del leader russo a seguito delle telefonate che ha ricevuto dal presidente tedesco Olaf Scholz e dal premier italiano Mario Draghi, a capo dei due Paesi europei che stanno soffrendo di più da questa situazione. 

Pagamento in rubli, la strategia di Mosca

Come si diceva, Vladimir Putin si prepara ad ampliare la lista dei prodotti che richiedono il pagamento esclusivamente in rubli. Vyacheslav Volodin, presidente della Camera bassa del Parlamento di Mosca, ha suggerito la mossa in un post di Telegram nella mattinata di mercoledì (30 marzo 2022), descrivendola come un buon modo per la Russia per vendicarsi delle sanzioni sempre più dure imposte dall’Unione europea e dagli Stati Uniti per l’invasione dell’Ucraina.

Il capo dei parlamentari non ha specificato come o quando l’incremento dell’elenco potrebbe avvenire, nè quando potrebbe diventare operativo. “Sarebbe giusto ampliare la lista delle merci da esportare che possono essere pagate solo in rubli” ha scritto Volodin nel messaggio, aggiungendo che questa scelta deve essere fatta in quanto “l’unico beneficiario di questa scelta risulterebbe essere il nostro Paese”.

La lista dei prodotti acquistabili in valuta russa

Volodin ha poi elencato alcuni dei prodotti e delle materie prime che Mosca starebbe pensando di inserire nell’elenco: si va dai fertilizzanti per il trattamento dei terreni agricoli, passando per lo stesso grano ma anche gli estratti di olio vegetale. Dal punto di vista industriale e dei rifornimenti il presidente del Parlamento russo ha fatto riferimento al petrolio greggio, ai metalli, al carbone e al legname, concludendo il testo del post con un generico “eccetera” che non lascia presagire nulla di buono per i Paesi di tutto mondo.

A stretto giro sono arrivate le dichiarazioni anche di un altro diplomatico russo molto vicino a Vladimir Putin, ossia quel Dmitry Peskov che negli ultimi anni si è imposto sulla scena internazionale come colui che interpreta e rende pubblico il volere dello Zar, essendone il suo portavoce personale. Peskov è anche colui che – proprio a seguito dei colloqui tra il capo de Cremlino e i leader europei – ha informato il mondo che l’entrata in vigore del nuovo regolamento sui pagamenti in rubli sarebbe slittato.

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Le reazioni dell’Occidente e la crisi in Ucraina

Nel frattempo gli Stati Uniti e i membri del G7 si sono affrettati a dire che un nuovo irrigidimento delle posizioni (e di conseguenza delle sanzioni) sarà inevitabile se Mosca dovesse davvero decidere di estendere la lista dei prodotti acquistabili solo con valuta russa.

Uno scenario che non può rassicurare nemmeno il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che sta vedendo naufragare uno dopo l’altro tutti i tentativi di mediazione per fermare il sanguinoso conflitto in atto nel Paese.