Price cap sul gas, effetti su bollette e conti pubblici: perché l’Ue ha paura

Manca poco all'entrata in vigore del tetto al prezzo, previsto per metà febbraio. Ma il calo delle spese per l'energia sarebbe legato ad altro e il price cap potrebbe addirittura avere effetti contrari e negativi

Dopo mesi di tira e molla, stallo politico e informazioni frammentate, il price cap al gas russo è diventato (più o meno) realtà. Alla fine l’Unione europea si è decisa a raggiungere l’accordo con lo scopo dichiarato di contrastare gli aumenti record delle bollette energetiche (ne avevamo parlato qui).

Fin dall’inizio erano stati tuttavia sollevati seri dubbi sull’efficacia pratica del provvedimento (come abbiamo spiegato qui). Adesso però gli esperti paventano addirittura una possibile causa di instabilità finanziaria, che minaccerebbe direttamente sia i conti pubblici sia i contribuenti.

La previsione Ue sul tetto al prezzo del gas: quali rischi

A lanciare l’allarme sugli effetti del tetto al prezzo del gas sono stati da due enti europei: l’Agenzia Ue per la cooperazione fra i regolatori nazionali dell’energia (Acer) e l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (Esma). Quest’ultima punta in particolare il dito contro il meccanismo stesso del “cap” che, nel caso in cui i prezzi si avvicinino al limite stabilito di 180 euro al megawattora, i soggetti che partecipano al mercato potrebbero cambiare il loro comportamento per evitare di innescare il meccanismo o per prepararsi. “Un comportamento del genere potrebbe innescare cambiamenti significativi e improvvisi del più ampio contesto di mercato, che potrebbero avere un impatto sul funzionamento ordinato dei mercati e, in definitiva, sulla stabilità finanziaria”, scrive l’Esma.

Preoccupazione condivisa anche dall’Acer per lo stesso scenario, secondo cui gli operatori del mercato, per aggirare il tetto, potrebbero dirottare le loro transazioni verso i cosiddetti contratti “over the counter” o su mercati del gas al di fuori dell’Ue. Ciò vorrebbe dire l’addio al Ttf, la Borsa energetica di Amsterdam, e la possibile stipula di “contratti con maturità non coperte dal regolamento”, e cioè dal price cap.

Meno soldi

Secondo le due agenzie europee, il rischio maggiore (e peggiore) è che il mercato europeo registri “una minore liquidità”, con gravi conseguenze per le società che vendono l’energia elettrica prodotta a partire dal gas. Gravi al punto da richiedere anche la chiusura, come già accaduto in Germania e in altri Stati membri negli scorsi mesi (Meloni in Algeria: svolta sul gas, e non solo. Cosa compriamo e cosa vendiamo).

La stangata sui conti pubblici a quel punto si allargherebbe. Proprio il governo tedesco, a dicembre, si è visto costretto a investire 45,5 miliardi di euro per salvare Uniper e Sefe, l’ex filiale tedesca di Gazprom. Miliardi derivanti (anche) dal gettito, e quindi dei contribuenti. E se è accaduto in Germania, secondo le due agenzia Ue, potrebbe accadere anche ad altri governi europei.

Price cap, a che punto siamo

Intanto il percorso del price cap europeo prosegue. Il meccanismo entrerà ufficialmente in vigore dal 15 febbraio e scatterà se i prezzi del gas scambiato al Ttf di Amsterdam (l’indice di riferimento per il gas del blocco) supereranno i 180 euro per megawattora per tre giorni. Al momento i listini viaggiano sui 70 euro per megawattora, a livelli minimi se paragonati ai record registrati in estate. Secondo alcuni il merito di questo calo sarebbe proprio del price cap, il cui annuncio sarebbe bastato a frenare le speculazioni sui mercati finanziari ed energetici. Secondo Acer e Esma, il tetto al prezzo del gas non ha tuttavia questo “potere”.

Ma allora perché sono calati i prezzi in questi ultimi due mesi? Per le due agenzie Ue, il fenomeno era già “scritto” nell’andamento del mercato e in fattori come la riduzione della domanda, l’inverno “dolce”, gli impianti di stoccaggio pieni e la reazione lenta dell’industria. L’impatto del price cap sulle bollette sarà in ogni caso chiaro ed evidente soltanto quando entrerà in funzione.