L’Europa dice sì al tetto sul prezzo del gas: cosa cambia

Dopo mesi di trattative, i ministri dell'Energia dell'UE hanno finalmente raggiunto un accordo sul price cap per il gas naturale

Dopo mesi di trattative, l’Ue ha approvato il price cap. I ministri dell’Energia europei hanno finalmente raggiunto un accordo sul prezzo massimo per il gas naturale, nonostante le preoccupazioni di alcuni membri riguardo alla capacità dell’Europa di attrarre forniture di gas nei mercati globali a prezzi competitivi.

L’accordo segue mesi di dibattito e ben due precedenti riunioni di emergenza che non sono riuscite a raggiungere un accordo tra diversi Paesi convinti che un tetto massimo avrebbe aiutato o ostacolato i tentativi di Bruxelles di contenere la crisi energetica.

Circa 15 Paesi, tra cui Belgio, Grecia e Polonia, avevano richiesto un limite inferiore a 200 euro/MWh, di gran lunga più basso rispetto al limite di 275 euro/MWh originariamente proposto dalla Commissione europea il mese scorso.

Il primo ministro polacco ha affermato che il tetto al prezzo del gas potrebbe persino porre fine alla Russia e alla capacità di Gazprom di distorcere il mercato.

Le reazioni della Russia e dei mercati

Non a caso la reazione di Mosca è stata durissima. Il Cremlino ha bocciato come “inaccettabile” la’accordo, che rappresenta una “violazione” dei processi che regolano il mercato, ha attaccato il portavoce e braccio destro di Putin, Dmitry Peskov. “Ci vorrà tempo perché Mosca soppesi i pro e i contro e decida una risposta alle nuove sanzioni sul gas, ma verranno presi provvedimenti“, ha sentenziato.

La proposta dell’UE ha anche attirato dure critiche da parte di alcuni partecipanti al mercato, che hanno affermato che potrebbe causare instabilità finanziaria. L’Intercontinental Exchange, che ospita il trading di TTF sulla Borsa di Amsterdam, la scorsa settimana ha affermato che potrebbe spostare il trading di TTF al di fuori dell’UE se il blocco limitasse i prezzi.

Qui la proposta italiana di Draghi sul price cap dinamico: cos’è e come funziona

Superato l’impasse con la Germania

Alla fine, la Germania e altri Paesi che erano riluttanti a concordare il tetto al prezzo del gas hanno cercato maggiori garanzie, facendo in modo di ottenere che l’accordo potesse essere sospeso in casi particolari.

Il governo tedesco si era a lungo opposto a un limite al prezzo del gas, temendo che la sicurezza dell’approvvigionamento potesse essere compromessa perché i fornitori avrebbero potuto vendere il loro gas su altri mercati, dove avrebbero potuto ottenere prezzi più alti.

Il ministro dell’Economia tedesco Robert Habeck ha sottolineato che il prezzo da solo non dovrebbe essere decisivo, sottolineando che è importante guardare alla situazione generale che riguarda le forniture di gas.

“Nessuno in Germania è contrario ai bassi prezzi del gas, ma sappiamo che dobbiamo stare molto attenti a non desiderare il bene ma a fare il male”, ha detto. Habeck aveva criticato un potenziale scenario in cui non ci fosse una decisione unanime tra gli Stati membri dell’UE di sospendere il tetto. Decisione che con la maggioranza qualificata sarebbe stata possibile: in questo caso, solo 15 dei 27 Stati che rappresentano almeno il 65%della popolazione dovrebbe votare a favore.

I Paesi Bassi e l’Austria si sono invece astenuti. Entrambi i Paesi hanno mantenuto salda la loro posizione “anti” price cap, temendo che potesse interrompere i mercati energetici europei e compromettere la sicurezza energetica dell’Europa.

Qui il rischio per l’Italia con le forniture di gas quasi sotto soglia.

Tetto al prezzo del gas: a quanto il price cap e cosa cambia

Il punto, ora, è che la sicurezza energetica per l’Europa non è più rinviabile, e i 27 sono stati quasi costretti a trovare una sintesi efficace. Il piano riguarda soprattutto i big che utilizzano punti di scambio come il TTF e non i consumatori finali. Ma i prezzi al consumo saranno comunque, indirettamente, influenzati dai prezzi all’ingrosso.

I ministri hanno concordato di attivare un limite se i prezzi superano i 180 euro per megawattora per tre giorni sul contratto del primo mese dell’hub del gas TTF (Dutch Title Transfer Facility), punto di riferimento europeo. Per avere un’idea dei numeri, lunedì il prezzo del gas sul TTF era di circa 110 euro per megawattora; ad agosto, ha raggiunto il record di 343 euro.

Secondo gli analisti è possibile che il prezzo del gas salga di nuovo a oltre 200 euro dopo un inverno rigido, quando gli Stati membri dell’UE dovranno riempire i loro impianti di stoccaggio in primavera. Motivo per cui il price cap a 180 euro dovrebbe mettere tutti al riparo.

Cosa cambia adesso e quando entra in vigore

Un meccanismo “che difenderà imprese e famiglie da congiunture caratterizzate da alti picchi dei prezzi del gas, come abbiamo visto l’estate scorsa, ha spiegato il ministro dell’Industria ceco Jozef Sikela, a margine del Consiglio Energia a Bruxelles.

“Sono consapevole che alcuni Stati sono preoccupati per la perdita di competitività o per possibili carenze di gas”. Quello sul tavolo è “un meccanismo temporaneo e di emergenza, con molte salvaguardie, che potrà essere disattivato se non funziona, se ci sono carenze nelle forniture. Offriamo una soluzione che dovrebbe soddisfare entrambi i fronti”.

La premier Meloni ha parlato di “grande vittoria italiana, costruita con molta pazienza e per la quale va ringraziato anche il precedente governo che l’ha istruita” ha sottolineato, visto che il progetto era stato partorito da Mario Draghi, e lei ne ha solo raccolto il testimone.

L’accordo sarà formalmente approvato dai Paesi per iscritto, dopodiché potrà entrare in vigore. Inizialmente, il price cap non si applicherà agli scambi privati ​​di gas al di fuori delle borse dell’energia, sebbene possa essere rivisto una volta entrato in vigore. Il price cap sarà attivato a partire dal 15 febbraio 2023.