La guerra in Ucraina fa schizzare i prezzi: quanto aumenteranno pane e pasta

L'offensiva russa su Kiev sta già provocando aumenti sul costo delle farine e di altri prodotti agroalimentari

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Redazione

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Le conseguenze sulle economie occidentali della guerra scoppiata in Ucraina si vedono a meno di 24 ore dall’inizio del conflitto, con il crollo delle borse, l’impennata del prezzo di petrolio e gas. Gli effetti sono tangibili anche nella vita quotidiana dei cittadini e, oltre al contraccolpo sull’energia, in Italia si stanno già registrando ripercussioni sui costi di beni agroalimentari primari, come grano e mais, necessario per il nutrimento del bestiame.

Ucraina, gli effetti della guerra sul prezzo di pane e pasta: cosa succede

In serata il Consiglio europeo straordinario tra i Paesi membri dell’Ue deciderà con molta probabilità un duro pacchetto di sanzioni economiche contro la Russia. Mosca risponderà altrettanto prevedibilmente con conseguenti contro-sanzioni di carattere energetico, chiudendo i rubinetti di gas e petrolio verso l’Occidente (qui abbiamo parlato del ruolo del Nord Stream 2 sulla crisi russo-ucraina, mentre qui avevamo parlato dei prezzi alle stelle della benzina). Fattori, che insieme all’impatto che la guerra avrà sulle importazioni dall’Ucraina, incideranno sul costo di beni essenziali per la filiera agroalimentare.

Russia e Ucraina rappresentano insieme circa 1/3 delle esportazioni globali di grano, rispettivamente al primo e al terzo posto tra i Paesi del mondo, il 19% delle forniture mondiali di mais, e l’80% delle esportazioni mondiali di olio di girasole.

Secondo quanto riportato dall’analisi Coldiretti, in sole 24 ore il prezzo del grano ha fatto un balzo del +5,7%, raggiungendo il valore massimo da 9 anni a 9,34 dollari a bushel (unità di misura equivalente in Italia allo staio), “sugli stessi livelli raggiunti negli anni delle drammatiche rivolte del pane che hanno coinvolto molti Paesi a partire dal nord Africa come Tunisia, Algeria ed Egitto” sottolinea l’associazione degli agricoltori.

Con quotazioni salite del 20% alla chiusura del mercato future della borsa merci di Chicago, punto di riferimento mondiale delle materie prime agricole (qui abbiamo parlato dello choc delle borse portato dalla guerra in Ucraina).

Dall’Ucraina arriva in Italia grano tenero per la produzione di pane e biscotti per una quota pari al 5% dell’import totale nazionale, che equivale al 64% del fabbisogno, per un quantitativo di 107 mila tonnellate nei primi dieci mesi del 2021.

Un valore quasi doppio rispetto a quello proveniente dalla Russia (44 mila tonnellate) dalla quale arriva anche il grano duro per la pasta (36 mila tonnellate).

Secondo le stime delle associazioni dei consumatori, un pacco di pasta da mezzo chilo è già passato da 0,59 euro a 0,79 euro.

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Ucraina, gli effetti della guerra sul prezzo dell’agroalimentare: il mais per il bestiame

L’ Ucraina ha però per il nostro Paese un ruolo ancora più importante sul fronte agricolo. Da Kiev arrivano nel mondo circa 36 milioni di tonnellate di mais, essenziale per l’alimentazione animale, che ne fanno il quinto Paese al mondo per produzione.

Per l’Italia, costretta ad importare il 53% del suo fabbisogno di questa componente principale dell’alimentazione degli animali, a seguito della riduzione di quasi 1/3 della produzione interna negli ultimi 10 anni, l’Ucraina rappresenta il secondo fornitore di mais, con una quota di poco superiore al 20%.

“La guerra sta innescando un nuovo cortocircuito sul settore agricolo nazionale che ha già sperimentato i guasti della volatilità dei listini in un Paese fortemente deficitario in alcuni settori dove occorre un piano di potenziamento produttivo e di stoccaggio per le principali commodities”, ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini, nel precisare quindi “la necessità di garantire la sostenibilità finanziaria delle stalle con prezzi giusti che consentano agli allevatori di continuare a lavorare”.