Attenzione a questi “bollini verdi”: non indicano per forza che i cibi sono sani

Occhio alle etichette che troviamo nei prodotti al supermercato. Potrebbero infatti non corrispondere necessariamente a prodotti dal grande valore nutrizionale secondo le scale Nutri-score

Miriam Carraretto Giornalista di attualità politico-economica Da vent'anni giornalista e caporedattrice per varie testate nazionali, è autrice di libri e contributi su progetti di sviluppo in Africa e fenomeni sociali.

Attenzione ai “bollini verdi” che troviamo nei prodotti al supermercato. Potrebbero infatti non corrispondere necessariamente a prodotti dal grande valore nutrizionale, come indicato dall’etichetta Nutri-score. Qualcuno di voi ne avrà certamente già sentito parlare. Nutri-score è un sistema di etichettatura dei prodotti alimentari sviluppato da un gruppo di ricercatori universitari francesi, denominato EREN, pensato per semplificare il riconoscimento dei valori nutrizionali dei prodotti alimentari.

Cos’è e come funziona l’etichetta Nutri-score

Di fatto, è un sistema a punteggio che misura la “salubrità” dei cibi che compriamo attraverso due scale: una cromatica, divisa in 5 gradazioni dal verde al rosso, e una alfabetica, comprendente le cinque lettere dalla A alla E.

Il verde sta per prodotti equilibrati, il rosso per cibi troppo grassi o troppo dolci e i tre colori intermedi (verde chiaro, giallo e arancione) indicano che stiamo per comprare qualcosa di non particolarmente sano, ma nemmeno da mettere totalmente al bando.

I cibi classificati A sono i più favorevoli dal punto di vista nutrizionale, quelli classificati come E hanno una qualità nutrizionale inferiore.

Il punteggio Nutri si basa su un algoritmo sviluppato dal professor Serge Hercberg e dal suo team. Per 100 g o 10 ml di prodotto, il punteggio tiene conto nel contenuto di:

  • nutrienti e alimenti da promuovere (fibre, proteine, frutta, verdura, legumi, noci, colza, noci e olio d’oliva),
  • nutrienti da limitare (energia, acidi grassi saturi, zuccheri, sale).

Dopo un calcolo, il punteggio ottenuto viene associato ad una lettera e ad un colore che andranno a formare il Nutri-score, apposto sulla confezione.

L'etichetta Nutri-score

L’etichetta Nutri-score

Per quali prodotti viene usato Nutri-score

Ad eccezione di tè, caffè, lieviti ed erbe aromatiche, praticamente tutti i prodotti trasformati e le bevande, comprese quelle per bambini, sono interessate dal Nutri-score. Non sono invece inclusi i prodotti non trasformati come frutta, verdura, pesce o carne fresca e alcolici.

Da questa estate, il Nutri-score è stato anche adottato da McDonald’s Francia. Il re del fast food in Francia ha deciso di integrare il Nutri-score sul suo sito web, sulla sua app e sui terminali degli ordini nei punti vendita francesi.

Ad oggi, le leggi Ue non consentono di imporre il proprio sistema di etichettatura degli alimenti a titolo obbligatorio. Tuttavia, l’Europa propone un’etichettatura nutrizionale obbligatoria per tutta l’Europa entro il 2022 e la scelta potrebbe ricadere proprio su Nutri-score.

Il sistema è già stato raccomandato dalle autorità sanitarie in Francia, Germania, Belgio, Paesi Bassi e Spagna (anche se i funzionari di Spagna e Paesi Bassi sostengono che l’algoritmo Nutri-score dovrà essere adattato per soddisfare le loro linee-guida dietetiche nazionali).

Il vantaggio di questa etichetta è che dovrebbe fornire informazioni immediate ai consumatori sulla qualità nutrizionale dei prodotti che acquistano, rendendo più semplice fare le scelte giuste sugli scaffali dei supermercati. E, dall’altro lato, incoraggiare produttori e distributori a migliorare la qualità dei loro alimenti. Ma non funziona sempre così.

Cosa non funziona di Nutri-score

Le etichette a colori si concentrano su un numero molto limitato di sostanze nutritive, escludendo dalla dieta alimenti sani e naturali che da secoli sono presenti sulle tavole per favorire prodotti artificiali di cui in alcuni casi non è nota neanche la ricetta.

Nutri-score è stato duramente criticato dai nutrizionisti per aver dato voti alti a cibi super lavorati. I consumatori possono di fatto sostituire cibi ricchi di grassi con cibi apparentemente più sani ma altamente elaborati con un Nutri-score più alto.

Inoltre, alcuni Paesi, tra cui l’Italia, sostengono anche che il punteggio discrimini i grassi sani come l’olio d’oliva. Ha fatto parecchio discutere alcune settimane fa il caso delle patatine fritte francesi che avevano un punteggio migliore del nostro olio d’oliva.

L’impatto (negativo) di Nutri-score sul Made in Italy

Questo sistema, denuncia Coldiretti, porta a valutazioni errate sulla salubrità dei prodotti, prescindendo dalle esigenze complessive di un individuo, dalla quantità e dalla frequenza di assunzione all’interno di un regime alimentare variegato ed equilibrato. Il problema, dunque, è che la nuova etichetta a colori finisce spesso col bocciare, secondo alcuni esperti ingiustamente, quasi l’85% del Made in Italy a tavola.

Made in Italy che oggi vale quasi un quarto del Pil nazionale e, non a caso, i prodotti alimentari fanno registrare il record storico nelle esportazioni raggiungendo quota 52 miliardi, mai registrata nella storia dell’Italia.

I prodotti colpiti del nostro Made in Italy, soprattutto formaggi e salumi, vanno dal Parmigiano Reggiano al Prosciutto di Parma, dal Gorgonzola all’olio extravergine d’oliva. E’ evidente che l’equilibrio nutrizionale non può essere ricercato nel singolo prodotto: “Bisogna considerare i diversi cibi consumati nella dieta giornaliera e per questo non sono accettabili etichette semplicistiche che allarmano o scoraggiano il consumo di uno specifico prodotto” spiega Coldiretti.

Il timore, evidenzia l’Antitrust nella sue istruttorie, è che l’etichetta a semaforo, in assenza di adeguate avvertenze, venga “erroneamente” percepita come una valutazione assoluta sulla salubrità di un determinato prodotto senza considerare altri aspetti essenziali.

Le società contro cui l’Antitrust ha aperto un’istruttoria

I problemi collegati alle scale Nutri-score sono tornati a farsi sentire ora che l’Antitrust ha avviato 5 istruttorie contro alcune società proprio per aver usato il Nutri-score. Ecco le società coinvolte:

4 italiane:

  • GS
  • Carrefour Italia
  • Pescanova Italia
  • Valsoia

2 francesi:

  • Regime Dukan
  • Diet Lab

1 inglese:

  • Weetabix

1 tedesca che produce caramelle, di cui non si conosce il nome.

L’Autorità ha avviato anche un’istruttoria nei confronti del titolare dell’app francese Yuka, che si propone di dare una valutazione salutistica dei prodotti alimentari basata proprio sul sistema Nutri-score.

Intanto l’Italia si sta muovendo per rafforzare ulteriormente una coalizione a supporto di un sistema diverso e armonizzato, che sia diverso dal Nutri-score e che vada a rivedere alcuni dei principi alla base del sistema francese, supportato anche formalmente da Repubblica Ceca, Romania, Cipro, Grecia e Ungheria.

L’istruttoria dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato costituisce fortunatamente un importante passo per la difesa del Made in Italy, come ha confermato Coldiretti. “È essenziale combattere un sistema come quello del Nutri-score per evitare un grave danno al sistema agroalimentare italiano che, peraltro, potrebbe essere l’elemento di traino di un piano strategico di internazionalizzazione per far crescere la presenza dell’Italia sui mercati stranieri”.

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