Allarme sanità, anche le ambulanze ora sono a rischio

Con l’aumento del prezzo del gasolio adesso sono a rischio anche le ambulanze. Nel Lazio paghe dei medici ridotte da 40 a 20 euro lordi l’ora

Con l’aumento del prezzo del carburante anche le ambulanze ora sono a rischio. A lanciare l’allarme è stato il presidente del comitato di Pisa della Croce Rossa italiana, Antonio Cerrai, che ha avvisato riguardo la possibilità che il servizio del 118 possa restare fermo durante la notte, tra mezzanotte e le 7 del mattino. Una circostanza che potrebbe andare avanti fino alla fine dell’anno.

Ambulanze a rischio nel pisano

Il presidente ha anche spiegato che il problema ha avuto inizio con la pandemia e che oggi è fortemente aggravato dal caro carburante. Tra il 2020 e il 2021 solo la Croce Rossa di Pisa ha accumulato un deficit di un milione e 25mila euro. Ciò è successo dal momento che durante il Covid diverse attività si sono fermate, mentre le spese continuavano a crescere.

Ora, però, per fronteggiare la crisi i tagli ricadono sugli organici. Sono già sei i dipendenti non rinnovati, tra coloro che avevano un contratto a tempo determinato e quelli in scadenza. Il personale in esubero, invece, verrà spostato su altre convenzioni, per evitare tagli drastici al personale. Attualmente sarebbe necessaria un’organizzazione più efficiente tra gli enti del soccorso e dell’assistenza, per sostenere le associazioni di volontariato.

Il taglio degli stipendi mette in pericolo le ambulanze nel Lazio

I medici del 118 lavoreranno per 20 euro lordi all’ora sulle ambulanze laziali. L’Ares, Azienda Regionale Emergenza Sanitaria 118, il 30 settembre ha informato circa il taglio dei compensi alle imprese private che lavorano per il 118. Nel periodo pandemico la rimunerazione era stata alzata a 40 euro lordi l’ora, ma adesso si ritorna alla metà.

La questione è che molti medici potrebbero preferire, a queste condizioni, non confermare i contratti e pertanto si perderà il personale medico qualificato, come sta accadendo in molte altre strutture sanitarie italiane. Di conseguenza il servizio di emergenza è a rischio a Roma e nel Lazio.

Dopo la fase pandemica le retribuzioni dei medici del 118 calano

In una comunicazione l’Ares fa sapere che i medici in questione non sono dipendenti di Ares118 e dunque l’Azienda non può deciderne o modificarne il salario. Nello specifico si tratta di un appalto di servizi e la retribuzione dei medici in questione è stata stabilita dallo stesso appaltatore.

Ares 118, nell’ottica della valorizzazione dei medici e delle altre qualifiche, ha riconosciuto alle società impegnate nelle attività di soccorso durante il periodo Covid un incremento economico per le attività che hanno avuto maggiori costi determinati dalla pandemia.

Però, ora, i rapporti con queste società devono comunque essere regolati dal contratto di appalto. Attualmente, finito lo stato di emergenza Covid, Ares sta provando a unire tutte le necessità, tra le quali quella di una retribuzione degna dei medici insieme a quella di assicurare la legittimità degli atti amministrativi, secondo quanto dettato dal codice degli appalti.