L’esercito dei medici a gettone: ecco quanto guadagnano in sole 48 ore

Gli ospedali devono fare i conti con una drammatica carenza di personale sanitario. Così è venuto fuori il business delle cooperative, con turni e prezzi folli

La crisi economica e sociale in Italia riguarda ormai tutti gli ambiti della vita quotidiana, incluso il settore della sanità. A causa di stipendi troppo bassi e del crescente rischio di aggressioni nelle strutture pubbliche, il nostro Paese registra una carenza di medici e personale sanitario negli ospedali senza precedenti (che già devono fare i conti con la pandemia energetica, come spieghiamo qui). Senza contare i sempre meno bandi di concorso e medici specializzati e, per contro, la sovrabbondanza di neolaureati.

Un discorso che vale per la maggior parte dei professionisti inquadrati nel lavoro subordinato. Ma che differisce di molto se si parla dei medici pagati (profumatamente) “a gettone”.

Chi sono i medici a gettone e quanto guadagnano

Il primo elemento che distingue un medico a gettone da un dipendente è l’assenza di vincoli orari ai quali attenersi. I gettonisti sono molto più diffusi negli ospedali italiani di quanto si pensi e sono ingaggiati da cooperative esterne su affidamento delle aziende sanitarie, per coprire i sempre più numerosi buchi nell’organico (qui invece trovate la nuova classifica dei migliori ospedali al mondo: c’è anche l’Italia).

Essere chiamato a gettone vuol dire essere pagato per coprire un singolo turno, di solito di 12 ore. Ma anche in questo ambito le regole non sono perentorie, per non parlare dei controlli pressoché inesistenti, e dunque moltissimi medici preferiscono cumulare più gettoni consecutivi per guadagnare di più. C’è chi è arrivato anche a lavorare per 48 ore di seguito, portando a casa una somma ragguardevole: fino a 3.600 euro (a 1.200 euro a turno, 100 all’ora).

Offerte di lavoro e turni accorpati

Le offerte di lavoro per gettonisti corrono principalmente su Telegram. In alcuni casi, come riportato dal Corriere della Sera, si offrono compensi di 420 euro a turno, possibilità di fare 24 ore o 48 ore consecutive (consentito dalla clinica) e turni accorpati. Un altro avviso recita: “Cercasi medico da inserire in organico per la copertura di turni diurni e notturni e per la gestione dei codici minori del Pronto soccorso di Nuoro. Compenso 600 euro a turno di 12 ore più alloggio. Possibilità di accorpare turni per chi viene da fuori Regione”.

Come per ogni grande fenomeno sotterraneo, anche per quello dei medici a gettone si sviluppano pratiche di comportamento “carbonare”. Ci sono addirittura gruppi di categoria che si mettono d’accordo via chat e organizzano trasferte collettive in pullman. “Prendono 3 o 4 gettoni consecutivi lavorando fino allo stremo e poi tornano a casa con un bottino di 4-5.000 euro che basta per tutto il mese“, racconta al Corriere un primario lombardo.

Costi per lo Stato e carenza di medici specializzati

Oltre alle evidenti conseguenze per i pazienti, che potrebbero trovarsi di fronte un dottore stremato alla fine di un maxi turno di 36 o 48 ore, il fenomeno rappresenta una pesante perdita per le casse dello Stato. Il costo di un gettone supera infatti la metà dello stipendio mensile percepito da uno specializzando.

Ad aggravare la situazione contribuiscono, come già accennato, i pochi bandi di concorso per medici, che talvolta non registrano alcuna adesione. Alla carenza di medici specializzati fa da contraltare l’estrema disponibilità di neolaureati, che però non riescono a proseguire il percorso. Negli ultimi dieci anni sono rimasti esclusi dalle scuole di specialità 11.652 neolaureati.