Allarme gas, Putin in ginocchio chiude i rubinetti: cosa succederà

Le forniture di gas russo all'Europa non riprenderanno fino a quando le sanzioni occidentali contro Mosca non saranno revocate

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Miriam Carraretto

Giornalista di attualità politico-economica

Da vent'anni giornalista e caporedattrice per varie testate nazionali, è autrice di libri e contributi su progetti di sviluppo in Africa e fenomeni sociali.

Le forniture di gas russo all’Europa non riprenderanno fino a quando le sanzioni occidentali contro Mosca non saranno revocate. Così ha affermato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, dichiarando che le sanzioni sono state l’unica ragione alla base della decisione della Russia di chiudere il Nord Stream 1, il più grande gasdotto che trasporta gas tra la Russia e l’Europa occidentale, nonostante Mosca avesse inizialmente annunciato di averlo chiuso solo per motivi di manutenzione.

“I problemi di pompaggio del gas sono sorti a causa delle sanzioni imposte contro il nostro Paese e contro un certo numero di società dagli stati occidentali, tra cui Germania e Regno Unito”, ha affermato Peskov all’agenzia di stampa Interfax. “Non ci sono altri motivi che possono aver causato questo problema di pompaggio. Sanzioni che impediscono la manutenzione delle unità, che impediscono di essere spostate senza adeguate garanzie legali: sono queste sanzioni imposte dagli Stati occidentali che hanno portato la situazione a quella che vediamo ora”.

Le parole di Peskov non sono altro che un ulteriore tassello drammatico alla già ​​tesissima crisi energetica che sta consumando l’Europa, esacerbata dopo che Gazprom, il gigante energetico statale russo, aveva annunciato che un lavoro di manutenzione di tre giorni a causa di una perdita d’olio in una delle turbine del Nord Stream 1 si estenderà indefinitamente.

Gli effetti dello stop all’Europa del gas russo

L’Europa ha replicato subito alla mossa di Mosca: il portavoce della Commissione europea ha affermato che il blocco dei flussi di gas è stato effettuato con “pretese fallaci”. Anche gli Stati Uniti accusano Mosca di usare l’energia come arma.

Ma il punto è che ora i prezzi dell’energia hanno raggiunto nuovi massimi, toccando persino un +30% e costringendo i Paesi ad accelerare la ricerca di alternative al gas russo.

Gli scossoni dello stop al gas russo sul mercato finanziario sono stati immediati: l’euro è sceso al livello più basso degli ultimi 20 anni, al di sotto di 0,99 dollari. Anche il valore della sterlina, con l’economia britannica super vulnerabile all’aumento dei prezzi del gas, è sceso dello 0,5% a un nuovo minimo di 1,1444 dollari.

Ora gli analisti si attendono che l’euro scenda ulteriormente al di sotto della parità di 0,97 dollari e rimanga intorno a quel livello per i prossimi 6 mesi.

La buona notizia è che, secondo i calcoli, l’Europa avrà abbastanza gas per affrontare i mesi invernali. “Gli Stati Uniti e l’Europa hanno collaborato per garantire la disponibilità di forniture sufficienti. Come risultato di questi sforzi, lo stoccaggio del gas europeo sarà esaurito entro la stagione critica di riscaldamento invernale. Abbiamo ancora molto lavoro da fare”, ha detto un funzionario della Casa Bianca.

Cosa sta facendo l’Europa

L’Ucraina ha intanto fatto sapere che l’esportazione di elettricità da Kiev può sostituire “volumi significativi” di gas russo, attualmente importato in Europa. Ma non può bastare.

L’Unione europea ha annunciato che continuerà a sostenere l’Ucraina con tutti i mezzi possibili e per tutto il tempo necessario, qualunque minaccia o “ricatto” la Russia possa indirizzare ai 27 Stati membri, ha dichiarato l’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue Josep Borrell nel corso di una conferenza stampa al termine dell’ottava sessione del consiglio di associazione Ue-Ucraina. Bruxelles fornirà il suo sostegno a livello politico, finanziario, umanitario e militare “finché sarà necessario e come sarà necessario”.

Ma intanto i Paesi di tutta Europa stanno correndo ai ripari. Da noi, il governo Draghi ha approvato un pacchetto di aiuti da 17 miliardi di euro per aiutare le imprese e le famiglie contro il rincaro dei costi energetici galoppanti e l’inflazione esasperante, e un altro decreto Aiuti è in arrivo. Tutto questo oltre ai 35 miliardi preventivati ​​da gennaio per attenuare l’effetto degli altissimi costi di elettricità, gas e benzina.

Finlandia e Svezia hanno annunciato l’intenzione di offrire miliardi in garanzie di liquidità alle compagnie energetiche.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha affermato che l’UE deve intensificare i piani per i prodotti di energia rinnovabile e riformare il suo mercato elettrico.

La Germania, nel frattempo, sta cercando di differenziare le sue fonti di energia. Il governo ha dichiarato che manterrà in standby due centrali nucleari oltre la fine dell’anno, cambiando radicalmente direzione, dopo anche la riattivazione di alcune centrali a carbone. La Germania aveva deciso di abbandonare l’energia nucleare nel 2011 sotto l’ex cancelliera Angela Merkel, sulla scia del disastro nucleare di Fukushima in Giappone.

A seguito di un nuovo stress test di rete, due delle tre centrali elettriche rimanenti “rimarrebbero disponibili fino a metà aprile 2023 in caso di necessità”, ha dichiarato il ministro dell’Economia Robert Habeck.

L’asse Francia-Germania contro il caro energia

Intanto proprio Parigi e Berlino hanno siglato un accordo per affrontare insieme la crisi del gas russo. “La Germania ha bisogno del nostro gas e noi abbiamo bisogno dell’elettricità prodotta nel resto dell’Europa e in particolare in Germania”, ha spiegato il presidente francese Emmanuel Macron.

La Francia ha assicurato che completerà nelle prossime settimane le connessioni per fornire gas alla Germania quando sarà necessario. Più della metà delle 56 centrali nucleari francesi non è al momento in funzione a causa di riparazioni o operazioni di manutenzione, condizione che genera non pochi problemi energetici alla Francia, più di quanto lo faccia la chiusura dei gasdotti russi, che invece pesa molto di più sulla Germania.

Berlino a sua volta ha promesso di inviare elettricità a Parigi quando servirà. Proprio in Germania, peraltro, il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha annunciato un piano da 65 miliardi per aiutare le persone e le aziende a far fronte all’aumento dei prezzi.

Intanto, gli analisti stanno cercando di capire quanto davvero impattino le sanzioni sull’economia russa. Secondo un nuovo studio dell’Università di Yale, le sanzioni a Putin e ai suoi stanno mettendo a dura prova l’economia, nonostante l’affermazione di Mosca secondo cui il Paese non sente il problema (Peskov ha usato l’espressione “grande tempesta globale”, ma assicurando che la Russia sta resistendo e mantenendo la stabilità macro-economica).

Il team di esperti di Yale è riuscito a dimostrare la falsità delle affermazioni di Mosca secondo cui l’economia nazionale sarebbe rimasta solida e sarebbe invece l’Occidente a soffrire di più, a causa di “una guerra di logoramento economico” (qui gli effetti delle sanzioni sull’economia russa e cosa dice nel dettaglio lo studio di Yale).