L’attuale contesto in cui si trovano ad operare investitori e operatori di mercato è “molto complesso e molto aperto”. Questo il parere di Filippo Casagrande, Chief of Investments di Generali Investments, che osserva come “strutturalmente” il mondo vada verso la disinflazione, mentre “l’evoluzione geopolitica” e “fattori congiunturali” possano “spingere in direzione contraria”, ossia stagflazione.
Data la situazione, i risparmiatori dovrebbero “rimanere flessibili a vari differenti scenari”, suggerisce Casagrande, rimanendo “non troppo esposti al mondo dei tassi interesse a lungo termine” e mantenendo una diversificazione geografica e settoriale sul mercato azionario.
L’inflazione fa paura
A breve, “lo scenario di base è quello di una ‘tregua fragile’: la de-escalation ha sostenuto un forte rimbalzo degli attivi rischiosi ma, anche in assenza di una ripresa degli scontri, siamo di fronte ad una prolungata chiusura dello Stretto di Hormuz”, sottolinea Casagrande che ricorda come la chiusura dello Stretto abbia limitato l’offerta globale di beni energetici, spingendo i prezzi del petrolio oltre i 100 dollari, e metta in difficoltà la circolazione di beni essenziali per la filiera alimentare, quali ad esempio i fertilizzanti.
“Il rialzo dei prezzi globali dei beni energetici e alimentari sta già avendo un impatto sui prezzi al consumo e il potere di acquisto delle famiglie. Se in una prima fase i consumi possono rimanere sostenuti grazie alla riduzione dei tassi di risparmio, una crisi prolungata porterebbe ad un rallentamento più marcato della domanda interna, con un rischio non trascurabile di recessione nelle regioni e paesi più sensibili alle importazioni di energia, in primis Europa e Italia”, commenta l’esperto di Generali Investments.
I tassi di interesse
“Il rischio di uno scenario di stagflazione può avere un impatto rilevante sulle politiche monetarie”, avverte Casagrande. Sul fronte europeo, il mercato dà quasi per certi tre rialzi dei tassi da parte della BCE, che però “avrebbero un impatto negativo per la crescita nel breve e medio termine”. Per il momento Francoforte sta alla finestra, ma nelle ultime dichiarazioni si percepisce “un tono già meno accomodante”.
“Il tasso Bund decennale viaggia poco sopra il 3%, un livello storicamente molto elevato, dato il riprezzamento al rialzo delle aspettative di inflazione”, fa presente l’esperto di Generali Investment.
Oltreoceano, il mercato ha “rimosso interamente le precedenti aspettative di tagli dei tassi per il 2026” da parte della FED. Da rilevare che l’inflazione complessiva ha già superato il 3% su base annua “ma, per il momento, l’inflazione core mostra un trend decrescente, seppur lento”.
“Questo dovrebbe limitare ulteriori pressioni al rialzo sui tassi di mercato, con un tasso decennale Treasury che già viaggia in area 4,40% e con 30Y sopra il 5% “.
Un occhio particolare è dato ai bond britannici, “con il tasso decennale Gilt già sopra il 5%, con spread storicamente ampi rispetto a Bund e Treasury USA”.
Preferibile approccio “molto selettivo”
Il recente rally “suggerisce cautela nel tentare di anticipare un ulteriore strappo al rialzo dei listini azionari”. Galvanizzati dal buon andamento degli utili aziendali (specie negli USA e nel settore tecnologico), i mercati “sembrano non vedere i rischi al ribasso sulla crescita derivanti da una spirale inflattiva”.
Chiave è capire se “il settore tecnologico stia affrontando una bolla”. Nonostante i buoni utili aziendali non si possono escludere fasi di volatilità, “specie per quei titoli con le valutazioni estremamente elevate e con difficoltà a finanziare con mezzi propri gli investimenti necessari per essere competiti nella corsa per l’Artificial Intelligence”.
Confermata l’attenzione di Generali Investments per i “settori strategicamente importanti per l’economia domestica”, come quello bancario e della difesa in Europa, nonché i titoli auriferi e utilities.
Sul fronte dei tassi, Generali Investments adotta un “approccio neutrale sulla duration”, ma con una “gestione attiva per gestire la volatilità attorno ai livelli attuali dei tassi, che sono storicamente elevati”.
Guardando in particolare al mercato dei BTP, va tenuto in considerazione come “l’Italia sia più sensibile agli shock energetici”. Di conseguenza, “nel contesto attuale è difficile rivedere a breve i minimi di spread visti nella prima parte dell’anno. Parimenti, la buona gestione della finanza pubblica negli ultimi anni riduce i rischi di un allargamento sensibile degli spread”.