Pmi, via al part-time incentivato per spingere il ricambio generazionale

Nuova legge PMI 2026, part-time agevolato per lavoratori senior e obbligo di assumere under 34. Tutti i requisiti, vantaggi e limiti

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Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

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Dal 7 aprile 2026 è entrata in vigore la legge annuale dedicata alle piccole e medie imprese. Si tratta della Legge n. 34 dell’11 marzo 2026, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 68 del 23 marzo, che introduce, tra le varie misure, uno strumento di part-time incentivato. Ciò è stato pensato per accompagnare i lavoratori senior verso la pensione e, allo stesso tempo, favorire l’ingresso di nuove generazioni nel mercato del lavoro.

Che cos’è il part-time incentivato

Si tratta di una misura sperimentale, valida per il biennio 2026-2027, che consente ai dipendenti prossimi al pensionamento di ridurre gradualmente l’orario di lavoro senza penalizzare l’assegno pensionistico futuro. Questo è possibile grazie al riconoscimento di contributi figurativi e a un esonero contributivo, che comporta un aumento del netto in busta paga.

La misura è limitata a un massimo complessivo di 1.000 lavoratori a livello nazionale, configurandosi quindi come uno strumento pilota, utile a valutarne l’efficacia in vista di un eventuale ampliamento.

Chi può accedere: i requisiti

Non tutti i lavoratori possono beneficiare di questa agevolazione. I requisiti sono precisi e devono essere soddisfatti congiuntamente:

  • essere iscritti all’assicurazione generale obbligatoria (AGO), alle sue forme esclusive e sostitutive, oppure alla Gestione Separata Inps (Legge 335/1995);
  • avere un contratto di lavoro a tempo pieno e indeterminato presso un datore di lavoro privato;
  • lavorare in un’azienda con non più di 50 dipendenti;
  • possedere un’anzianità contributiva antecedente al 1° gennaio 1996;
  • maturare i requisiti per accedere alla pensione (di vecchiaia o anticipata) entro il 1° gennaio 2028.

La riduzione dell’orario può variare tra un minimo del 25% e un massimo del 50% rispetto al tempo pieno. Le modalità operative, incluse eventuali clausole elastiche o flessibili su base settimanale o mensile, sono concordate tra lavoratore e datore di lavoro attraverso un atto con data certa.

L’obbligo di assunzione

La norma non si limita a favorire l’uscita graduale dei lavoratori senior, ma introduce anche una contropartita occupazionale fondamentale. Ogni datore di lavoro che concede il part-time agevolato è infatti obbligato ad assumere contestualmente un lavoratore under 34 con contratto a tempo pieno e indeterminato. Si tratta di uno scambio generazionale concreto, che mira a garantire la trasmissione di competenze e know-how aziendale tra chi si avvia all’uscita e chi entra nel mondo del lavoro.

Questo meccanismo risponde a una delle principali sfide del tessuto produttivo italiano. Le Pmi, che rappresentano la spina dorsale dell’economia nazionale, spesso faticano a rinnovarsi: da un lato i lavoratori più esperti non hanno incentivi a ridurre l’orario, dall’altro le aziende non dispongono di strumenti adeguati per gestire un ricambio graduale e organizzato.

Il ruolo dell’Inps e i limiti di spesa

Il monitoraggio della misura è affidato all’Inps, che tiene sotto controllo il numero di domande presentate. L’istituto è chiamato anche a valutare in via prospettica l’avvicinamento al tetto massimo di lavoratori autorizzati (1.000 complessivi).

In caso di raggiungimento, o di imminente superamento del limite di spesa, l’Inps sospende l’esame di nuove domande e ne dà tempestiva comunicazione al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e al Ministero dell’Economia e delle Finanze.