Petrolio e gas a picco grazie al prolungamento della tregua in Iran. Denunce su speculazione carburanti

Il petrolio è crollato al di sotto dei 100 dollari al barile, mentre il gas si è riposizionato sui 44 euro/Mwh ad Amsterdam

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Redazione

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Colano a picco le quotazioni di petrolio e gas dopo la tregua di due settimane concessa all’Iran dal Presidente americano Donald Trump. Un salvagente in cui non si scommetteva più, arrivato come un’alba dopo una notte buia. E se qualcuno avesse venduto, anche allo scoperto, qualche future sul petrolio o sul gas nella giornata di ieri, riacquistando oggi lo stesso numero di contratti a prezzi notevolmente più bassi, avrebbe accumulato un bel gruzzolo e guadagni a doppia cifra nello spazio di poche ore.

Petrolio giù sotto i 100 dollari al barile

Le quotazioni del petrolio sono crollate al di sotto dei 100 dollari dopo l’annuncio del cessate il fuoco e della tregue di due settimane concessa da Trump a Teheran. Il Brent perde stamattina oltre il 14%, attestandosi a 93,9 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate statunitense crolla di circa il 15% a 96,18 dollari al barile, dopo aver toccato un minimo la scorsa notte di 93 dollari (-18%). Il greggio nordamericano potrebbe registrare la sua peggiore performance giornaliera da aprile 2020 se dovesse mantenere sino alla chiusura un calo superiore al 14,5%.

Crollano anche le quotazioni del gas

Anche il gas ha registrato movimenti analoghi, crollando sulle principali piazze internazionali. In particolare, il prezzo del future sul gas TTF alla Borsa di Amsterdam, in consegna maggio, si è portato a 44 euro/MWh, in discesa di oltre il 17%. Si tratta comunque di livelli ben distanti dalla situazione pre-conflitto, quando i prezzi erano in area 32 euro/MWh.

Prezzi record sul fisico

Sul mercato fisico, i prezzi del greggio hanno raggiunto nuovi record storici in prossimità dei 150 dollari al barile. Le raffinerie europee e asiatiche hanno pagato tariffe esorbitanti per alcune qualità di petrolio, superando di gran lunga i prezzi dei futures cartacei, a conferma che la crisi di approvvigionamento causata dalla guerra in Medioriente, che ha imposto una interruzione di circa 12 milioni di barili al giorno tramite la chiusura dello Stretto di Hormuz, sta avendo impatti pesanti sul mercato energetico, che si scaricano sui prodotti raffinati e sulla rete di carburanti.

Ancora denunce su speculazione carburanti

Nonostante il forte crollo del petrolio, i listini dei carburanti continuano a salire al punto che il prezzo medio del gasolio viaggia spedito verso quota 2,2 euro al litro in tutta Italia. La denuncia arriva dal Codacons, sulla base dei dati regionali forniti dal Mimit. Oggi il gasolio in autostrada ha raggiunto una media di 2,191 euro al litro, mentre ieri veniva venduto a 2,158 euro/litro; la benzina sale a 1,825 euro/litro. Sulla rete ordinaria il prezzo del gasolio ha già superato la soglia psicologica dei 2,2 euro al litro a Bolzano, dove un litro di diesel costa 2,205 euro, e i prezzi più alti si registrano oggi in Calabria con una media di 2,198 euro al litro, Lombardia con 2,195 euro, Valle d’Aosta con 2,194 euro, Sicilia con 2,190 euro.