Settimana negativa per il settore immobiliare in Borsa in Europa, su cui ha inciso la performance di Vonovia, la più grande società immobiliare in Europa per capitalizzazione di mercato, specializzata nella gestione di immobili residenziali. Il colosso tedesco ha annunciato giovedì che l’utile ante imposte rettificato è diminuito del 4,1% a 462,2 milioni di euro nel primo trimestre a causa dell’aumento degli oneri finanziari nel contesto della guerra in Medio Oriente. “Stiamo monitorando attentamente la regione e le sue ripercussioni”, ha dichiarato il direttore finanziario Philip Grosse. I costi di finanziamento decennali si attestano al 4,5%, con un aumento di mezzo punto percentuale, mentre tassi di interesse superiori al 5% o al 6% supererebbero i costi di finanziamento previsti per la società immobiliare, ha aggiunto Grosse.
L’andamento del settore in Borsa
In generali, il settore immobiliare ha vissuto una settimana negativa a livello europeo, con l’indice Stoxx 600 Real Estate che ha registrato un calo dello 0,7%, inferiore a quella dello Stoxx Europe 600 che ha terminato l’ottava poco sopra la parità.
Una performance buona è stata messa a segno dall’Italia, dove l’indice FTSE Italia All Share Real Estate ha mostrato un andamento in salita del 2,2% su base settimanale, poco sopra l’indice FTSE MIB (+2%).
I titoli immobiliari quotati a Milano
Fra le società immobiliari quotate a Piazza Affari, si è registrata una settimana fortemente negativa per Gabetti (-10,7%). In rosso anche Abitare In (-1,5%), Brioschi (-1,4%), IGD (-1,3%). Piatte Next Re (su cui incide l’OPA) e Risanamento, poco sopra la parità Aedes.
Tra gli annunci societari, spiccano i risultati del primo trimestre 2026 di IGD SIIQ, uno dei principali player in Italia nel settore immobiliare retail e società quotata su Euronext STAR Milan. Ha chiuso i primi tre mesi con un Ebitda della gestione caratteristica che si attesta a 24,3 milioni di euro, sostanzialmente in linea, a perimetro omogeneo, con il primo trimestre dello scorso anno. Il risultato della gestione finanziaria complessiva è pari a -12,5 milioni di euro, in miglioramento di 5,3 milioni rispetto al primo trimestre 2025 (29,8%). Il Gruppo ha chiuso il trimestre con un utile netto pari a 5,7 milioni di euro, in crescita di 4,1 milioni di euro rispetto al corrispondente trimestre dello scorso anno. L’Utile netto ricorrente (FFO) è pari a 11,7 milioni di euro, in crescita del 14,7% rispetto al primo trimestre 2025, principalmente per effetto della riduzione degli oneri finanziari ricorrenti. La società ha inoltre confermato la guidance annunciata al mercato lo scorso 26 febbraio, che prevede un FFO a fine 2026 pari ad almeno 45 milioni di euro.
Eurocommercial Properties, società di investimenti immobiliari quotata su Euronext Milan con un dual listing, ha comunicato che le vendite al dettaglio del Gruppo hanno registrato un inizio d’anno positivo nel 2026, con una crescita del 4,9% nel primo trimestre, leggermente superiore al +4,5% registrato nei dodici mesi precedenti. A livello nazionale, l’Italia ha registrato la performance migliore, con un aumento delle vendite al dettaglio del 7,4% nel trimestre. Il risultato degli investimenti diretti per azione è pari a 0,62 euro, a testimonianza di una solida performance operativa. Ipotizzando che non si verifichino deterioramenti significativi del contesto macroeconomico e geopolitico per il resto dell’anno, Eurocommercial Properties conferma le previsioni per il risultato degli investimenti diretti nel 2026, che si attesteranno tra 2,45 e 2,50 euro per azione.
I dati macroeconomici
Questa settimana sono arrivati dati interessanti dagli Stati Uniti, dove il volume delle domande di mutuo ipotecario ha registrato un calo del 4,4% la scorsa settimana, dopo il -1,6% registrato la settimana precedente; ha inciso, secondo i dati della Mortgage Bankers Associations (MBA), il fatto che i tassi sui mutui trentennali sono saliti al 6,45% dal 6,37% precedente. Inoltre, sono tornate a crescere le vendite di case nuove negli Stati Uniti nel mese di marzo (+7,4% a 682 mila unità rispetto alle 583 mila unità precedenti e alle 652 mila unità attese dal mercato), secondo i dati del Census Bureau.