Crisi energia: banche centrali blindano tassi. Ma la Fed si prepara a tagliare

L'analisi di UBS sugli orientamenti delle bance centrali per affrontare l'impennata del costo dell'energia e il conseguente aumento dell'inflazione

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La crisi energetica e i venti di guerra in Medio Oriente stanno ridisegnando le regole dell’economia globale. I prezzi di benzina e materie prime restano alti, e le banche centrali si trovano davanti a un bivio: alzare i tassi d’interesse per frenare il carovita o abbassarli per dare ossigeno a imprese e famiglie? Gli analisti del gruppo bancario ING hanno tracciato la rotta per i prossimi mesi. La sorpresa più grande arriva dagli Stati Uniti.

Federal Reserve verso una svolta a sorpresa

Mentre nel consiglio della Federal Reserve (la Fed) si consumano storici cambi della guardia e forti discussioni interne, la strategia americana sembra cambiare rotta. Quest’estate l’inflazione negli Stati Uniti potrebbe superare il 4% a causa dei costi del carburante. Tuttavia, gli esperti ritengono che questo “caro-vita” non durerà per sempre: i prezzi alti finiranno per frenare i consumi, indebolendo il mercato del lavoro. Per questo motivo, ING prevede che la Fed farà una pausa nei prossimi mesi, per poi passare a ben due tagli dei tassi d’interesse: il primo a dicembre di quest’anno e il secondo a marzo del prossimo anno. Una mossa pensata per ridare slancio all’economia.

BCE pronta a correre ai ripari già a giugno

La situazione è opposta in Europa. I segnali inviati dalla BCE sono stati chiarissimi: un aumento dei tassi a giugno è praticamente certo. Anche se le tensioni in Medio Oriente dovessero svanire all’improvviso, il danno sui prezzi è già stato fatto e l’inflazione continuerà a colpire le tasche dei cittadini europei. La grande incognita rimane il ruolo dei governi: se gli Stati approveranno aiuti massicci per pagare le bollette o sostenere i redditi, il rischio è di alimentare ulteriormente l’inflazione, costringendo la BCE a interventi ancora più duri. Per ora, comunque, si prevede un solo aumento “precauzionale” a giugno per lanciare un messaggio di fermezza ai mercati.

Londra ci pensa, ma lo scudo resta alto

Anche la Banca d’Inghilterra (BoE) è orientata verso un unico aumento dei tassi a giugno, ma si muove con molta prudenza. Prima che scoppiassero le tensioni internazionali, i banchieri inglesi erano addirittura pronti a tagliare il costo del denaro. Per adesso la linea scelta è quella del “mantenimento attivo”: lasciare i tassi alti senza toccarli viene considerato già un modo per frenare l’economia. Se la crisi geopolitica non migliorerà nelle prossime settimane, il ritocco all’insù diventerà inevitabile, anche se gli esperti escludono la raffica di aumenti che molti mercati finanziari temevano.

Giappone: addio ai tassi bassi per salvare lo yen

La svolta più radicale sta avvenendo a Tokyo. La Banca del Giappone (BoJ) ha storicamente mantenuto tassi d’interesse bassissimi per stimolare l’economia, ma questa stagione sembra finita. La forte debolezza della moneta locale (lo yen) e il timore che i prezzi vadano fuori controllo stanno spingendo i vertici della banca a intervenire. Gli stipendi dei lavoratori giapponesi stanno finalmente crescendo e, con essi, anche l’inflazione. ING prevede quindi un primo aumento dei tassi a giugno e, se la corsa dei prezzi dovesse continuare a farsi sentire, un secondo ritocco verso l’alto entro la fine dell’anno.