Regioni in Italia con più imprese a rischio fallimento, dove le probabilità sono più elevate

Secondo Sevendata è a rischio insolvenza il 12,1% delle aziende, con il Lazio maglia nera e il Friuli Venezia Giulia invece tra i più solidi

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

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Secondo i dati dell’Osservatorio Business Scan 2026 realizzato da Sevendata, società italiana specializzata nella business information e nell’analisi del rischio di credito, in Italia sono circa 674 mila le imprese considerate a rischio insolvenza su oltre 5,5 milioni di aziende attive. In termini percentuali, il fenomeno riguarda il 12,1% del totale delle imprese italiane.

Si tratta di un dato che rappresenta una fotografia della capacità delle aziende di far fronte ai propri impegni finanziari nei prossimi 12 mesi, evidenziando importanti differenze territoriali tra le varie regioni.

Quali sono le imprese a rischio fallimento

Quando si parla di imprese a rischio insolvenza non si fa riferimento esclusivamente alle aziende destinate al fallimento o alla liquidazione, ma a quelle che presentano una probabilità elevata di andare incontro a difficoltà finanziarie tali da compromettere la continuità aziendale.

L’analisi di Sevendata utilizza un modello proprietario basato su sistemi di intelligenza artificiale e reti neurali che prende in considerazione numerosi indicatori, tra cui:

  • dati economico-finanziari;
  • bilanci aziendali;
  • eventi negativi registrati nel corso dell’attività;
  • caratteristiche del management;
  • indicatori strutturali dell’impresa e informazioni provenienti dai registri camerali.

Il rating elaborato valuta il rischio di insolvenza con un orizzonte temporale di dodici mesi, offrendo quindi una previsione della capacità delle imprese di mantenere equilibrio economico e finanziario.

Le regioni italiane con più imprese a rischio

L’analisi evidenzia una netta differenza tra Nord e Sud Italia, con alcune aree del Paese che mostrano livelli di rischio sensibilmente superiori rispetto alla media nazionale. Tra le regioni che registrano la maggiore incidenza di imprese a rischio insolvenza figurano:

  • Lazio;
  • Calabria;
  • Campania;
  • Sicilia;
  • Abruzzo.

Il Lazio rappresenta il dato più critico dell’intero Paese, con quasi un’impresa su sei classificata come potenzialmente esposta a difficoltà finanziarie nel breve periodo.

Anche diverse regioni del Mezzogiorno continuano a presentare livelli di vulnerabilità superiori alla media italiana, confermando come il tessuto imprenditoriale sia ancora maggiormente esposto agli effetti dell’incertezza economica, della minore disponibilità di capitale e di condizioni di mercato più complesse.

Le regioni più solide

All’estremo opposto della graduatoria si colloca invece il Friuli Venezia Giulia, che continua a distinguersi come una delle regioni italiane più solide dal punto di vista della tenuta delle imprese. Secondo lo studio, le aziende regionali considerate a rischio insolvenza sono 8.138, pari all’8,7% delle imprese attive.

Pur registrando un lieve aumento rispetto al 2025, quando l’incidenza risultava inferiore di 0,6 punti percentuali, il dato rimane decisamente migliore rispetto alla media nazionale del 12,1%.

Il Friuli Venezia Giulia entra così nel gruppo delle regioni economicamente più resilienti insieme a:

  • Trentino-Alto Adige;
  • Valle d’Aosta;
  • Piemonte;
  • Veneto.

Questi territori mostrano una maggiore capacità del sistema imprenditoriale di affrontare le difficoltà economiche, grazie a una struttura produttiva diversificata, a una buona solidità finanziaria delle imprese e a un tessuto economico storicamente più stabile.

I settori economici con il maggiore rischio di insolvenza

Lo studio mette in evidenza come il rischio non sia distribuito in maniera uniforme tra i diversi comparti economici. Le percentuali più elevate di imprese a rischio riguardano:

  • fornitori di energia (27,3%);
  • attività estrattive e cave (20,7%);
  • gestione dell’acqua e dei rifiuti (16%);
  • settore immobiliare (13,9%).

Si tratta di comparti particolarmente esposti agli aumenti dei costi operativi, alla volatilità dei mercati e agli investimenti necessari per sostenere l’attività.

I settori più resilienti

Al contrario, i comparti che mostrano la maggiore solidità risultano essere:

  • servizi (2,6%);
  • agricoltura e pesca (3,2%);
  • attività finanziarie e assicurative (3,8%).

Questi dati dimostrano come la resilienza aziendale dipenda non soltanto dalla posizione geografica, ma anche dal settore economico in cui opera ciascuna impresa.