Brescia Calcio fallito, club in liquidazione giudiziale: la motivazione della sentenza

Il Tribunale di Brescia ha aperto la liquidazione giudiziale del Brescia Calcio: i debiti ammontano a circa 20 milioni di euro

Foto di Mauro Di Gregorio

Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

Pubblicato:

Cala il sipario sul Brescia Calcio, al termine di un lungo periodo di crisi: il Tribunale di Brescia ha dichiarato la liquidazione giudiziale della società guidata da Massimo Cellino, sancendo il fallimento del club.

La decisione, di fatto, mette fine a una storia lunga 114 anni, vissuta tra Serie A e Serie B. La decisione arriva dopo l’esclusione dai campionati professionistici per il mancato rispetto delle scadenze economiche e dopo l’avvio della procedura concorsuale. La sentenza è stata emessa proprio nel giorno del 70° compleanno del presidente Massimo Cellino.

Il Brescia Calcio è fallito

Secondo quanto riferito dall’avvocato Luca Bonavitacola, legale di Massimo Cellino, il provvedimento del Tribunale certifica un’esposizione complessiva di 20 milioni di euro, composta da circa 10 milioni di finanziamenti e altri 10 milioni verso creditori privilegiati e altri creditori.

Il legale ha commentato la decisione spiegando: “Dispiace” e aggiungendo che si trattava di una scelta “inevitabile e scontata” e precisando di non aver ancora parlato con il presidente.

Dopo la sentenza sarà avviata la procedura per l’accertamento dei crediti e i creditori potranno presentare domanda di ammissione allo stato passivo entro i termini fissati dal Tribunale.

Le motivazioni del Tribunale

Nelle motivazioni della sentenza, riportate dal Giornale di Brescia, i giudici spiegano che il Brescia Calcio versa in un “conclamato stato di insolvenza“.

Il Tribunale ha inoltre dichiarato inammissibile il ricorso della società per accedere alla procedura di composizione della crisi, ritenendolo tardivo e “privo dei presupposti richiesti”.

Nelle motivazioni si legge anche che il percorso seguito dal club “non presenta alcun profilo di derivazione eziologica da quanto accaduto in seno alla composizione negoziata”. I giudici aggiungono inoltre che “appare difficile affermare che l’imprenditore abbia agito secondo buona fede e correttezza” e che ai creditori non sia stato presentato “un effettivo progetto di piano di risanamento”.

Come si è arrivati al fallimento del Brescia

La crisi della società si è aggravata negli ultimi diciotto mesi: tutto è iniziato – ricostruisce l’Ansa – con il mancato versamento di stipendi e contributi attraverso crediti d’imposta poi risultati inesistenti.

Sono quindi seguite le verifiche della Covisoc, le contestazioni della Procura federale e una penalizzazione di otto punti che ha modificato la classifica della Serie B, determinando la retrocessione del Brescia e la salvezza della Sampdoria.

Successivamente Massimo Cellino ha scelto di non iscrivere la squadra al campionato di Serie C 2025-2026, rinunciando anche agli adempimenti necessari per conservare il titolo sportivo. La Figc ha quindi revocato la licenza nazionale, sancendo l’uscita del club dal calcio professionistico dopo 114 anni.

I tentativi di evitare la liquidazione giudiziale

Prima della sentenza definitiva la società aveva provato diverse strade per evitare il fallimento. Cellino aveva tentato un piano di risanamento e successivamente il concordato preventivo. Era stata inoltre riattivata la storica matricola del Brescia Calcio, iniziativa che avrebbe dovuto consentire una ripartenza dai dilettanti.

Secondo quanto emerso, neppure la possibile entrata derivante dalla cessione di Sandro Tonali, stimata in circa 6 milioni di euro di diritti di valorizzazione, è stata sufficiente.

Le parole di Massimo Cellino

Dopo la decisione del Tribunale, Massimo Cellino – come riporta Sport Mediaset – ha commentato con amarezza:

È solo un atto di punizione. Non pensavo che l’acredine fosse più forte della ragione. Il problema è che si perdono oltre 5 milioni per i creditori. Purtroppo il 2 agosto è troppo vicino perciò non serve neppure impugnare l’atto.

Adesso la storia del calcio bresciano continua con la squadra Union Brescia.