Se ne va dall’Italia il gigante della pizza: troppi debiti

La catena americana Domino's Pizza ha chiuso i battenti in Italia a causa della troppa concorrenza tramite delivery e i debiti accumulati

Era un matrimonio destinato a fallire, quello tra l’Italia e Domino’s Pizza. E alla fine la catena americana è fuggita in sordina dalla Penisola. Da dove i clienti non hanno mai apprezzato particolarmente la “Hawaiian” con il prosciutto e l’ananas, vista più come un oltraggio alla cultura locale che come un’alternativa pazza alla classica margherita. Gli italiani hanno preferito continuare a comprare varianti a cui sono abituati da decenni.

Meglio una quattro formaggi di una “Cheddar Melt”, meglio una diavola di una “Pepperoni Passion” (non fatevi ingannare dal false friend: pepperoni in inglese significa salame piccante) e meglio una ortolana di una “Veggie”. Anche se non sono solo i gusti dei consumatori ad aver dirottato Domino’s Pizza fuori dall’Italia.

Perché Domino’s Pizza ha fallito in Italia: è (anche) colpa del delivery

Nel 2015, anno del lancio della catena in Italia con un accordo in franchising stipulato da ePizza Spa, Domino’s Pizza puntava a offrire alla clientela italiana dei servizi innovativi per l’epoca, come la possibilità di accedere a un servizio di delivery veloce su scala nazionale. Oltre che, come già detto, dei gusti in contrasto con la concorrenza locale, che hanno differenziato il gigante americana dal resto dell’offerta.

Il piano originale prevedeva l’apertura di 880 punti vendita. Le pizzerie locali però, anche per via della pandemia di Covid, hanno iniziato a mettere in campo servizi di delivery sempre più organizzati e funzionali, e ad affidarsi alle multinazionali del settore come JustEat, Deliveroo e Glovo.

E quindi a portare nelle case degli italiani un prodotto percepito come qualitativamente migliore, o comunque più vicino al nostrano concetto di pizza attraverso l’uso di applicazioni di terze parti, più semplici e gradevoli a livello di esperienza d’uso di quella della catena.

Domino’s Pizza piena di debiti, è finita la tutela prevista dal Tribunale

Domino’s Pizza non ha rilasciato bilanci ufficiali ma, stando ai bilanci del 2020, le perdite in Italia ammontavano a 10,6 milioni di euro. Nello stesso hanno, a livello mondiale, la multinazionale ha fatturato oltre 4 miliardi di dollari, con un utile netto di 491 milioni di dollari e un organico globale, tra dipendenti interni e franchising, di 290 mila lavoratori.

Il Tribunale di Milano ha disposto, ad aprile, la protezione giuridica di 90 giorni dai creditori. Una misura che ha impedito alle banche di pretendere il rientro del debito o di agire con il sequestro dei beni. La misura, tuttavia, è scaduta il 1° luglio, data in cui la catena ha iniziato a smantellare i pochi punti vendita rimasti nella Penisola.

Domino’s Pizza chiude a sorpresa in Italia: tanti i commenti sui social

Gli ultimi 13 ristoranti italiani di Domino’s Pizza, a distanza di sette anni dalla loro apertura, hanno chiuso. Come hanno scoperto, a sorpresa, gli estimatori della catena, provando a ordinare attraverso il sito ufficiale e gli altri servizi di delivery. In tanti si sono riversati sui canali social del simbolo della pizza americana per chiedere spiegazioni, senza ricevere però delle risposte.

Si è chiuso così il capitolo italiano della pizza più famosa degli Usa. Che non è riuscita a conquistare il cuore di un popolo che, pur aprendosi alle contaminazioni del fast food e della cucina etnica, difende sempre a spada tratta le eccellenze nazionali. E non vuole ricevere insegnamenti su come fare i piatti tipici, specie dagli odiati americani dell’ananas sulla pizza e della panna nella carbonara.

Se volete mangiare una buona pizza, vi abbiamo svelato qui qual è la migliore in Italia. Potete invece trovare qua tutte le migliori pizze italiane. Con buona pace di chi non è riuscito a entrare in classifica, come Flavio Briatore con la sua nuova pizzeria, di cui vi abbiamo parlato qui.