BCE dà una svolta alla politica monetaria: ecco cosa aspettarsi

L'Istituto di Francoforte ha annunciato la fine del QE ed un aumento dei tassi a luglio. I falchi della BCE vincono la prima battaglia mentre si ricompatta l'asse Roma-Parigi

La BCE ha dato una radicale svolta alla politica monetaria e, dopo 11 anni di politica dei tassi a zero, ha annunciato che a luglio procederà con il primo rialzo del costo del denaro di 25 punti base, forse di più (50 punti) a settembre. In questa riunione, intanto, ha posto fine al piano di acquisti asset (QE). Nulla è stato deciso circa la riattivazione dello scudo anti-spread, cui ha fatto cenno in modo generico la Presidente Christine Lagarde in conferenza stampa, senza dare dettagli.

Perché intervenire?

L’intervento della BCE è stato motivato da un’inflazione galoppante, che ha raggiunto un livello deòll’8% negli ultimi mesi, a causa dell’ascesa del prezzo del gas e del petrolio, soprattutto dopo l’embargo posto alla Russia. Una situazione destinata ad prolungarsi che peserà sulla crescita dell’Eurozona e sulle prospettive di inflazione.

Le nuove previsioni degli economisti della BCE indicano un’inflazione al rialzo al 6,8% nel 2022, al 3,5% nel 2023 ed al 2,1% nel 2024; ridotte invece le previsioni sul PIL a +2,8% nel 2022, +2,1% nel 2023 e +2,1% nel 2024.

L’Eurotower ha le mani legate al suo mandato: la stabilità dei prezzi. Questo è il motivo per cui l’Istituto guidato da Christine Lagarde si è risolto a seguire il copione scritto dalla Fed ed ha avviato una svolta della politica monetaria.

Spread alle stelle

La reazione dei mercati non si è fatta attendere. Lo Spread BTP-Bund ha sfiorato 230 punti base, a seguito delle vendite che si sono scatenate sui bond europei dopo l’annuncio della fine del QE. Ne ha sofferto maggiormente il BTP italiano, che ha visto crescere il rendimento sino al 3,72% dal 3,47% del giorno prima, ai massimi dal 2014. Il rendimento del Bund tedesco invece è salito all’1,45%.

Secondo gli esperti sarebbe mancata una adeguata rassicurazione della BCE circa la sostenibilità dei debiti più elevati dell’Eurozona, ma soprattutto è mancato un preciso accenno alla riattivazione dello scudo anti-spread, che è quel meccanismo che porta la banca centrale ad acquistare i bond dei Paesi a Spread più elevato per fermare la speculazione e riequilibrare i rapporti di forza all’interno dell’Unione.

“L’assenza di una discussione concreta su un nuovo programma di sostegno che possa evitare quello che la BCE definisce “rischio di frammentazione” innervosisce gli investitori, che temono ora un ulteriore allargamento dello spread in un contesto macroeconomico in deterioramento, tassi al rialzo, una complicata manovra finanziaria in autunno ed elezioni generali nella primavera prossima”, afferma Fabio Castaldi, Senior Multi-Asset Investment Manager di Pictet Asset Management.

Anche l’euro ha registrato movimenti un po’ nervosi, cedendo alle vendite e scivolando sino a 1,0633 dollari (-0,77%).

Rinasce l’asse Roma-Parigi

E’ in questo contesto e con queste prospettive che si ripropone l’antico antagonismo fra falchi e colombe e torna in auge l’asse Roma-Parigi, dopo l’incontro fra il Premier italiano Mario Draghi ed il Presidente francese Emmanuel Macron.

Uniti da una comune visione dell’Unione i due leader sostengono la proposta di adozione di una politica economica comune, sul modello del Recovery Fund, che preveda nuovi prestiti Ue a basso costo per affrontare questa nuova crisi e l’adozione di un pacchetto di misure per frenare la crisi energetica compresa la fissazione di un tetto al prezzo del gas. Proposte che saranno difficili da far digerire ai rigoristi.