Le aziende del settore funerario stanno denunciando l’invasione di bare dalla Cina. Anche le casse diventano uno dei prodotti made in China che si stanno diffondendo in Europa. Il settore è tradizionalmente legato alla produzione locale, ma negli ultimi anni l’arrivo di prodotti asiatici a prezzi più bassi sta mettendo sotto pressione i produttori europei.
Riuniti, si sono rivolti alla Commissione europea per chiedere un’indagine antidumping per accertare se le aziende cinesi vendano nell’Unione Europea a prezzi artificialmente bassi grazie a sussidi pubblici e condizioni produttive vantaggiose.
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I numeri della crisi del settore funerario
Il settore funerario è tradizionalmente legato alla produzione locale. In Europa i produttori di bare erano circa 120, stabili nel tempo. Negli ultimi anni, in particolare negli ultimi cinque anni, la pressione dei prodotti asiatici a prezzi più bassi ha portato a una vera e propria crisi.
Si è passati da 120 a 90 produttori europei, il che significa che è scomparso circa un quarto delle aziende del settore. Nello stesso periodo, invece, il valore dell’importazione delle bare in legno dalla Cina è passato dai 16 milioni di euro del 2022 a ben 28 milioni di euro nel 2025. Si tratta di un aumento di circa il 75%.
Bare cinesi low cost: i prezzi
La carta vincente per i produttori cinesi sarebbe il prezzo. Secondo i dati contenuti in un’interrogazione degli eurodeputati di Fratelli d’Italia al commissario al Commercio Maroš Šefčovič, per produrre una bara in Italia il costo è in media di 260 euro, mentre in Cina è di appena 80 euro.
Per questo i produttori asiatici possono venderle sul mercato europeo tra i 100 e i 110 euro, a fronte di costi di produzione inferiori dovuti a una manodopera più economica e anche a un costo del legname più basso. Secondo i produttori europei che hanno richiesto l’indagine, anche gli aiuti statali da parte della Cina, come gli incentivi all’export, permettono di spendere poco e di guadagnare dall’esportazione verso l’Europa.
Sicurezza e “scappatoia Ikea”
Nella richiesta di indagine ci sono altre due questioni sottoposte all’Europa, ancora tutte da verificare. Si tratta dei materiali e della cosiddetta “scappatoia Ikea”.
Il primo punto riguarda quelle che potrebbero essere delle sostanze tossiche, nello specifico delle vernici vietate nell’Unione Europea per le bare cinesi. Queste vernici potrebbero, durante la cremazione, rilasciare microparticelle cancerogene.
La seconda questione è la “scappatoia Ikea”, ovvero che le bare verrebbero spedite smontate in confezioni piatte e dichiarate alla dogana con codici generici di legno-arredamento, per poi essere assemblate in Italia o in altri Paesi europei e vendute come prodotto finito. Se confermata, questa pratica renderebbe difficile il tracciamento delle importazioni e consentirebbe quindi di azzerare eventuali dazi.
Si tratta però di accuse dei produttori europei a quelli asiatici e non di accertamenti delle autorità. Per ora la richiesta è quella di un’azione di Bruxelles, un’indagine per sostenere i produttori locali. Il caso delle bare cinesi si aggiunge ad altri settori a rischio per via dei più bassi costi cinesi, come il caso dei pannelli solari, delle auto elettriche e degli elettrodomestici.