Alluvione Marche, era evitabile? 40 anni fa l’opera incompiuta sul Misa

Al momento sono 11 le vittime accertate a causa del maltempo che ha investito Senigallia e il comprensorio marchigiano: le indagini della Procura di Ancona

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Redazione

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Nei momenti di forte dolore è sempre difficile rimanere lucidi e non lasciare che la rabbia e lo sconforto prendano il sopravvento. Eppure, i magistrati di Ancona ci stanno provando: hanno aperto un fascicolo (atto doveroso e previsto dalla legge) nelle stesse ore in cui le Marche e l’Italia intera piangono ben 11 vittime accertate dell’ondata di maltempo che ha travolto i comuni di Arcevia, Senigallia, Barbara, Ostra e Trecastelli. La speranza ora è che il numero di decessi non continui a salire, mentre si continua a scavare senza sosta tra i detriti e le macerie.

Nel frattempo la Procura del capoluogo proverà ad accertare di chi sia la responsabilità dei due fatti avvenuti e iscritti nel registro delle notizie di reato, ossia quelli di inondazione e di omicidio colposo. Un lavoro che dev’essere svolto sul filo del rasoio, sospinto dall’esigenza di verità della popolazione colpita ma che non deve farsi trascinare dalla sofferenza e dalla frustrazione del contesto in cui si svolge.

Marche, il progetto mai compiuto dell’invaso sul Misa: il dramma dell’alluvione poteva essere evitato?

Il timore degli inquirenti è che – aldilà delle colpe dirette che verranno chiarite in sede processuale – l’origine del dramma vada ricercato molto lontano nel tempo. Questo perché il primo progetto per realizzare una vasca d’espansione sul fiume Misail torrente esondato nella giornata di giovedì 15 settembre – risale addirittura al 1982: un invaso che da lì in poi avrebbe dovuto proteggere Senigallia e tutto il comprensorio dalle piene d’acqua che si verificano in occasione delle forti piogge.

Il progetto inizialmente prevedeva un intervento di scavo sontuoso da 3 milioni di metri cubi di capacità, poi ridotto a 800 mila metri cubi, da effettuarsi nella frazione di Bettolelle, a circa 8 chilometri dalla foce. Vennero stanziati 4 miliardi di lire, in seguito trasferiti alla provincia di Ancona, ma l’opera rimase sulla carta. Se ne tornò a parlare nel 2014 – quando il Misa uscì di nuovo dagli argini – ma anche in quella occasione tutto si è risolto in un nulla di fatto.

Alluvione Marche, l’opera mai realizzata avrebbe evitato la strage? L’importanza della prevenzione

In queste occasioni la domanda che sorge spontanea è sempre la solita: la strage si sarebbe potuta evitare? Forse sì, a detta degli esperti, se solo qualcuno nel corso dei decenni avesse compreso che la situazione non poteva rimanere immobile, che qualcosa andava fatto per mettere al sicuro i cittadini. Ma il discorso rientra nel campo delle ipotesi: come spesso capita si è aspettato che succedesse la catastrofe, nonostante l’imprevedibilità del torrente sia cosa risaputa da sempre (la prima esondazione risale addirittura al 1940).

La prevenzione dunque, un ambito a cui viene dedicato sempre meno spazio in una società che troppo spesso viene distratta dalla cronaca spiccia del qui ed ora. Insieme ai climatologi sempre più allarmati, uno dei pochi a ribadire il concetto in questi anni è stato Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia: risuonano oggi le sue parole, pronunciate poco tempo fa, quando sottolineò che “per ogni euro speso nella salvaguardia del territorio, ne vengono risparmiati cinque che altrimenti finiscono per finanziare gli interventi di soccorso“. Quando ormai però è troppo tardi.