Supermercati chiusi di domenica nel 2026, la spesa sarà più conveniente?

Coop lancia l’idea di supermercati chiusi la domenica dal 2026: 6 giorni di apertura e spesa che si riorganizza tra offerte e nuovi orari

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Mirko Ledda

Editor e fact checker

Scrive sul web dal 2005, come ghost writer e debunker di fake news. Si occupa di pop economy, tecnologia e mondo digitale, alimentazione e salute.

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La grande distribuzione chiude un 2025 in affanno. Volumi di vendita in calo, margini sotto pressione, costi da limare. E adesso Coop lancia una proposta destinata a far discutere: supermercati chiusi la domenica, con 6 giorni di apertura settimanale.

A rilanciare l’ipotesi è Ernesto Dalle Rive, presidente di Ancc-Coop, che ha dichiarato a Il Sole 24 Ore:

Le principali imprese del sistema Coop ora vedono con favore la chiusura la domenica. Vogliamo aprire tavoli di confronto con Federdistribuzione e Adm per una visione condivisa.

L’obiettivo dichiarato da Coop è dunque negoziare, coinvolgendo Federdistribuzione e Adm (Associazione Distribuzione Moderna) per arrivare a un accordo di settore che potrebbe ridisegnare gli orari di tutta la Gdo italiana, oggi frammentati regione per regione e insegna per insegna.

Non solo Coop, dunque, ma tutti i supermercati e gli ipermercati – forse fatta eccezione per quelli presenti nei centri commerciali – rimarrebbero chiusi la domenica e, probabilmente, durante i giorni festivi.

Quanto si risparmia con la chiusura domenicale

Secondo le stime dell’Ufficio Studi Coop, abbassare le saracinesche la domenica permetterebbe di

  • tagliare il costo del lavoro, che nei festivi prevede maggiorazioni di almeno il 30% sul salario;
  • recuperare produttività ed efficienza per l’intero settore della grande distribuzione organizzata, con un valore potenziale tra 2,3 e 2,6 miliardi di euro;
  • spostare parte degli acquisti sugli altri giorni senza ridurre drasticamente la domanda.

Dall’ultimo rapporto Coop datato dicembre 2025, effettuato in collaborazione con Nomisma, 1 cliente su 3 non fa acquisti la domenica. Se la proposta Coop diventasse realtà, l’impatto per i consumatori (che sono dunque circa il 66% del totale) sarebbe più di tipo organizzativo che economico:

  • acquisti concentrati dal lunedì al sabato;
  • promozioni potenzialmente più aggressive grazie ai risparmi di filiera.

Inoltre ci sarebbe la domenica libera per i dipendenti dei supermercati, tema a cui il sistema di cooperative lega esplicitamente la propria proposta.

Per gli italiani potrebbe essere l’ennesimo aggiustamento delle abitudini, spinto da un carrello della spesa più conveniente. Ma il 2026, dicono i dati, non sarà l’anno dei grandi entusiasmi. Sarà l’anno in cui si comprerà meno “perché si vuole” e più “perché serve”.

La spesa degli italiani nel 2026

Mentre la Gdo valuta un taglio dei costi e la chiusura festiva, infatti, gli italiani ricalibrano il carrello. Il rapporto Coop di dicembre 2025 (realizzato con Nomisma e la Nomisma Opinion Leader Community) mostra un Paese che entra nel 2026 con preoccupazione, insicurezza e senso di instabilità.

Sono queste alcune delle parole chiave che il campione intervistato dalla società di consulenza ha collegato all’anno appena iniziato, tra i timori per la situazione geopolitica, l’oscillazione dei mercati e aspettative basse rispetto alla crescita del Pil.

Nel 2026 le famiglie prevedono di spendere di più quasi solo su necessità:

  • bollette e utenze;
  • salute fisica;
  • spesa alimentare.

La casa resta il centro: cibi salutari, semplici, percepiti come più autentici e tradizionali, boom dei prodotti “senza”, ricerca di qualità e convenienza insieme.

Continua l’ascesa del marchio del distributore (Mdd), con l’81% dei manager food and beverage che prevede un aumento della spesa per i prodotti dell’insegna. Parallelamente, rallenta la crescita dei discount e calano i volumi, soprattutto a causa della perdita del potere di acquisto.