Fine vita in Senato dopo il via libera della Corte Costituzionale alla legge toscana

Dopo lo stop per la Manovra, riparte l’esame sul fine vita. Pesa sulla commissione la sentenza della Consulta per la legge toscana sul suicidio assistito

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

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Il vuoto legislativo sul suicidio medicalmente assistito ha lasciato il segno su molte vite. Le Regioni hanno provato a muoversi in ordine sparso, oppure attuando le decisioni della Corte costituzionale, che è intervenuta più volte per fissare i paletti e soprattutto richiamare il Parlamento alle proprie responsabilità.

Ora il Senato ha fatto sapere che riprenderanno i lavori di discussione sulla proposta di legge sul fine vita, anche alla luce della legge approvata dalla Toscana, la prima normativa sul suicidio assistito considerata in larga parte legittima dalla Corte costituzionale. Restano però punti critici e contestati, perché sconfinano in ambiti di competenza nazionale, ed è proprio da qui che nasce la richiesta di portare a termine la discussione in Senato e proporre una visione unica su tutto il territorio.

Il Senato pronto a riprendere l’esame

Secondo fonti di maggioranza che seguono il dossier, già dal 7 gennaio le commissioni riunite Affari sociali e Giustizia del Senato potrebbero tornare a riunirsi per riprendere l’esame del disegno di legge sul fine vita. L’iter si era interrotto con l’avvio della sessione di bilancio e potrebbe ora ripartire anche con una possibile riapertura dei termini per la presentazione degli emendamenti.

Alla base della ripresa dei lavori c’è una fase di studio e approfondimento resa necessaria dall’ultima pronuncia della Corte costituzionale sulla legge toscana. La sentenza, pur respingendo il ricorso del governo contro la normativa regionale, ha chiarito i confini entro cui le Regioni possono intervenire, richiamando indirettamente il Parlamento alla responsabilità di colmare il vuoto legislativo a livello nazionale.

Cosa dice la sentenza della Corte costituzionale

La Corte costituzionale ha giudicato nel complesso legittima la legge della Toscana sulla morte volontaria medicalmente assistita, dichiarando però incostituzionali alcune sue disposizioni. I giudici hanno riconosciuto che, in assenza di una legge statale, le Regioni possono intervenire per organizzare i servizi sanitari, ma solo entro i limiti fissati dalla Costituzione.

La legge toscana, approvata l’11 febbraio 2025, consentiva l’accesso al suicidio medicalmente assistito ai pazienti in possesso dei requisiti già individuati dalle sentenze della Consulta n. 242 del 2019 e n. 135 del 2024.

Secondo la Corte, però, alcune parti del testo hanno invaso competenze riservate allo Stato. È stato dichiarato incostituzionale l’articolo che individuava direttamente i requisiti di accesso, poiché la loro definizione rientra nell’ordinamento civile e penale, materia di competenza legislativa esclusiva statale. Bocciate anche alcune scelte procedurali, come la possibilità di presentare la richiesta tramite un delegato del paziente e l’imposizione di termini particolarmente stringenti per la verifica dei requisiti, ritenuti in contrasto con la legge sul consenso informato.

La Corte ha inoltre censurato il ruolo attribuito alle aziende sanitarie locali, chiamate a garantire supporto tecnico e farmacologico, e il riferimento a nuovi livelli di assistenza sanitaria, ribadendo che la definizione dei livelli essenziali di assistenza spetta esclusivamente allo Stato. Restano invece valide le parti della legge regionale che si limitano a profili organizzativi compatibili con il quadro costituzionale.

Cosa dice la legge in Toscana

Ma cosa dice la legge della Toscana? L’11 febbraio 2025 il Consiglio regionale della Toscana aveva approvato una legge che regolamentava, almeno a livello regionale, la morte volontaria medicalmente assistita. Il provvedimento era passato con 27 voti favorevoli, 13 contrari e una sola astensione.

Non sorprende la divisione tra favorevoli e contrari. Da una parte i partiti di centrosinistra che appoggiano la giunta guidata da Eugenio Giani, tra cui Partito democratico, Italia viva, Movimento 5 stelle e il gruppo misto; dall’altra parte i partiti di centrodestra come Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, che hanno votato contro. Una sola astensione è arrivata dalla consigliera del Pd Luciana De Robertis.

L’approvazione della legge è stata però un passo storico: la Toscana è diventata la prima regione d’Italia a dotarsi di una normativa specifica sul suicidio assistito. Una decisione “storica” proprio per via dell’assenza di una legge nazionale sul tema. La legge, non a caso, nasce per colmare il vuoto normativo che persiste da anni nonostante le ripetute sollecitazioni della Corte costituzionale.

Quali sono i requisiti per il suicidio assistito?

La legge della Toscana fa riferimento a una sentenza del 2019, poi confermata nel 2024, con cui la Consulta ha stabilito la non punibilità di chi agevola il suicidio di un paziente in presenza di condizioni precise. Possiamo chiamarli “requisiti” di accesso al suicidio assistito, ma in realtà nascono come riferimento per la non punibilità.

Questi sono:

  • la presenza di una patologia irreversibile;
  • la sofferenza fisica o psicologica ritenuta intollerabile;
  • la dipendenza da trattamenti di sostegno vitale;
  • la piena capacità di autodeterminazione.

Ricordiamo che la sentenza arrivò dopo il caso di Dj Fabo, che nel 2017 si recò in Svizzera per accedere al suicidio assistito accompagnato da Marco Cappato. Quest’ultimo è stato in seguito assolto dall’accusa di istigazione al suicidio.

Da chi è composta la commissione?

Il testo della legge toscana si basa sulla proposta di iniziativa popolare “Liberi subito”, promossa dall’Associazione Luca Coscioni. Questa stabilisce che possono accedere alla procedura di suicidio assistito le persone in possesso dei requisiti indicati dalla sentenza della Corte costituzionale.

La legge prevede l’istituzione, entro 15 giorni dall’entrata in vigore, di una commissione multidisciplinare permanente presso ogni azienda sanitaria locale, incaricata di verificare la sussistenza dei requisiti.

La commissione dovrà essere composta da un medico palliativista, uno psichiatra, un anestesista, uno psicologo, un medico legale, un infermiere e uno specialista della patologia da cui è affetta la persona richiedente. Tutto su base volontaria.

Come si accede all’iter?

La legge descrive in che modo accedere all’iter per il suicidio medicalmente assistito. Si parte con la presentazione di un’istanza corredata da documentazione sanitaria, che verrà poi valutata dalla commissione e dal comitato per l’etica nella clinica. La procedura di verifica dovrebbe concludersi entro 20 giorni, rimediando così a quelle lungaggini spesso denunciate da chi intraprende un simile percorso e che, in molti casi, si conclude con un lungo e costoso viaggio all’estero per sfuggire ai tempi della burocrazia italiana.

Nei 20 giorni di verifica la commissione dovrà accertare che il paziente sia stato adeguatamente informato sulle possibilità di accesso alle cure palliative e solo dopo la conferma della volontà del richiedente viene redatta la relazione finale. Su questa si basa l’esito della richiesta.

A che punto è la proposta?

Le commissioni riunite Affari sociali e Giustizia del Senato hanno fatto sapere che torneranno a discutere della proposta sul fine vita, anche alla luce della sentenza sulla legge della Toscana. Nel resto d’Italia, però, le Regioni hanno nel frattempo seguito percorsi diversi.

Di fronte al vuoto lasciato dallo Stato, diverse Regioni hanno adottato delibere attuative della sentenza della Corte, come Emilia-Romagna e Puglia. Nessuna Regione è però arrivata a una vera e propria legge, a parte la Toscana e la Sardegna. Tentativi analoghi erano stati portati avanti anche da Veneto, Lombardia, Piemonte e Friuli Venezia Giulia, ma sono stati respinti.