Netflix, come ottenere il rimborso degli aumenti illegittimi: chi ha diritto e cosa fare

Netflix deve rimborsare gli aumenti illegittimi applicati negli anni: guida pratica per richiedere il rimborso e quanto si può recuperare

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Claudio Cafarelli

Giornalista e content manager

Giornalista pubblicista laureato in economia, appassionato di SEO e ricerca di trend, content manager per agenzie italiane e straniere

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Una decisione del Tribunale di Roma ha stabilito che gli aumenti degli abbonamenti Netflix applicati in Italia negli ultimi anni sono da considerarsi illegittimi. La sentenza numero 4993/2026, pubblicata il 1° aprile, ha dichiarato nulle le clausole che permettevano alla piattaforma di modificare unilateralmente i prezzi senza una motivazione adeguata. Il provvedimento riguarda gli aumenti applicati nel 2017, nel 2019, nel 2021 e nel novembre 2024. Secondo quanto stabilito, gli utenti coinvolti hanno diritto alla restituzione delle somme pagate in più, ma solo a fronte di una richiesta esplicita. Un utente con piano premium attivo dal 2017 potrebbe ottenere un rimborso di circa 500 euro. Per chi ha invece sottoscritto un piano standard, la cifra stimata si aggira intorno ai 250 euro.

Chi ha diritto al rimborso di Netflix

La sentenza riguarda tutti gli utenti che hanno sottoscritto un abbonamento tra il 2017 e gennaio 2024. Il diritto al rimborso resta valido anche per chi ha già disdetto il servizio. Sono invece esclusi i nuovi abbonati che hanno sottoscritto un contratto dopo il 2024. In quel periodo, infatti, Netflix ha aggiornato le condizioni contrattuali introducendo una clausola conforme alla normativa. Il criterio principale è quindi legato alla versione del contratto accettato al momento dell’iscrizione.

Perché gli aumenti sono stati dichiarati illegittimi

Le aziende possono modificare i prezzi dei servizi attraverso la cosiddetta modifica unilaterale del contratto. Tuttavia, questa possibilità è vincolata a precise condizioni.

Il Codice del Consumo stabilisce che il cliente deve conoscere fin dall’inizio i motivi che potrebbero giustificare un aumento futuro. Non è sufficiente comunicare la variazione con anticipo o offrire la possibilità di recesso.

Nel caso di Netflix, secondo il Tribunale, la clausola che spiegava le ragioni degli aumenti non era presente nelle versioni contrattuali precedenti al 2024. Per questo motivo, gli incrementi di prezzo sono stati considerati non validi.

Come richiedere il rimborso: la guida pratica

I rimborsi non vengono riconosciuti automaticamente. È necessario che l’utente presenti una richiesta formale. Le associazioni dei consumatori consigliano di inviare una comunicazione scritta, preferibilmente tramite Pec o raccomandata con ricevuta di ritorno, in modo da avere una prova dell’invio. Non è necessario utilizzare moduli complessi. È sufficiente una richiesta chiara che faccia riferimento alla sentenza. Un esempio di testo da utilizzare è quello suggerito da Consumatori.it:

“Alla luce della recente sentenza del Tribunale di Roma, stante l’illegittimità delle clausole che consentivano la modifica del prezzo degli abbonamenti senza indicare un giustificato motivo, chiedo la restituzione degli importi versati in forza degli aumenti dichiarati illegittimi. Con avvertimento che non provvedendo nel termine di 15 giorni dalla ricezione di questa comunicazione mi riservo ogni ulteriore azione”.

Alla richiesta vanno aggiunti i dati personali, il numero di abbonamento e la firma.

Gli indirizzi per inviare la richiesta

Per inoltrare la richiesta, è possibile utilizzare diversi canali. La raccomandata può essere inviata alla sede legale di Netflix in Italia, in via Boncompagni 8-10 a Roma. In alternativa, è disponibile la Pec all’indirizzo losgatosservicesitaly@legalmail.it. L’invio della richiesta rappresenta un passaggio fondamentale anche in vista di eventuali sviluppi legali successivi. La sentenza è immediatamente esecutiva, ma Netflix ha già annunciato ricorso. Nel frattempo, la società ha comunicato ai clienti che non procederà ai rimborsi fino a nuovi sviluppi. Questo significa che i tempi potrebbero allungarsi, ma la richiesta resta comunque consigliata per tutelare il proprio diritto.