Benito Nonino morto a 90 anni, storia e patrimonio dell’imprenditore che ha cambiato la grappa

È morto a 90 anni il proprietario di una delle più famose distillerie italiane, Benito Nonino, che ha cambiato il modo di produrre grappa in Italia

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Matteo Runchi

Editor esperto di economia e attualità

Redattore esperto di tecnologia e esteri, scrive di attualità, cronaca ed economia

È morto nella mattinata dell’8 luglio Benito Nonino, proprietario dell’omonima distilleria friulana, che ha trasformato da piccola azienda di famiglia a leader nella produzione della grappa. Negli anni Nonino ha cambiato il volto a questo liquore, arrivando a diventare un marchio riconoscibile a livello nazionale e internazionale.

Oggi la distilleria è passata a figlie e nipoti dello storico proprietario, che negli anni ’70 intuì le potenzialità di una migliore produzione di grappa e acquavite, selezionando per la prima volta una tipologia precisa di vinaccia, quella dell’uva Picolit. Oltre ai successi imprenditoriali, Benito Nonino ha anche fondato l’omonimo premio letterario, che ha riconosciuto il lavoro di scrittori poi diventati premi Nobel.

Morto a 90 anni Benito Nonino

È morto nella sua casa-azienda di Percoto, in provincia di Udine, Benito Nonino, proprietario dell’omonima distilleria famosa in Italia e in tutto il mondo. 90 anni compiuti a febbraio, Nonino ha scelto di passare i suoi ultimi giorni proprio nella sede dell’azienda che ha contribuito a trasformare da piccola realtà di famiglia a leader mondiale della produzione di grappa.

Fu proprio lui, insieme alla moglie Giannola, a cambiare il modo di produrre la grappa negli anni ’70. Dopo aver ereditato dal padre l’azienda, fondata alla fine dell’800, scelse di aumentare la qualità dei suoi prodotti, grappa in testa, per andare oltre il liquore da osteria, ruolo che dal sempre il distillato di vinacce ricopriva. Selezionò quindi una particolare uva delle terre di origine dell’azienda, il Friuli, e così il Picolit divenne l’unico vitigno da cui ricavare la grappa Nonino.

Una decisione che cambiò per sempre sia la storia dell’azienda che il modo di fare grappa in Italia. Da quel momento il prodotto si affermò sia sul mercato nazionale che internazionale grazie alla sua maggiore qualità. Oggi Nonino fattura 18 milioni di euro all’anno e la sua gestione è passata in mano alle figlie di Benito, Antonella, Cristina e Elisabetta.

Oltre l’imprenditoria: il Premio Nonino

Durante la sua ricerca per trovare la migliore vinaccia da cui ricavare la sua grappa, Nonino scoprì che alcune delle coltivazioni più significative delle viti friulane erano state vietate. Per rivitalizzare la loro coltura, istituì quindi il Premio Nonino Risit d’Aur, al fine di “stimolare, premiare e far ufficialmente riconoscere gli antichi vitigni autoctoni friulani”. Ad esso si affiancò una borsa di studio da assegnare ogni anno al miglior studio di carattere tecnico o storico su questi vigneti.

Nel 1977 a questo premio venne affiancato il Premio Nonino per la letteratura, che alcuni anni dopo si arricchì di una sezione internazionale. Negli anni il premio è stato assegnato per cinque volte a scrittori che divennero poi premi Nobel per la letteratura. La prima giuria incluse nomi importanti intellettuali come Elio Bartolini, Gianni Brera, Morando Morandini e Giulio Nascimbeni, con la presidenza di Mario Soldati.

Dopo la mancata assegnazione del 2023, il premio è tornato nel 2024 con quattro vincitori, uno per ognuna delle categorie: il premio Nonino è andato a Rony Brauman, quello “Maestro del nostro tempo” a Naomi Oreskes, il premio Internazionale Nonino a Alberto Manguel e il Risit d’Aur a Angelo Floramo e alla Cooperativa INSIEME Frutti di Pace.