Si chiude l’inchiesta della Procura di Milano sul mondo arbitrale, che ha scosso il calcio italiano. Con un comunicato diffuso mercoledì 15 luglio, i magistrati milanesi hanno annunciato la richiesta di archiviazione per l’ex designatore arbitrale Gianluca Rocchi, per il suo vice Andrea Gervasoni e dell’Inter. Il club era stato iscritto nel registro degli indagati solo ieri, ma la sua posizione è stata già archiviata.
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Le partite nel mirino
Secondo la ricostruzione dei magistrati, basata su intercettazioni telefoniche, pedinamenti e audizioni, Rocchi avrebbe effettuato “verifiche preventive” sul gradimento dell’Inter rispetto a determinati arbitri, in relazione a quattro partite:
- Bologna-Inter (20 aprile 2025);
- Inter-Milan di Coppa Italia (23 aprile);
- Inter-Verona (3 maggio);
- Torino-Inter (26 aprile 2026).
Sino ad ora l’unico indagato in questo filone era Rocchi. I pm ipotizzavano il concorso con persone inizialmente non identificate o non collocate nella geografia calcistica. Due settimane fa, nel secondo invito a comparire notificato a Rocchi, gli inquirenti avevano fatto riferimento a “esponenti della società sportiva Inter”, senza identificarli né iscriverli nel registro degli indagati. Secondo l’ipotesi investigativa, questi avrebbero agito sfruttando rapporti preferenziali con Gabriele Gravina, presidente della Figc.
I motivi dell’archiviazione
La Procura distingue però nettamente tra la frode sportiva penalmente rilevante e le condotte di interferenza riscontrate, ritenute prive di questi requisiti. Come spiega la Procura nella nota:
Non ravvisa un sistema strutturato volto a interferire sulle nomine. Distingue tra la frode sportiva penalmente rilevante, che presuppone condotte fraudolente, astrattamente idonee e volte ad incidere sulla regolarità della singola gara, dalle condotte di interferenza oggettivamente prive di tali caratteristiche.
Da qui la richiesta di archiviazione per il reato previsto dagli articoli 81 cpv., 110 del codice penale e dalla legge 401/1989 sulle frodi sportive.
Anche il procedimento avviato contro l’Inter è stato archiviato. Il club era stato iscritto ieri nel registro degli indagati per responsabilità oggettiva. Venendo meno il presunto reato di frode sportiva, viene automaticamente meno anche la responsabilità del club.
Il nodo delle “bussate” a Monza
Non tutto il fascicolo si chiude a Milano. Gli atti relativi alle cosiddette “bussate” contro il vetro della sala VAR di Lissone sono stati trasmessi alla Procura di Monza per competenza territoriale, essendo la sala operativa collocata in Brianza. Qui saranno valutate le posizioni dei due varisti Luigi Nasca e Oreste Di Vuolo, accusati di frode sportiva. Le partite nel mirino in questo caso sono Udinese-Parma e Salernitana-Modena.
Resta invece a Milano il filone che riguarda Daniele Paterna, assistente VAR durante Udinese-Parma, ripreso in un video mentre chiede a chi bussava se fosse “rigore”. Paterna non risponde delle bussate ma di false informazioni rese al pm Ascione durante l’audizione.
Il fascicolo va anche alla giustizia sportiva
Parallelamente al fascicolo penale, tutta la documentazione raccolta sarà inviata alla Procura Federale della Figc, guidata da Giuseppe Chiné, e al Coni. L’obiettivo è valutare se le condotte accertate, pur non configurando reato, possano costituire illeciti disciplinari nell’ambito dell’ordinamento sportivo.
A completare il quadro, anche la Commissione parlamentare Antimafia ha richiesto gli atti dell’inchiesta, già al lavoro sui faldoni relativi alle infiltrazioni della criminalità organizzata nelle curve milanesi.
La difesa: “Rocchi felice, ma il costo pagato è stato pesante”
L’avvocato Antonio D’Avirro, legale di Rocchi, ha commentato la decisione della Procura:
L’ho sentito ed è molto contento, ora valuteremo cosa fare. Fortunatamente si è risolto tutto in tempi brevi, anche se il costo che ha dovuto pagare Rocchi è stato pesante.