Reddito di cittadinanza, 43 milioni di euro incassati da percettori senza requisiti

INPS e Guardia di Finanza hanno individuato oltre 3300 percettori reddito cittadinanza senza requisiti. Avviato recupero di oltre 43 milioni

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Claudio Cafarelli

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Giornalista pubblicista laureato in economia, appassionato di SEO e ricerca di trend, content manager per agenzie italiane e straniere

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Oltre 3.300 percettori del reddito di cittadinanza sono stati individuati senza i requisiti necessari per accedere alla misura. È il risultato dell’attività di analisi del rischio condotta dall’INPS in collaborazione con la Guardia di Finanza, nell’ambito del protocollo di intesa finalizzato al contrasto delle indebite percezioni di prestazioni previdenziali e assistenziali. Secondo quanto comunicato dall’Istituto, gli accertamenti avviati dal mese di gennaio 2025 hanno fatto emergere, per quanto finora verificato, somme indebitamente percepite per oltre 43 milioni di euro.

Reddito di cittadinanza, i controlli di Inps e Guardia di Finanza

Le irregolarità riguardano principalmente due filoni: da un lato i soggetti che non avevano dichiarato lo stato detentivo o la presenza di condanne penali considerate ostative; dall’altro i beneficiari risultati titolari di partite IVA, cariche o partecipazioni societarie potenzialmente incompatibili con la misura. L’attività è stata svolta attraverso l’integrazione delle banche dati e lo scambio di informazioni tra diverse amministrazioni.

L’INPS ha lavorato insieme al Nucleo Speciale Spesa Pubblica e Repressione Frodi Comunitarie della Guardia di Finanza per selezionare le posizioni considerate più a rischio. Il modello utilizzato si basa sull’analisi preventiva dei dati, così da individuare casi sospetti prima di procedere con verifiche mirate sul territorio. Un sistema fondato su analisi del rischio, controlli incrociati e collaborazione strutturata tra istituzioni.

Il filone dei precedenti penali e dello stato detentivo

Una parte delle verifiche ha riguardato i richiedenti del reddito di cittadinanza nel periodo 2019-2021 che non avevano dichiarato lo stato detentivo o la presenza di precedenti penali ostativi. La platea è stata acquisita attraverso uno scambio informativo con il Ministero della Giustizia. Questo passaggio ha consentito di isolare oltre 5.700 domande considerate potenzialmente a rischio frode.

Successivamente le posizioni sono state trasmesse alla Guardia di Finanza. Dopo un ulteriore affinamento dei dati, 4.374 casi sono stati inviati ai reparti territoriali del Corpo per gli accertamenti. Le attività svolte finora hanno confermato un tasso di irregolarità superiore all’82%. L’indebito accertato in questo filone supera gli 8,7 milioni di euro.

Partite IVA, cariche societarie e oltre 36 milioni di indebiti

Il secondo filone di indagine ha riguardato i beneficiari titolari di partite IVA, cariche o partecipazioni in società. Le verifiche hanno interessato sia il comparto degli artigiani e dei commercianti sia imprese con dipendenti. L’attenzione si è concentrata sulle posizioni segnalate dall’INPS alla Guardia di Finanza su tutto il territorio nazionale.

Alla data del comunicato, le posizioni controllate rappresentano circa un sesto dell’intera platea individuata. Nonostante questo, gli accertamenti hanno già permesso di rilevare oltre 2.600 irregolarità, pari a più della metà dei casi esaminati. Le irregolarità sono riconducibili soprattutto all’omessa dichiarazione della presenza di cariche sociali o dell’attivazione di una partita IVA. Da questo secondo filone è emerso un indebito superiore a 36 milioni di euro.

Revoca del beneficio e recupero delle somme

Per tutte le posizioni irregolari sono state avviate le procedure di revoca del beneficio e di recupero delle somme indebitamente erogate. Nei casi in cui sono emersi profili di possibile rilevanza penale, le posizioni sono state anche segnalate all’Autorità giudiziaria. L’utilizzo integrato delle banche dati ha permesso di individuare situazioni non compatibili con l’accesso ai benefici e di intervenire sul recupero delle somme. Nel caso del reddito di cittadinanza, gli accertamenti hanno riguardato una misura non più attiva nella sua forma originaria, ma ancora oggetto di verifiche per il periodo in cui è stata erogata.