Frode sulle pensioni all’Inps di Bergamo, quattro a giudizio per un danno da 12,5 milioni

La Guardia di finanza ha scovato una truffa milionaria ai danni dell'Inps. Coinvolti tre funzionari e un ex direttore dell'Istituto.

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Emanuela Colatosti

Giornalista

Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali

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Scovata una truffa da più di 12,5 milioni di euro ai danni dell’Inps, costruita alterando posizioni previdenziali e inserendo contributi fittizi per far ottenere pensioni non dovute.

Il presunto illecito è stato seguito dalla Guardia di finanza di Bergamo, che ha ricostruito un sistema che avrebbe favorito 130 persone nell’ottenimento di trattamenti pensionistici non spettanti.

Cosa è emerso dall’indagine

Secondo la ricostruzione della Guardia di finanza, la frode avrebbe permesso a decine di persone di ottenere il riconoscimento di periodi contributivi mai versati. In questo modo, almeno 130 contribuenti  hanno avuto accesso a trattamenti previdenziali non spettanti, ricevendo inoltre importi più alti.

Visto e considerato l’elevato numero di persone coinvolte, probabilmente si tratta di uno schema ripetuto nel tempo, in grado di incidere in modo pesante sulle casse pubbliche.

Come ha agito il presunto responsabile

Al centro del sistema ci sarebbe un funzionario della sede provinciale Inps di Bergamo. Secondo gli investigatori, l’uomo avrebbe convinto diverse persone che, in cambio di denaro, fosse possibile ottenere l’accredito di periodi contributivi utili per raggiungere i requisiti pensionistici.

Le somme sarebbero state richieste come corrispettivo per regolarizzare la loro posizione previdenziale. Chi pagava sembra credesse genuinamente che il denaro venisse versato all’Inps per coprire contributi volontari o altri accrediti. In realtà, sempre secondo l’accusa, quelle somme sarebbero state incassate in contanti dal funzionario, senza mai arrivare alle casse dell’Istituto.

La Guardia di Finanza ha rilevato accessi indebiti ai sistemi informatici dell’Inps, attraverso i quali venivano inseriti periodi di contribuzione agricola fittizi. In sostanza, nelle posizioni assicurative di alcuni soggetti comparivano contributi formalmente registrati ma privi di qualsiasi versamento reale.

Quante sono le persone coinvolte nell’illecito

Secondo la Guardia di finanza, il funzionario indagato non avrebbe mai potuto agire da solo, ma sarebbe stato aiutato da almeno altre due persone, che avevano il compito di individuare potenziali beneficiari interessati a ottenere contributi utili ad anticipare i tempi dell’ottenimento della loro pensione.

I probabili complici avevano un duplice ruolo:

  • quello di segnalare soggetti potenzialmente interessati a rafforzare la propria posizione contributiva o ad anticipare la pensione;
  • quello di non effettuare controlli di competenza, consentendo al meccanismo di procedere senza intoppi.

Per questo la magistratura contabile ha emesso un atto di citazione in giudizio nei confronti di quattro persone, tre funzionari e un ex direttore dell’Inps di Bergamo, contestando un danno erariale complessivo di oltre 12,5 milioni di euro.

Quali effetti può avere il caso sull’Inps

Il caso di Bergamo riporta l’attenzione su due temi molto sensibili, quello dei controlli interni e quello della tenuta del sistema previdenziale. Quando vengono riconosciuti contributi inesistenti o pensioni non spettanti, il danno non riguarda solo le somme erogate indebitamente ma anche la credibilità dell’intero meccanismo di tutela pubblica.

L’inchiesta servirà ora a chiarire responsabilità e ruoli, ma intanto mette in evidenza un punto centrale: una frode di queste dimensioni può svilupparsi se qualcuno materialmente decide di alterare i dati e, allo stesso tempo, chi deve occuparsi dei controlli non intercetta in tempo le anomalie.