100esperte compie 10 anni: cresce la voce delle donne nei media, ma la parità è lontana

In dieci anni il progetto ha coinvolto oltre 500 professioniste e accademiche in sei aree, contribuendo a dare maggiore visibilità alle competenze femminili. Diana Bracco: "Non è soltanto una questione di equità, ma una condizione essenziale per la crescita del Paese"

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Emanuela Galbusera

Giornalista di attualità economica

Giornalista pubblicista, ha maturato una solida esperienza nella produzione di news e approfondimenti relativi al mondo dell’economia e del lavoro e all’attualità, con un occhio vigile su innovazione e sostenibilità.

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Dieci anni, oltre 500 professioniste e accademiche coinvolte e un risultato che dimostra quanto sia possibile cambiare, anche se la strada verso la parità è ancora lunga. Nel 2016 le donne rappresentavano appena il 18% degli esperti interpellati dai media italiani. Nel 2025 la quota è salita al 30%. Dodici punti percentuali in più che raccontano un’evoluzione importante, ma anche un divario ancora evidente: oggi meno di una voce esperta su tre è femminile.

È da questo dato che riparte 100esperte, il progetto che il 3 novembre ha celebrato a Milano il suo decimo anniversario con l’evento 10 anni di 100esperte. Mappe del sapere, geografie del potere, ospitato al Museo Diocesano. Un’occasione per ripercorrere il cammino compiuto e riflettere sulle sfide ancora aperte per rendere le competenze femminili più visibili e riconosciute nell’informazione e nel dibattito pubblico.

Ideato dall’Osservatorio di Pavia e dall’associazione GiULiA Giornaliste e sviluppato con Fondazione Bracco, il progetto è nato nel 2016 con un primo nucleo di cento esperte nelle discipline STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica). L’idea alla base era semplice quanto rivoluzionaria: le donne competenti non mancavano, mancavano gli strumenti per renderle facilmente rintracciabili e coinvolgerle come fonti autorevoli nei media e negli eventi pubblici. Oggi 100esperte è una banca dati gratuita che mette a disposizione di giornalisti e organizzatori di eventi i profili di oltre 500 professioniste e accademiche, selezionate secondo rigorosi criteri scientifici. Le aree disciplinari sono diventate sei: STEM, economia e finanza, politica internazionale, storia e filosofia, sport e, da oggi, geografia.

Diana Bracco, “Le competenze c’erano, bisognava farle emergere”

Per Diana Bracco, presidente di Fondazione Bracco, il decennale rappresenta molto più di una ricorrenza. È la conferma di un’intuizione che dieci anni fa ha dato origine al progetto: superare l’idea, ancora diffusa, che fosse difficile trovare donne competenti da coinvolgere come esperte nei media, nei dibattiti e negli eventi pubblici.

“L’obiettivo che ci ponevamo nel 2016 con il progetto 100esperte era rendere visibili competenze che esistevano già, ma che troppo spesso rimanevano ai margini del dibattito pubblico”, ha ricordato Bracco. “In quegli anni sentivamo ripetere spesso che era difficile trovare donne esperte da intervistare, da coinvolgere nei dibattiti, da chiamare a commentare i grandi temi dell’attualità. Noi eravamo convinte del contrario. Le competenze c’erano. Bisognava farle emergere e renderle più accessibili ai media, alle istituzioni, alla società”.

Una questione che, secondo Bracco, non riguarda soltanto l’equità di genere, ma la capacità stessa del Paese di valorizzare tutte le risorse di cui dispone. “Come imprenditrice ho sempre ritenuto che valorizzare il merito femminile non sia soltanto una questione di equità, ma una condizione essenziale per la crescita culturale, sociale ed economica del nostro Paese”.

Nel suo intervento, Bracco ha voluto ringraziare soprattutto le centinaia di esperte che hanno scelto di mettere a disposizione il proprio sapere e la propria esperienza. A loro, ai partner e ai membri dei comitati scientifici va il merito, ha sottolineato, di aver dimostrato “che gli stereotipi possono essere superati non con le parole, ma con esempi concreti e autorevoli e che le donne sanno fare rete per raggiungere obiettivi condivisi”.

Un messaggio che guarda anche alle nuove generazioni. “Oggi celebriamo un decennale, ma soprattutto inauguriamo una nuova fase. Perché il nostro obiettivo non cambia: continuare ad allargare lo spazio delle competenze femminili, offrire nuovi modelli alle giovani generazioni e contribuire a una società capace di riconoscere e valorizzare tutto il talento di cui dispone”.

Donne esperte nei media: in dieci anni +12 punti percentuali

Il cambiamento è misurabile, ma non ancora sufficiente. A sottolinearlo è stata Monia Azzalini, responsabile del settore media e genere dell’Osservatorio di Pavia, che ha presentato i dati del Global Media Monitoring Project 2025.
“Un progresso significativo che evidenzia tuttavia come meno di una voce esperta su tre sia ancora femminile”, ha osservato Azzalini. È proprio in questo spazio che si inserisce la missione di 100esperte: contribuire a rendere le competenze delle donne più visibili, facilmente reperibili e concretamente accessibili alle redazioni.

Un percorso che riguarda non soltanto le pari opportunità, ma anche la qualità dell’informazione. Avere più donne chiamate a interpretare fenomeni economici, scientifici, politici e sociali significa infatti ampliare le prospettive attraverso cui vengono raccontati i fatti e si forma l’opinione pubblica.
“Cercare fonti femminili è una necessità del giornalismo: significa riconoscere competenze e offrire un’informazione più completa”, ha dichiarato Serena Bersani, presidente di GiULiA Giornaliste. Un’esigenza che oggi supera anche i confini nazionali, grazie alla collaborazione tra banche dati e associazioni europee impegnate a dare maggiore spazio e autorevolezza alle esperte.

Ma il problema non riguarda soltanto la possibilità di essere interpellate. Come ha ricordato Laura Menicucci, capo del Dipartimento per le Pari opportunità della Presidenza del Consiglio, esiste ancora una distanza tra formazione e possibilità concrete di affermazione professionale.
“Anche quando le donne presentano livelli di istruzione superiori a quelli degli uomini, il vantaggio formativo non si traduce automaticamente in una corrispondente presenza nelle posizioni di responsabilità”, ha osservato. La sfida, dunque, è fare in modo che il riconoscimento delle competenze si trasformi in effettive opportunità di partecipazione, responsabilità e leadership.

La geografia e le nuove sfide: il progetto guarda al futuro

Il decennale non è stato soltanto un momento per celebrare i risultati raggiunti, ma anche l’occasione per inaugurare una nuova fase. Tra le novità presentate c’è l’ingresso della geografia tra le discipline della banca dati, una scelta che risponde alla necessità di avere nuove competenze per interpretare fenomeni sempre più centrali nell’attualità: cambiamento climatico, migrazioni, trasformazioni urbane, gestione delle risorse e dinamiche geopolitiche.
Non si tratta di un ambito secondario. Secondo i dati Cineca e Ministero dell’Università e della Ricerca aggiornati a ottobre 2026, in Italia si contano 348 docenti di geografia, contro i 3.259 della chimica. E anche qui la presenza femminile diminuisce man mano che si sale nella carriera accademica: le donne rappresentano il 39% dei professori ordinari.
“La geografia ci aiuta a leggere le connessioni che legano fenomeni apparentemente lontani e a comprendere meglio le conseguenze che questi hanno sulla vita delle persone e dei territori”, ha spiegato Diana Bracco, sottolineando l’attualità della nuova area.

Accanto alla nuova sezione, è stato presentato anche il sito 100esperte.it, completamente rinnovato per rendere più semplice e immediata la ricerca delle professioniste e facilitare l’accesso alle loro competenze. Un altro tassello importante riguarda la collaborazione con WikiDonne e Wikimedia Italia. Dal 3 novembre è partita la Writing Week 100esperte, un’iniziativa dedicata alla creazione e al miglioramento di contenuti biografici sull’enciclopedia libera. Nel corso del 2027 Wikimedia Italia sosterrà inoltre la creazione o l’aggiornamento di 100 voci dedicate alle esperte presenti nella banca dati.
L’obiettivo è portare le competenze femminili non soltanto nelle redazioni e nei convegni, ma anche negli spazi digitali in cui si costruisce e si diffonde la conoscenza.

Artemisia Gentileschi, una testimonial ante litteram di 100esperte

A chiudere idealmente il percorso del decennale è una figura femminile che, secoli prima della nascita del progetto, aveva già rivendicato il diritto di vedere riconosciuto il proprio talento: Artemisia Gentileschi.
“Non potevamo scegliere un luogo migliore”, ha dichiarato Diana Bracco, presidente di Fondazione Bracco, riferendosi al Museo Diocesano di Milano, che ha ospitato le celebrazioni per i dieci anni di 100esperte. Un luogo particolarmente significativo anche per la Fondazione, che sostiene da tempo il progetto espositivo Un capolavoro per Milano: il quadro scelto per quest’anno è proprio un’opera di Artemisia Gentileschi, artista che Bracco considera una vera e propria testimonial ante litteram dell’iniziativa.

Nel 1649, in una lettera al suo mecenate Don Antonio Rufo, la pittrice scriveva: “Mostrerò a Vostra Signoria quello che una donna può fare”.
Una dichiarazione potente, con cui Gentileschi rivendicava il proprio valore in un’epoca in cui il mondo dell’arte, come molti altri ambiti della società, era dominato dagli uomini. Una frase che attraversa i secoli e che oggi assume un significato ancora attuale. Perché il talento femminile non manca, così come non mancano le competenze e le professionalità: ciò che serve è creare le condizioni perché possano emergere, essere riconosciute e trovare spazio.