Vaiolo nel Regno Unito, come si diffonde: i sintomi spia

Un caso confermato nel Regno Unito: “monkeypox”, il vaiolo delle scimmie è un virus che nell'essere umano si manifesta con particolari sintomi (a volte simili al Covid)

Prima del Covid probabilmente la notizia relativa a un singolo caso di vaiolo fuori dai confini italiani sarebbe, forse, passata in sordina. Dopo la pandemia, invece, le cose sono cambiate, compresa la consapevolezza su come si diffonda velocemente un virus da una parte all’altra del mondo.

Il paziente risultato positivo al vaiolo delle scimmie confermato nel Regno Unito, per esempio, ha contratto l’infezione in Nigeria, ma ora si trova in un ospedale a Londra, dove sta ricevendo cure specialistiche. Lo ha affermato l’Agenzia per la sicurezza sanitaria del Regno Unito (UKHSA).

Vaiolo delle scimmie: quali i rischi per l’uomo

Si chiama “monkeypox”, ovvero vaiolo delle scimmie, e sebbene non si trasmetta facilmente da uomo a uomo, le autorità del Regno Unito si sono già attrezzate e mobilitate per ricostruire la catena di contatti del paziente positivo.

L’anno scorso il virus era stato rilevato in Cina (ve ne abbiamo parlato qui), ora è bastato un singolo caso per mettere in allerta l’intero sistema sanitario inglese. Il motivo è semplice, e cioè: giocare d’anticipo, per evitare che qualcosa sfugga dal controllo o venga sottovalutata.

La procedura prevede di contattare tutte le persone che hanno avuto un contatto stretto con il paziente (prima che il vaiolo venisse confermato), così da poterle seguire, monitorando il loro stato di salute e fornendo loro tutti i consigli necessari per evitare che il virus si diffonda. L’UKHSA e il Servizio Sanitario Nazionale inglese hanno procedure di controllo delle infezioni ben consolidate per affrontare i casi di malattie infettive, perfezionate e corrette negli ultimi due anni di pandemia, e queste saranno rigorosamente seguite.

Quali sono i sintomi del vaiolo delle scimmie?

Il vaiolo delle scimmie è un’infezione virale che condivide molte somiglianze con il vaiolo, ma la differenza principale è che il vaiolo delle scimmie provoca gonfiore ai linfonodi sulla pelle, visibili a occhio nudo.

Alcuni sintomi più comuni, quelli precedono la forma più aggressiva dell’infezione, sono simili al Covid (qui come è cambiata la malattia e come si manifesta oggi).

Nello specifico, i sintomi “spia” del vaiolo delle scimmie sono:

  • Febbre
  • Mal di testa
  • Dolori muscolari
  • Mal di schiena
  • Brividi
  • Eccessiva stanchezza
  • Linfonodi ingrossati

In alcuni casi può anche svilupparsi un’eruzione cutanea, che di solito inizia sul viso prima di diffondersi ad altre parti del corpo, fino a formare delle croste sulla pelle, che una volta seccate cadono.

Secondo i Centers for Disease Control and Prevention, i primi sintomi possono comparire tra cinque e 21 giorni dopo aver contratto l’infezione.

Come si può contrarre il vaiolo delle scimmie?

Le autorità sanitarie hanno spiegato che il vaiolo delle scimmie può essere trasmesso da animali selvatici infetti (a uomo) dopo un morso o se c’è stato un contatto con fluidi corporei (sangue, croste, vesciche, ferite etc.).

Il Ministero della Salute italiano, nel 2021, dopo che un caso di vaiolo era stato registrato negli Stati Uniti, in Texas, in una sua circolare aveva già spiegato che: “Sebbene il vaiolo delle scimmie sia considerato una malattia zoonotica, il serbatoio della fauna selvatica non è stato determinato. Durante un’epidemia di vaiolo delle scimmie nell’uomo nel 2003 negli Stati Uniti, l’esposizione è stata fatta risalire al contatto con cani della prateria da compagnia che erano stati alloggiati insieme a roditori africani infetti da vaiolo delle scimmie, importati dal Ghana. Il contatto con animali selvatici (compresi animali vivi, carne da consumo e altri prodotti), sono fattori noti di rischio nei paesi enzootici. Anche il contatto prolungato con una persona infetta può provocare la trasmissione da persona a persona”.

L’analisi di valutazione del rischio fornita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha chiarito invece che: “Il vaiolo delle scimmie è una zoonosi silvestre con infezioni umane accidentali che di solito si verificano sporadicamente nelle zone boschive dell’Africa centrale e occidentale. È causata dal virus del vaiolo delle scimmie (MPXV) che appartiene alla famiglia degli Orthopoxvirus”. Inoltre: “Il sequenziamento genomico mostra che ci sono due cladi di vaiolo delle scimmie – Bacino del Congo e Africa occidentale – coerenti con le differenze osservate nella patogenicità e mortalità umana nelle due aree geografiche”. Entrambi i cladi possono essere trasmessi per contatto e per esposizione a goccioline.

Vaiolo delle scimmie: raccomandazioni e cure

La cura del vaiolo delle scimmie è una cura basata sui sintomi, con cure di supporto e trattamento delle condizioni e delle complicanze sottostanti. In alcune circostanze, un trattamento antivirale specifico approvato per il vaiolo può essere offerto su base compassionevole o di emergenza.

Chi contrae il virus deve essere isolato durante il periodo infettivo, appena prima e durante lo stadio di eruzione cutanea dell’infezione fino a quando tutte le lesioni non si sono formate e sono cadute. Il tracciamento tempestivo dei contatti, le misure di sorveglianza e la sensibilizzazione sulle malattie emergenti tra gli operatori sanitari sono essenziali per gestire efficacemente le epidemie di vaiolo delle scimmie e prevenire casi secondari.

Gli operatori sanitari che si prendono cura di pazienti con vaiolo delle scimmie sospetto o confermato devono adottare precauzioni standard per il controllo delle infezioni da contatto e da goccioline. Ciò include tutti i lavoratori come gli addetti alle pulizie e il personale di lavanderia che possono essere esposti all’ambiente di cura del paziente, alla biancheria da letto, agli asciugamani o agli effetti personali.

I campioni prelevati da persone e animali con sospetta infezione da virus del vaiolo delle scimmie devono essere gestiti da personale addestrato che lavora in laboratori adeguatamente attrezzati. Sulla base delle informazioni disponibili al momento, l’OMS non raccomanda alcuna restrizione per i viaggi o il commercio con la Nigeria o gli Stati Uniti (rimangono invece confermate le nuove regole Covid per chi parte e arriva in Italia, qui cosa è cambiato con la fine dell’emergenza sanitaria).

Qualunque malattia contratta durante il viaggio o al ritorno deve però essere segnalata a un sanitario, comprese le informazioni su tutti i viaggi recenti e la cronologia delle vaccinazioni. I residenti e i viaggiatori in paesi endemici dovrebbero evitare il contatto con animali malati, morti o vivi che potrebbero ospitare il virus del vaiolo delle scimmie (roditori, marsupiali, primati) e dovrebbero astenersi dal mangiare o maneggiare selvaggina selvatica (carne di bosco). Va sottolineata l’importanza dell’igiene delle mani utilizzando acqua e sapone o disinfettanti a base di alcol.

Epidemia di vaiolo, l’epicentro della malattia e immunità naturale e da vaccino

Dal 2017, in Nigeria si è verificata un’epidemia di vaiolo delle scimmie con 218 casi confermati fino ad oggi. Oltre alla Nigeria, dal 1970 sono stati segnalati focolai anche in altri nove paesi dell’Africa centrale e occidentale. Questi includono:

  • Camerun
  • Repubblica Centrafricana
  • Costa d’Avorio
  • Repubblica Democratica del Congo
  • Gabon
  • Liberia
  • Repubblica del Congo
  • Sierra Leone
  • Sudan.

In alcuni di questi paesi, tra cui il Camerun e la Repubblica Centrafricana, continuano a verificarsi piccoli focolai sporadici. Tuttavia, secondo i dati forniti dal Ministero della Salute, la stragrande maggioranza dei casi continua a essere segnalata nella Repubblica Democratica del Congo, con 2780 casi e 72 decessi (CFR 2,6%) segnalati tra il 1 gennaio e il 31 ottobre 2021.

Sebbene sia stato approvato un nuovo vaccino per la prevenzione del vaiolo delle scimmie e sia stato dimostrato che il vaccino tradizionale contro il vaiolo fornisce protezione, questi vaccini non sono ampiamente disponibili. Si pensa che l’aumento della suscettibilità degli esseri umani al vaiolo delle scimmie sia correlato alla diminuzione dell’immunità dovuta alla cessazione dell’immunizzazione contro il vaiolo. Si presume che il contatto con animali vivi e morti attraverso la caccia e il consumo di selvaggina o l’uso di prodotti di origine animale sia fonte di infezione umana.

Casi più lievi di vaiolo delle scimmie negli adulti potrebbero non essere rilevati, non diagnosticati o non segnalati e rappresentano un rischio di trasmissione da uomo a uomo. È probabile che ci sia poca immunità alle infezioni nelle persone esposte poiché la malattia endemica è geograficamente limitata all’Africa occidentale e centrale e le popolazioni di tutto il mondo di età inferiore ai 40 o 50 anni non beneficiano più della protezione offerta dai precedenti programmi di vaccinazione contro il vaiolo.