Covid, tornano i vaccini: chi deve fare la quinta dose

La repentina diffusione delle nuove varianti preoccupa gli esperti, che invitano a non trascurare la campagna vaccinale: ecco cosa sapere sul terzo richiamo

La recente ondata di ricoveri e contagi che ha investito la Cina ha fatto tornare alla ribalta in Italia il tema del Covid e della campagna di vaccinazione, che nell’ultimo anno ha registrato un significativo rallentamento. Ormai è noto il comportamento imprevedibile dell’ampio spettro di varianti del virus: a preoccupare maggiormente sono oggi le cosiddette Gryphon e Kraken (qui abbiamo parlato della prima, mentre qui della seconda), entrambe appartenenti alla famiglia della famigerata Omicron che ha dominato l’ultima grande ondata sul territorio italiano.

I possibili scenari indicati dagli esperti sono due: il primo è legato al raggiungimento dell’immunità generale della popolazione con un virus da una parte più contagioso ma dall’altra meno aggressivo; il secondo è invece relativo all’emergere di una variante più pericolosa associata alla forma grave della malattia e capace di eludere gli anticorpi. In attesa degli studi definitivi sulle nuove mutazioni, la priorità resta quella di proteggere le fasce di popolazione più fragili con il terzo richiamo, ossia la quinta dose.

La circolare sulla quinta dose

Le indicazioni per il nuovo booster del vaccino contro il Covid sono contenute in un comunicato congiunto del Ministero della Salute, dell’Istituto superiore di Sanità, dell’Agenzia italiana del farmaco e dal Consiglio superiore di Sanità, risalente allo scorso ottobre (ne avevamo parlato qui).

Nel documento viene spiegato che al fine di realizzare un ulteriore consolidamento della protezione nei confronti delle forme gravi dell’infezione e nel rispetto del principio di massima precauzione, si raccomanda a determinate categorie una ulteriore dose di richiamo con i vaccini a mRna bivalente, dunque quelli efficaci anche contro le sottovarianti di Omicron. Ricordiamo che a prescindere dal numero di dosi precedentemente ricevute, Ema e Aifa ne hanno già da tempo autorizzato la somministrazione.

Qui le nuove regole sulla quarantena.

A chi è raccomandato il terzo booster

Nel dettaglio, il terzo booster è raccomandato alle seguenti categorie di persone:

  • soggetti con 80 anni o più;
  • ospiti delle strutture residenziali per anziani;
  • ultrasessantenni con fragilità motivata da patologie concomitanti o preesistenti, che hanno già ricevuto una seconda dose di richiamo con vaccino a mRna non bivalente.

Quando va fatto il nuovo richiamo

Per tutte le categorie a cui è raccomandata la quinta dose del vaccino, prima della nuova somministrazione è necessario che siano trascorsi almeno 120 giorni dall’ultimo richiamo o dall’avvenuto contagio (in questo caso occorre fare riferimento alla data del test risultato positivo). Le istituzioni sanitarie ricordano che tutti i vaccini attualmente utilizzati possono essere concomitanti ad altri vaccini, compresi quelli basati sull’impiego di patogeni vivi attenuati.

L’unica eccezione è data da quello contro il vaiolo delle scimmie, per il quale è necessaria invece una distanza di almeno 28 giorni, ossia quattro settimane. Visto il periodo invernale e la conseguente diffusione dei virus della stagione, l’invito delle autorità ai soggetti più fragili è quello di considerare la possibilità di ricevere anche nella stessa seduta sia la somministrazione anti-Covid che quella anti-influenzale.

Qui abbiamo parlato della nuova emergenza tra Covid e influenza.

Lo studio sulla mortalità tra vaccinati e non vaccinati

A confermare l’importanza della vaccinazione per le categorie più fragili della popolazione è il rapporto esteso su “Sorveglianza, impatto delle infezioni ed efficacia vaccinale” dell’Istituto Superiore di Sanità. Sulla base dei dati raccolti, il tasso di mortalità nei non vaccinati nella fascia d’età compresa fra 60 e 79 anni è triplo rispetto ai vaccinati con tre dosi e quasi sei volte più alto rispetto ai vaccinati con la quarta dose da meno di 120 giorni.

Per quanto riguarda invece gli over 80, il tasso di mortalità emerso è quasi sei volte più alto rispetto ai vaccinati con tre dosi e rispettivamente quasi undici volte e quasi cinque volte più alto rispetto ai vaccinati con tre dosi da meno di 120 giorni e da oltre 120 giorni.