Sciopero sanità privata 17 aprile, a rischio le visite: i motivi della protesta

Mobilitazione nazionale e manifestazione a Roma contro il blocco dei contratti e il dumping. A rischio visite ed esami in tutta Italia

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

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Venerdì 17 aprile 2026 è stato indetto lo sciopero nazionale della sanità privata. I sindacati Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl denunciano il blocco dei rinnovi contrattuali in un settore cruciale per la salute dei cittadini. La mobilitazione coinvolgerà circa 300.000 professionisti, tra medici, infermieri e OSS, pronti a incrociare le braccia per rivendicare tutele adeguate. Oltre allo sciopero è prevista anche una grande manifestazione in Piazza Santi Apostoli a Roma, dalle ore 9:00 alle 13:00.

La richiesta è quella di salari dignitosi e del rispetto dei diritti umani e lavorativi in un comparto che genera utili record, ma che non investe nel capitale umano. Per i sindacati i numeri sono insostenibili: un infermiere del settore privato guadagna oggi mediamente 500 euro in meno al mese rispetto a un collega impiegato nelle strutture pubbliche. La protesta non riguarda solo l’aspetto economico, ma anche la dignità di un settore sotto pressione, denunciando apertamente il fenomeno del dumping contrattuale.

Sciopero della sanità privata il 17 aprile

Tra i settori che scendono in piazza con richieste di rinnovo dei contratti, aumento degli stipendi e dignità del lavoro c’è quello della sanità privata. L’Italia si ferma per lo sciopero nazionale della sanità privata il 17 aprile 2026. I sindacati di categoria hanno chiamato alla mobilitazione circa 300.000 professionisti tra medici, infermieri e OSS del comparto.

A rischio i servizi gestiti dai privati, dalle visite specialistiche agli esami diagnostici. La mobilitazione avrà il suo fulcro in Piazza Santi Apostoli a Roma. Qui, i sindacati e i lavoratori del settore chiederanno il pieno rispetto dei diritti umani e lavorativi in un ambito fondamentale per la tenuta del sistema sanitario nazionale.

La protesta in piazza inizierà alle ore 9:00 e si concluderà alle ore 13:00, con interventi dei rappresentanti nazionali.

Utili record ma stipendi fermi

La mobilitazione poggia su numeri che i sindacati definiscono “insostenibili”. Sebbene le associazioni datoriali lamentino penalizzazioni nel rapporto con il pubblico, i bilanci raccontano una realtà diversa. Nel 2023 il giro d’affari netto del comparto ha toccato i 12,02 miliardi di euro, segnando un incremento del +15,5% rispetto al 2019.

Poi c’è il dato degli utili netti, raddoppiati in un solo anno fino a raggiungere 449 milioni di euro. Una solidità finanziaria che, secondo i sindacati, non si traduce in una ridistribuzione verso i dipendenti. Un caso emblematico è quello dello stipendio di un infermiere, che percepisce mediamente 500 euro in meno al mese rispetto a un collega del pubblico, come si legge nelle note sindacali.

La Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche è intervenuta sul punto sottolineando che non possono esistere infermieri di serie A e di serie B. La protesta riguarda poi la dignità stessa del settore, che opera costantemente in condizioni di forte pressione psicofisica.

Contratti da rinnovare

I sindacati denunciano un sistema in cui il rischio d’impresa è ridotto al minimo grazie ai finanziamenti pubblici, a fronte di contratti collettivi scaduti ormai da troppo tempo.

Alcuni esempi critici:

  • sanità privata: contratto fermo da otto anni;
  • RSA e centri di riabilitazione: blocco dei rinnovi da ben 14 anni.

C’è poi il grave problema del dumping contrattuale, ovvero l’utilizzo di accordi sottoscritti da sigle non rappresentative che abbassano tutele e stipendi. I sindacati parlano di emergenza sociale, poiché peggiorano le condizioni di vita di lavoratori che non riescono più a far fronte all’aumento del costo della vita.

Cosa chiedono i sindacati?

Per queste ragioni, le organizzazioni propongono una revisione profonda del sistema di accreditamento. Viene richiesta una riforma strutturale che vincoli l’erogazione di fondi pubblici al rispetto rigoroso dei diritti dei lavoratori.

La proposta si articola in questi punti:

  • criteri di accreditamento stringenti, cioè legare i finanziamenti regionali all’obbligo di rinnovare i contratti con le stesse tempistiche del comparto pubblico;
  • controlli e ispezioni, quindi aumentare le verifiche nei luoghi di lavoro per assicurare il rispetto degli standard operativi e la sicurezza del personale;
  • stop ai contratti “pirata”, per esempio con l’eliminazione degli accordi sottoscritti da organizzazioni prive di reale rappresentatività che danneggiano la concorrenza leale;
  • parità retributiva, quindi colmare definitivamente il gap di 500 euro che penalizza i 65.000 infermieri impiegati nel privato.